Perché gli assistenti di volo fanno sempre il briefing di sicurezza? La storia che pochi conoscono

Il ritrovamento del Clipper Endeavor offre l'occasione per ripercorrere la storia del briefing di sicurezza, una procedura che ad oggi è diventata elemento fondamentale di ogni volo.

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Alessandra Montuori

content writer & storyteller

Appassionata di aerei e viaggi, parla 4 lingue ma i dialetti italiani restano i suoi preferiti. Racconta il mondo dall’alto e da vicino.

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Il recente ritrovamento del relitto del Clipper Endeavor, l’aereo della Pan American World Airways precipitato al largo di Porto Rico nel 1952 e rimasto nascosto per ben 74 anni, ha riportato alla luce una vicenda che ha lasciato un segno profondo nella storia dell’aviazione civile. La scoperta è il risultato di un’indagine durata anni, guidata dalla Air/Sea Heritage Foundation (ASHF) in collaborazione con Deep Sea Vision (DSV), società del gruppo Eco Minerals, e con il programma Expedition Unknown di Discovery Channel. Grazie all’utilizzo di sofisticate tecnologie di esplorazione subacquea, il relitto è stato localizzato a circa 600 metri di profondità, al largo della costa settentrionale di Porto Rico.

Ma il valore della scoperta non è soltanto storico: il caso del Clipper Endeavor contribuì infatti a cambiare il modo in cui vengono preparati i passeggeri prima di un volo, accelerando l’evoluzione delle procedure di sicurezza che oggi accompagnano ogni decollo. Quelle istruzioni che molti ascoltano distrattamente (o, nel peggiore dei casi, ignorano del tutto) sono il risultato di decenni di studi, inchieste e miglioramenti continui.

Perché esiste il briefing di sicurezza prima del decollo?

All’inizio degli anni Cinquanta il trasporto aereo commerciale stava crescendo rapidamente, ma molte procedure di sicurezza erano ancora poco standardizzate. Quando il Clipper Endeavor ammarò d’emergenza poco dopo il decollo da San Juan, emerse chiaramente quanto i passeggeri fossero impreparati ad affrontare una situazione critica. Secondo quanto ricostruito nel comunicato che accompagna il ritrovamento del relitto, a bordo non era stato effettuato alcun briefing di sicurezza, esistevano importanti barriere linguistiche e mancava una procedura coordinata di evacuazione. L’aereo affondò in meno di tre minuti e l’inchiesta successiva spinse il Civil Aeronautics Board (predecessore dell’attuale Federal Aviation Administration) ad avviare una profonda revisione delle norme di sicurezza, introducendo tra le principali novità l’obbligo della dimostrazione delle procedure di emergenza prima del decollo.

È importante precisare che alcune compagnie fornivano già istruzioni ai passeggeri prima del volo, spesso attraverso brevi spiegazioni o cartoncini illustrati. Tuttavia, il caso del Clipper Endeavor rappresentò uno dei principali punti di svolta verso la standardizzazione del briefing di sicurezza, trasformandolo progressivamente in una procedura obbligatoria e uniforme. Negli anni successivi la FAA definì regole sempre più dettagliate sulle informazioni da fornire ai passeggeri, mentre in Europa disposizioni analoghe sono oggi previste dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA). L’obiettivo è chiaro: fare in modo che, in caso di emergenza, ogni passeggero sappia già come comportarsi senza dover improvvisare.

Le statistiche e le indagini sugli incidenti dimostrano infatti che, durante un’emergenza, il tempo disponibile per evacuare un aeromobile può essere estremamente limitato. Conoscere in anticipo dove si trova l’uscita più vicina o come utilizzare un giubbotto salvagente può contribuire a ridurre il panico e rendere l’evacuazione molto più rapida.

Cosa comprende oggi il briefing di sicurezza

Anche se ogni compagnia può personalizzare il proprio stile comunicativo, il contenuto del briefing è regolato da precise norme internazionali. Prima del decollo vengono illustrate le principali procedure di sicurezza, tra cui:

  • il corretto utilizzo della cintura di sicurezza;
  • l’individuazione delle uscite di emergenza, ricordando che quella più vicina potrebbe trovarsi anche dietro il proprio sedile;
  • il percorso luminoso da seguire in caso di evacuazione;
  • il funzionamento delle maschere per l’ossigeno in caso di depressurizzazione della cabina;
  • l’utilizzo del giubbotto salvagente sui voli che sorvolano specchi d’acqua;
  • il divieto di fumare e le indicazioni sui dispositivi elettronici;
  • la consultazione della safety card presente nella tasca del sedile.

FAA ed EASA raccomandano inoltre di seguire sempre il briefing, anche se si vola frequentemente. Aeromobili diversi possono avere una disposizione differente delle uscite di emergenza, delle attrezzature di sicurezza e delle procedure operative. Particolare attenzione viene dedicata anche ai passeggeri seduti nelle file in corrispondenza delle uscite di emergenza, infatti, prima della partenza il personale verifica che siano disposti e in grado di collaborare con l’equipaggio durante un’eventuale evacuazione.

Molti esperti di fattori umani sottolineano inoltre come, in condizioni di forte stress, le persone tendano istintivamente a dirigersi verso l’uscita dalla quale sono entrate, ignorando percorsi alternativi spesso più vicini. È anche per questo motivo che gli assistenti di volo invitano sempre a individuare l’uscita più vicina prima del decollo.

Perché tante compagnie trasformano il briefing in uno spettacolo

Esiste però un grave problema che accomuna praticamente tutte le compagnie aeree: pochi passeggeri prestano davvero attenzione al briefing. Secondo alcuni studi sul comportamento dei viaggiatori, molti continuano a leggere, utilizzare il telefono o parlare con il vicino di posto mentre vengono illustrate le procedure di sicurezza. Per questo motivo, negli ultimi vent’anni, numerose compagnie hanno deciso di trasformare un obbligo normativo in un contenuto capace di incuriosire e coinvolgere.

Tra gli esempi più celebri c’è Air New Zealand, che ha conquistato milioni di visualizzazioni con i suoi briefing ispirati a Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Girati tra gli spettacolari paesaggi neozelandesi, hanno coinvolto attori della saga e trasformato il video di sicurezza in uno strumento di promozione turistica. Nel corso degli anni la compagnia ha realizzato anche versioni con gli All Blacks, Bear Grylls e numerosi altri personaggi famosi.

Anche Virgin America ha fatto scuola con il suo celebre safety video in stile musical. Coreografie, canzoni e ballerini hanno trasformato le tradizionali istruzioni in uno spettacolo capace di diventare virale sul web, dimostrando che un messaggio di sicurezza può essere molto più efficace se riesce a catturare l’attenzione.

Un approccio completamente diverso è quello scelto da Singapore Airlines, che punta su immagini eleganti e cinematografiche. Infatti, i suoi briefing accompagnano i passeggeri in un viaggio tra i luoghi simbolo della città-Stato, fondendo storytelling, identità del marchio e informazioni di sicurezza.

Anche Turkish Airlines ha sperimentato format originali, coinvolgendo personaggi noti e utilizzando animazioni pensate per mantenere alta l’attenzione durante tutta la dimostrazione.

Negli Stati Uniti, invece, Delta Air Lines ha costruito una vera tradizione di safety video ricchi di citazioni alla cultura pop, piccoli dettagli ironici e oggetti curiosi nascosti tra una scena e l’altra, invitando i passeggeri a guardare il video fino alla fine.

Dietro queste produzioni non c’è soltanto marketing. Numerose ricerche sulla comunicazione del rischio dimostrano infatti che un messaggio originale, sorprendente o divertente viene ricordato più facilmente rispetto a una semplice spiegazione tecnica. In altre parole, se il passeggero presta davvero attenzione al briefing, aumenta la probabilità che ricordi le informazioni essenziali proprio nel momento in cui potrebbero servire.

Oggi, a oltre settant’anni dal Clipper Endeavor, quei pochi minuti prima del decollo rappresentano una delle procedure più importanti dell’aviazione moderna. Il ritrovamento del relitto, reso possibile dal lavoro della Air/Sea Heritage Foundation insieme a Deep Sea Vision e a Expedition Unknown, non restituisce soltanto un importante tassello della storia dell’aviazione, ma ricorda anche che, in alcune situazioni, vale la pena mettere via il telefono e ascoltare davvero.