Con i suoi circa 250 abitanti, il borgo di Tinnura, in Sardegna, scompiglia le certezze del viaggiatore abituato alle coste cristalline. Situato nella subregione storica della Planargia, svetta a 328 metri sul livello del mare su un altopiano di basalto scuro che domina la vallata fertile di Modolo ma, soprattutto, è un posto in cui i muri parlano.
Negli ultimi decenni, infatti, Tinnura viene spesso definita paese-museo perché le facciate delle sue casette sono tele che raccontano vendemmie, intrecci di fibre vegetali, processioni, giochi infantili e riti agricoli della regione. Ma non solo, in quanto nelle piazze compaiono pure sculture in pietra e installazioni contemporanee firmate da artisti sardi per completare il quadro.
In sostanza, questo nucleo antico è un palcoscenico urbano dedicato all’arte visiva, presso cui si percepisce immediatamente un senso di cura collettiva, un orgoglio profondo per la propria identità che viene esibita con eleganza attraverso le immagini.
Indice
Cosa vedere a Tinnura
C’è una sorta di cortocircuito: se è vero che il centro storico è piccolo e quindi esplorabile in poco tempo, è altrettanto reale che dal punto di vista narrativo ce ne vuole di più, insieme a un po’ di attenzione. L’abitato si sviluppa lungo l’asse della strada principale, ma sono i vicoli laterali a custodire i tesori più preziosi.
I murales del centro storico
Il percorso tra i dipinti sulle facciate del centro storico rappresenta il cuore visivo di questo paesino della Sardegna. Le opere raffigurano scene di vita contadina, donne sedute a intrecciare cestini, uomini nei campi, feste patronali, animali domestici e scorci della Planargia. A colpire sono anche i colori, che risultano intensi, vivaci, alla volte terrosi e in particolare in armonia con il paesaggio agricolo della zona.

Tra le firme presenti compaiono artisti sardi come Simplicio Derosas e Pinuccio Sciola, affiancati da altri autori che hanno contribuito a trasformare il villaggio una galleria diffusa. Le pitture dialogano con porte in legno, balconi in ferro battuto e cornici in pietra.
La parrocchiale di Sant’Anna
Molto interessante è anche la chiesa seicentesca dedicata a Sant’Anna: si presenta con un campanile elegante con bande in mattoni rossi che contrastano con l’intonaco chiaro. La facciata è lineare e impreziosita da un portale sobrio.
La festa patronale si celebra a fine luglio con riti religiosi e momenti civili che coinvolgono l’intera comunità. A inizio settembre, invece, vanno in scena i festeggiamenti per la Beata Vergine del Rimedio, altra ricorrenza piuttosto sentita.
Funtana ‘e giosso (e non solo)
Il paese è impreziosito da alcune fontane storiche, tra cui merita una menzione d’onore la Funtana ‘e giosso che si caratterizza per avere un ingresso architravato e una piccola cupola intonacata.
In passato rappresentava un punto fondamentale per la vita quotidiana e per la lavorazione dell’asfodelo. Avvicinarsi a questa struttura significa comprendere quanto l’acqua abbia inciso sulle pratiche artigiane del borgo. Vi consigliamo di fare un salto anche alla Fontana dello Zodiaco, opera scultorea moderna che raffigura i 12 simboli astrologici modellati in pietra locale.
Il Nuraghe Tres Bias (o Trobia)
Nel territorio comunale resiste allo scorrere del tempo il complesso nuragico di Nuraghe Tres Bias, databile all’età del Bronzo. Si tratta di una struttura articolata e posta in posizione dominante che in passato controllava l’area. Dal sito si percepisce la strategia insediativa antica, legata al controllo delle vie interne e delle risorse agricole.
La tomba dei giganti Su Crastu Covocaddu
Poco distante, ecco comparire un altro dei mi grandi misteri sardi: la tomba dei giganti di Su Crastu Covocaddu, che è tra le più imponenti dell’isola. Composta da un corridoio sepolcrale coperto e da una grande stele frontale, attorno a essa sono stati rinvenuti reperti della seconda metà del II secolo a.C., segno di frequentazioni anche in età romana. La monumentalità dell’insieme colpisce per proporzioni e per la precisione dell’apparecchiatura lapidea.
Cosa fare a Tinnura
Tinnura è uno di quei posti che invita a partecipare a esperienze attive che collegano visitatori con usanze locali e ambiente circostante. Le attività, infatti, sono principalmente legate al territorio e alle relazioni.
- Osservare le artigiane all’opera: basta entrare in un laboratorio domestico e seguire con lo sguardo il movimento delle mani che intrecciano asfodelo e giunco. I gesti sono rapidi, misurati e frutto di apprendimento familiare. Contemporanemante, il profumo delle fibre vegetali accompagna la conversazione.
- Degustare la Malvasia di Bosa: sedersi in una piccola cantina della zona e assaggiare un calice di Malvasia di Bosa è una di quelle esperienze che occorre fare per forza. Il colore ambrato, le note di mandorla e miele e la persistenza aromatica raccontano il legame tra suolo vulcanico e vitigno.
- Partecipare alle feste patronali: vivere la celebrazione di fine luglio per Sant’Anna vuol dire assistere a processioni, canti e momenti conviviali che rinsaldano la coesione sociale.
- Percorrere la linea del Trenino Verde: la storica tratta Macomer-Bosa è oggi utilizzata a fini turistici dall’ARST con il servizio noto come Trenino Verde. Il viaggio attraversa colline coltivate e piccoli centri, regalando una prospettiva diversa sulla Planargia.
Come arrivare
Il borgo di Tinnura fa parte della provincia di Oristano e per arrivare in auto si percorre la strada statale 292 che collega Bosa a Cuglieri e attraversa il paese in continuità con Flussio. Da Oristano si segue la SS131 fino allo svincolo per Macomer, poi la SS129bis in direzione Bosa e infine la 292.
Nel periodo estivo è possibile utilizzare il Trenino Verde sulla linea Macomer-Bosa, con fermata nei pressi del paesino. Le corse seguono un calendario stagionale.
Tinnura richiede poche ore per una visita essenziale, molto di più per essere compresa davvero. È un luogo che parla piano e con coerenza. Chi ascolta porta via colori, pietra vulcanica sotto le suole, profumo di mosto e fibre vegetali tra le dita.