Skutustadagigar, dove la lava incontrò l’acqua: qui nacquero crateri che sembrano arrivare dalla Luna

C’è un pezzo di Marte nel cuore dell'Islanda: sono gli pseudocrateri di Skutustadagigar, l'illusione ottica di una terra che esplode tra i riflessi del Mývatn

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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C’è un’isola dove la Terra possiede una voce profonda, un brontolio sotterraneo che modella il panorama costantemente secondo logiche aliene alla nostra quotidianità. Parliamo dell’Islanda, Paese in cui la zona nord cela una serie di rilievi perfetti, semicerchi verdi che interrompono l’azzurro gelido delle acque. Siamo a Skutustadagigar (Skútustaðagígar in lingua locale), un complesso di formazioni geologiche (quasi) uniche al mondo per estensione e conservazione.

Il termine stesso racchiude l’anima del luogo (e porta pure “all’inganno”): “gígar” significa crateri, mentre Skútustaðir identifica la storica fattoria che da secoli presidia questo lembo di tundra. Il viaggiatore che raggiunge quest’area piuttosto remota (ma magnifica) osserva un terreno che appare traforato, simile a una spugna naturale rivestita di muschio resiliente.

Una morfologia che suggerisce esplosioni violente, ma che in realtà svela un altro tipo di processo. Da queste parti, infatti, il magma non è mai risalito in superficie attraverso un condotto centrale. Non a caso, quest’area è una delle mete più affascinanti dell’intero itinerario islandese, un punto di rottura tra la geologia distruttiva e la rinascita biologica. Vi basti pensare che il territorio in cui si trova è stato scelto come campo di addestramento da Neil Armstrong in preparazione alla missione di Apollo 11.

Formazione e geologia

Ma come è nato questo paesaggio che sembra veramente extraterrestre, soprattutto quando le nubi scorrono veloci e la luce radente scolpisce le creste? Per capirlo occorre fare un salto temporale di circa 2.300 anni, periodo durante il quale una massiccia colata lavica originata dal sistema vulcanico del Krafla si riversò verso valle, invadendo le zone umide e le paludi che allora caratterizzavano il bacino del Mývatn.

Pseudocrateri di Skutustadagigar
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Gli incredibili pseudocrateri di Skutustadagigar

La dinamica fu violentissima, e fece sì che la roccia incandescente, avanzando su terreni saturi di umidità, incontrasse l’acqua intrappolata nel suolo e nelle pozze superficiali. Il calore intenso convertì quel liquido in vapore denso, che si accumulava sotto la crosta in via di raffreddamento. Contemporaneamente la pressione, priva di vie di fuga, crebbe fino a provocare esplosioni freatomagmatiche. Il materiale frammentato ricadde attorno ai punti di scoppio creando anelli di scoria.

La scienza definisce queste strutture pseudocrateri, proprio perché a differenza dei vulcani tradizionali essi mancano di un condotto magmatico collegato direttamente alle viscere del pianeta. La loro nascita, quindi, si deve “semplicemente” a un processo superficiale generato dall’incontro tra lava e acqua.

Oggi hanno dei diametri che variano da pochi metri fino a circa 50, alcuni con crateri ben definiti, altri che sembrano più depressioni morbide. Con il passare dei secoli, l’erosione e la colonizzazione vegetale hanno ammorbidito le superfici. Delle strutture assolutamente straordinarie, tanto da risultare rare a livello globale: studi comparativi hanno messo in relazione questi pseudocrateri d’Islanda con morfologie individuate su Marte, ipotizzando processi analoghi legati al contatto tra lava e ghiaccio.

Come visitare Skutustadagigar

Abbiamo un’ottimissima notizia: Skutustadagigar è accessibile con non troppa difficoltà (quasi nulla). A disposizione dei visitatori, infatti, c’è un accesso semplice e senza dislivelli impegnativi (ma anche altri più avventurosi). Dal parcheggio partono sentieri segnalati con passerelle in legno nei tratti più umidi, ma occhio alle indicazioni, perché occorre restare sui percorsi per preservare il fragile manto erboso.

Anello breve tra i coni principali

Il tracciato più corto misura circa 1,5 chilometri, quindi fattibile in meno di un’ora. Questa via agevole permette di salire sulle sommità di alcuni pseudocrateri più piccoli, regalando una prospettiva immediata sulla struttura a cono rovesciato. Dalla cima delle colline la vista spazia sulle acque del lago, spesso punteggiate da migliaia di anatre.

Il Mývatn è infatti celebre per la biodiversità ornitologica; le cavità protette dei crateri spesso forniscono rifugi naturali perfetti contro le raffiche di vento. La pendenza è moderata, rendendo l’esperienza accessibile a chiunque desideri un primo assaggio della potenza geologica locale.

Percorso esteso attorno allo stagno Stakhólstjörn

Per chi ha a disposizione più tempo, c’è l’opportunità di intraprendere un circuito di più o meno 4 chilometri che include lo stagno Stakhólstjörn. Un itinerario che circonda i crateri di maggiori dimensioni, tramite cui ammirare le variazioni cromatiche della roccia basaltica che affiora tra i prati.

La prima cosa che si nota è che l’atmosfera cambia completamente. Canne palustri e specchi d’acqua attirano anatre di varie specie, come quella arlecchino e la moretta di Barrow, rarità europea. Binocolo alla mano, l’osservazione diventa parte integrante dell’esperienza.

Durante l’estate i moscerini possono risultare insistenti (ma sono utili, perché morendo in massa fertilizzano il suolo con materia organica). Per questo è consigliato un copricapo con retina, visto che aiuta a mantenere la concentrazione sul paesaggio. In inverno, invece, la neve trasforma i coni in cupole bianche su fondo nero di lava, dando vita a contrasti grafici sorprendenti (attenzione però, perché in questa stagione le ore di luce si riducono drasticamente).

Dove si trova Skutustadagigar e come arrivare

Situata nel cuore della regione del Norðurland eystra, la zona di Skútustaðagígar rappresenta una tappa fondamentale lungo la Ring Road, l’arteria stradale numero uno che circumnaviga la Terra del ghiaccio e del fuoco. Il punto di riferimento principale è la cittadina di Akureyri, la capitale del nord, situata a circa 100 chilometri di distanza.

Partendo da Akureyri, si procede verso est superando il fiordo di Eyjafjörður e attraversando l’altopiano di Vaðlaheiði. La strada si snoda tra montagne maestose e valli glaciali fino a raggiungere lo svincolo per il lago Mývatn. Per arrivare esattamente agli pseudocrateri bisogna abbandonare la Ring Road seguendo le indicazioni per la strada 848, che costeggia il perimetro meridionale dello specchio d’acqua.

L’area è ben segnalata e dispone di un ampio parcheggio gratuito situato proprio di fronte all’hotel e alla stazione di servizio di Skútustaðir. Chi viaggia in senso orario lungo l’isola troverà il sito subito dopo aver lasciato il villaggio di Reykjahlíð. La posizione geografica rende il posto ideale anche per chi sceglie di pernottare nella zona, data la vicinanza ad altre meraviglie come i castelli di lava di Dimmuborgir o le pozze bollenti di Hverir.

Durante i mesi invernali, sono obbligatori pneumatici chiodati e una guida prudente a causa del ghiaccio vivo che spesso ricopre l’asfalto della statale 848.