Il silenzio del deserto possiede una frequenza specifica, quella del vento che solleva granelli di sabbia dorata mentre il sole emerge dalle creste rocciose. E in particolare questo si avverte nella Penisola del Sinai, un triangolo di terra arida che congiunge Africa e Asia, circondata da un mare di roccia magmatica dalle sfumature ocra e violacee. Proprio qui, tra montagne severe, appare all’improvviso il Monastero di Santa Caterina, in quello che è uno spazio che risulta piuttosto distante dall’idea classica d’Egitto fatta di fiumi e templi monumentali.
Ci troviamo ai piedi del Monte Sinai, la montagna sacra che la tradizione indica quale luogo della consegna dei Dieci Comandamenti, un posto che rappresenta un crocevia di fedi, con radici che affondano in tradizioni ebraiche, cristiane e islamiche: vi sono custodite reliquie che legano il passato al presente.
Indice
Breve storia del Monastero di Santa Caterina del Sinai
L’origine del Monastero di Santa Caterina risale al VI secolo, quando l’imperatore bizantino Giustiniano Primo ne ordinò la costruzione tra il 548 e il 565, inglobando la Cappella del Roveto Ardente eretta dall’imperatrice Elena, madre di Costantino. Il suo nome originale era Trasfigurazione, un riferimento diretto al grande mosaico absidale realizzato nello stesso periodo.
Solo più tardi, nel IX secolo, il complesso venne dedicato a Caterina di Alessandria, giovane martire venerata per sapienza e fermezza spirituale. Il suo corpo, infatti, venne individuato da dei monaci proprio lì, sulla vetta del monte più alto della catena circostante, traslato miracolosamente da un gruppo di angeli.
Durante l’espansione islamica, il monastero ottenne protezione grazie a un documento attribuito a Maometto, gesto decisivo per la continuità della comunità monastica. Nei secoli successivi, il complesso attraversò dominazioni arabe, fatimidi e ottomane, mantenendo però una posizione unica di rispetto interreligioso.
Nel 2002, l’Unesco lo ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità per il suo valore legato a giudaismo, cristianesimo e islam e oggi i monaci greci ortodossi mantengono viva la tradizione.
L’architettura del monastero
Il visitatore che si trova al suo cospetto nota subito la presenza di mura ciclopiche in pietra locale: sono alte fino a 20 metri, proprio perché pensate come difesa permanente. Ciò vuol dire che ci sono poche aperture strette, al punto che fino al secolo scorso uno dei pochissimi accessi avveniva tramite un sistema di carrucole che sollevava i visitatori e le provviste dentro ceste di vimini.
All’interno, lo spazio si articola in un labirinto di cortili, scale ripide e passaggi angusti che collegano la basilica, il refettorio e la biblioteca. Il contrasto tra la durezza esterna e la ricchezza ornamentale interna è stridente. Il granito grezzo lascia spazio a legni pregiati intagliati, marmi policromi e tetti a capanna che nascondono tesori d’arte inestimabili.
Come funziona la visita e cosa vedere
Il Monastero di Santa Caterina in Egitto è un luogo sacro, e per questo la visita richiede attenzione e rispetto, sia dei monaci che sono dentro, sia delle rigide regole che vanno obbligatoriamente seguite. La comunità monastica apre le porte ai forestieri solo per poche ore durante la mattinata, tipicamente nei giorni feriali e dalle 9 del mattino fino alle 12 (con chiusure il venerdì, la domenica e durante le festività ortodosse).
Il percorso è prestabilito e ci si muove lentamente, quasi a passo felpato, tra i turisti e i pellegrini che giungono da ogni angolo del pianeta. Con un biglietto d’ingresso modesto si può esplorare il tutto con guide beduine locali che accompagnano gruppi, mentre i monaci, vestiti con i loro abiti neri e le lunghe barbe, sorvegliano con sguardo attento i passaggi più delicati. Passo dopo passo, non è difficile sperimentare una strana sensazione di appartenenza a una catena umana che dura da millenni.
La Basilica della Trasfigurazione
Il cuore nevralgico del complesso è la Basilica della Trasfigurazione, una chiesa imponente e impreziosita da mosaici abbaglianti raffiguranti Cristo trasfigurato circondato da profeti. Sono tessere di vetro incastrate tra loro, che contemporaneamente catturano la luce del sole filtrata dalle finestre alte. Colonne di marmo greco sostengono la navata, e l’altare custodisce reliquie di santi.
Il Roveto Ardente
Accanto alla basilica, c’è una cappella in cui cresce da centinaia di anni il Roveto Ardente, arbusto rigoglioso che, stando alla narrazione biblica, era lo stesso cespuglio che bruciava senza consumarsi quando Dio parlò a Mosè. Oggi è una pianta vigorosa e con rami che ricadono verso il basso. Ma attenzione: per entrare nella cappella (quindi non fuori) occorre togliere le calzature, gesto rituale che richiama il racconto biblico.
La Biblioteca
Al suo interno sono gelosamente protetti migliaia di manoscritti in greco, siriaco, arabo, armeno e georgiano. Va specificato, però, che è solitamente chiusa al pubblico generico e accessibile solo agli studiosi.
Il Museo delle Icone
Ci sono oltre 2.000 icone (non tutte esposte) e le più preziose sono realizzate con la tecnica dell’encausto, utilizzando pigmenti mescolati a cera d’api calda. Osservare lo sguardo del “Cristo Pantocratore” del VI secolo equivale a incrociare gli occhi di un’opera d’arte che ha visto passare la storia intera, mantenendo una vividezza cromatica che sembra sfidare le leggi della fisica.
Le reliquie di Santa Caterina
Sono conservate in un reliquiario riccamente decorato e rappresentano uno dei poli devozionali più importanti del monastero.
Il Pozzo di Mosè
Infine il pozzo d’acqua sorgiva in cui, secondo la storia, Mosè incontrò le figlie di Ietro. La presenza dell’acqua è fondamentale per la vita in questo deserto estremo e giustifica l’insediamento umano originario. Accanto sorge il campanile, secondo alcune fonti donato dallo zar di Russia nel XIX secolo, le cui campane risuonano con un rintocco cupo e profondo durante le festività.
Come arrivare
Il monastero sorge nel cuore montuoso del Sinai, lontano dalle principali arterie. Il punto di partenza più comune è Sharm el-Sheikh oppure Dahab, località costiere collegate da strade asfaltate che attraversano altopiani desertici e vallate rocciose.
A causa del rischio di attentati terroristici, secondo le indicazioni della Farnesina rese pubbliche attraverso il portale Viaggiare Sicuri (aggiornate a gennaio 2026), sebbene siano sconsigliati i viaggi nel Sinai, restano sicuri “i villaggi turistici situati a Sharm el-Sheikh e le escursioni al Monastero di Santa Caterina, purché avvengano nello scrupoloso rispetto delle disposizioni delle Autorità di sicurezza locali”.

Il viaggio richiede diverse ore e attraversa paesaggi spogli, punteggiati da accampamenti beduini e antiche piste carovaniere. L’arrivo avviene al mattino presto, quando la luce radente colpisce le mura e le montagne circostanti assumono tonalità rosate.
Chi desidera salire sul Monte Sinai abbina spesso la visita all’ascesa notturna verso la vetta, esperienza che culmina con l’alba sulle catene montuose che regalano un panorama vastissimo che abbraccia Africa e Arabia.