Cosa sono e a cosa servivano queste capanne di pietra

Queste costruzioni sono disseminate sul territorio montuoso abruzzese. Vi raccontiamo qual è la loro origine

Storia, architettura spontanea e design naturale, ecco le tre caratteristiche dello straordinario universo delle capanne e dei complessi pastorali in pietra a secco in Abruzzo.

Questi cumuli di massi, rappresentano un pezzo importante di storia, legata alla vita dell’uomo sulla montagna e in generale alle attività di pastorizia.

Tutto è nato dall’azione millenaria e meticolosa delle comunità locali nel spostare le pietre dai campi da coltivare. Grazie alle mani di contadini e pastori, vennero eretti attorno alle proprietà dei muri a secco.

A volte si trattava di piccole proprietà, altre volte di arcaiche architetture a tholos, ispirate chiaramente alle tradizionali costruzioni pugliesi.

Cosa sono e a cosa servivano queste capanne di pietra

Capanne di pietra disseminate disseminate sul territorio montuoso abruzzese – Fonte iStock/ph robypangy

Gli accumuli di massi, venivano utilizzati anche per racchiudere e proteggere le acque sorgive. Considerate un vero e proprio dono della natura, le sorgenti venivano tutelate con rispetto quasi religioso.

Considerata inizialmente un ostacolo dai pastori e contadini, ben presto la pietra divenne una vera e propria compagna nella quotidianità delle popolazioni locali. Uno strumento, espressione di civiltà, utile al riparo e alla protezione

La montagna abruzzese è disseminata di queste strutture. Non è un caso infatti che sia stato istituito il sentiero delle capanne in pietra.

Si tratta di un itinerario che interessa i territori di Serramonacesca, Lettomanoppello, Roccamorice, Abbateggio e Caramanico Terme, ed è stato pensato per permettere di visitare la gran parte dei principali complessi agro-pastorali in pietra a secco del versante settentrionale della Majella.

Una rete di percorsi dello sviluppati complessivamente su circa 27 km che consentono la visita di buona parte delle capanne in pietra più interessanti sia per complessità che per stato di conservazione.

Il maggior numero di tholos in pietra però è disseminato nei comuni di Abbateggio. È proprio qui infatti, a Valle Giumentina, che sorge l’Ecomuseo del Paleolitico nato dall’esigenza della comunità locale di conoscere se stessa e la sua storia attraverso le testimonianze della cultura materiale a partire proprio queste strutture in pietra e dall’affascinante e secolare rapporto tra uomo e ambiente.

Altre località in cui è possibile facilmente rinvenire costruzioni di questa tipologia sono Decontra a Caramanico, La Valletta – Passolanciano tra Pretoro e Pennapiedimonte, Colle Malvarano e Passo S. Leonardo a Pacentro, Monte Manicola e Colle del Vescovo a L’Aquila, Montagna dei Fiori tra Civitella del Tronto e Valle Castellana.

Cosa sono e a cosa servivano queste capanne di pietra

Veduta Tholos notturna – Fonte iStock/PH Maurizio Lanini

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Cosa sono e a cosa servivano queste capanne di pietra