Tra le colline fresche dell’isola di Bali, a circa 600 metri sopra il livello del mare, si nasconde un villaggio che sembra progettato più da una visione spirituale che da una necessità abitativa. Il suo nome è Penglipuran ed è spesso accarezzato da una brezza pimpante proveniente dai rilievi vulcanici vicini, tra cui il massiccio del Monte Batur. Si compone di una sola strada in pietra che conduce lo sguardo e il passo verso il tempio principale. Ai lati, una sequenza impeccabile di ingressi identici svela cortili familiari racchiusi da muri in terra e pietra.
Fondata nel XIV secolo durante il regno di Bangli, Penglipuran conserva ancora un impianto urbanistico originale, rimasto quasi intatto per oltre 7 secoli. Una coerenza che lo ha portato a essere riconosciuto come uno dei migliori villaggi turistici sostenibili al mondo (è infatti considerato uno dei più puliti). Il nome stesso suggerisce due anime: alcuni abitanti parlano di memoria degli antenati, altri evocano una sensazione di pace profonda. Entrambe le interpretazioni trovano conferma non appena si varca l’ingresso.
Ciò che colpisce subito è l’ordine. Case, strade, templi e persino il silenzio sembrano seguire una logica condivisa. Questa struttura riflette il principio balinese del Tri Mandala, una divisione dello spazio che distingue aree sacre, zone abitative e aree dedicate alle attività quotidiane. Pure le regole sociali contribuiscono a questo equilibrio: le norme locali, chiamate awig-awig, stabiliscono comportamenti precisi come il divieto di poligamia, la regolazione dell’uso delle risorse naturali e, contemporaneamente, impongono una coerenza architettonica rigorosa.
Dietro il villaggio, tra le altre cose, si estende una vasta foresta di bambù considerata sacra. Oltre a fornire materiali per costruzioni e oggetti quotidiani, rappresenta una protezione naturale per le risorse idriche. Tagliare una pianta (come è possibile intuire) richiede autorizzazioni specifiche e viene concesso solo per necessità legate a rituali o architettura tradizionale.
Indice
Cosa vedere a Penglipuran
Passeggiando lungo la via maestra di questo borgo dell’Indonesia si scopre che la bellezza risiede nei dettagli minuscoli delle facciate e nei sorrisi discreti degli abitanti che lavorano sull’uscio delle loro case.

Le porte angkul-angkul e la strada centrale
L’asse principale del villaggio offre una prospettiva quasi ipnotica. File perfettamente allineate di portali in pietra e legno intagliato segnano l’ingresso alle abitazioni. Ogni struttura segue proporzioni identiche, un’uniformità che trasmette una sensazione rara di equilibrio visivo.
Dietro ogni porta si apre un cortile familiare composto da piccoli padiglioni. Cucine tradizionali con fuochi a legna, spazi per le cerimonie e ambienti domestici convivono all’interno di mura che custodiscono la vita quotidiana.
Il tempio Pura Desa
Situato nella parte più alta del villaggio, Pura Desa rappresenta il centro spirituale della comunità. La posizione elevata riflette il legame con il divino e proprio qui si svolgono le principali cerimonie religiose, spesso accompagnate da musica gamelan e danze rituali.
Durante le festività, come Galungan e Kuningan, l’atmosfera si trasforma completamente. Decorazioni in bambù e offerte colorate riempiono lo spazio, mettendo in scena un contrasto potente tra ordine architettonico e vitalità rituale.
La foresta sacra di bambù
Alle spalle del tempio si apre un paesaggio completamente diverso fatto di alte canne di bambù che filtrano la luce e danno vita a giochi di ombre e riflessi. Il terreno si copre di foglie secche, mentre il suono muta e diventa ovattato.
Si tratta di un’area che copre circa il 40% del territorio. Insieme alla funzione ecologica, custodisce un valore simbolico legato alle origini della comunità: si percepisce un legame diretto con il passato.
Il cimitero e la zona inferiore
Nella parte più bassa c’è l’area dedicata alla morte, quindi è proprio da queste parti che prende forma il ciclo finale della vita secondo la tradizione locale. Il terreno accoglie i corpi, lasciando che sia il tempo a decomporli naturalmente.
La presenza di questo spazio completa la lettura simbolica del villaggio: dall’alto sacro alla base terrena, l’intero insediamento diventa una rappresentazione concreta della visione cosmica balinese.
Cosa fare a Penglipuran
Una visita a questo antico centro di Bali consente di usufruire di esperienze semplici ma profonde, la maggior parte legata alla quotidianità e al contatto diretto con la comunità:
- Entrare in una casa tradizionale dopo un invito spontaneo: un’attività decisamente intima, ma grazie a cui osservare da vicino la vita familiare. Oggetti, altari domestici e utensili narrano storie senza bisogno di parole;
- Assaggiare il loloh cemcem: una bevanda erbacea dal sapore insolito che apre una finestra sulla cultura alimentare locale;
- Fermarsi a parlare con un abitante: spesso porta a conversazioni inattese su rituali, credenze e abitudini tramandate da generazioni;
- Fotografare la prospettiva della strada centrale nelle prime ore del mattino: si riesce a imprimere immagini pulite, al punto da sembrare irreali;
- Esplorare la foresta di bambù: se fatto nelle ore più tranquille consente di cogliere dettagli sonori e visivi che altrove passano inosservati;
- Acquistare piccoli oggetti artigianali: tutti realizzati con materiali naturali, un’attività che sostiene direttamente le famiglie del villaggio.
Dove si trova e come arrivare
Penglipuran si trova nella regione di Bangli, nella parte orientale di Bali, a una distanza dall’aeroporto internazionale Ngurah Rai che supera i 60 chilometri. Il tragitto richiede circa un’ora e mezza o due, a seconda del traffico, ma si effettua su strade panoramiche che attraversano risaie, villaggi e zone collinari: una sorta di anteprima del paesaggio balinese meno turistico.
La soluzione più pratica è un’auto privata con autista locale, una scelta che concede di avere maggiore flessibilità e la possibilità di fermarsi lungo il percorso. Alcuni viaggiatori optano per scooter, anche se il traffico e le distanze richiedono una certa esperienza. All’ingresso del villaggio è previsto un biglietto, i cui proventi sono destinati direttamente alla comunità per la conservazione del luogo e delle tradizioni.
Infine sappiate che arrivare presto al mattino cambia completamente l’esperienza: luce morbida, pochi visitatori e un ritmo ancora autentico aiutano a cogliere davvero l’essenza di Penglipuran, lontano da qualsiasi idea di attrazione turistica costruita.