Oggi vi portiamo alla scoperta di una delle costruzioni più estese mai realizzate dall’uomo e una delle testimonianze materiali più potenti della storia asiatica. Avete capito di cosa stiamo parlando? Di quel capolavoro incredibile chiamato Grande Muraglia Cinese, una colossale opera difensiva che rappresenta la sintesi suprema della volontà umana contrapposta alla natura selvaggia.
Lontana dall’idea di un singolo muro continuo, questa struttura appare come una sequenza articolata di fortificazioni, torri, bastioni e passaggi militari realizzati in epoche differenti (e tutte sotto dinastie con obiettivi politici e strategici spesso divergenti). Il suo sviluppo accompagna la formazione dello Stato cinese, la definizione dei confini imperiali e il rapporto complesso con i popoli delle steppe settentrionali.
Trovandosi al suo cospetto, infatti, si percepisce sin da subito la grandezza di un impero che scelse di delimitare il proprio mondo conosciuto erigendo una barriera senza precedenti: è lunga complessivamente 21.196,18 chilometri. La vista spazia su boschi fitti e dirupi scoscesi, rivelando la complessità logistica necessaria per trasportare materiali pesantissimi su vette apparentemente inaccessibili. Questa struttura, inserita tra le Sette Meraviglie del Mondo Moderno, attraversa oggi 15 province, regioni autonome e municipalità tra cui Gansu, Ningxia, Shaanxi, Shanxi, Mongolia Interna, Pechino, Tianjin, Hebei e Liaoning.
Indice
Breve storia e curiosità
Le origini di tale manufatto affondano le radici nel periodo della Primavera e degli Autunni, tra l’VIII e il V secolo a.C., quando i vari stati regionali iniziarono a erigere fortificazioni per difendere i confini interni. Sebbene il primo imperatore Qin Shi Huang, celebre per l’Esercito di Terracotta, abbia unificato le varie sezioni preesistenti a partire dal III secolo a.C. per respingere i nomadi Xiongnu, la struttura che ammiriamo oggi (o meglio, le sezioni ben conservate e più visitate) risulta frutto del lavoro della Dinastia Ming.

Tra il 1368 e il 1644, i costruttori sostituirono la terra battuta e i sassi con mattoni e blocchi di granito molto più resistenti. Un dettaglio architettonico affascinante riguarda, invece, la malta utilizzata: gli ingegneri dell’epoca mischiarono farina di riso glutinoso alla calce, creando un composto estremamente solido che ha permesso alla struttura di resistere a terremoti.
Lungo il percorso si trovano torri di avvistamento posizionate a distanze regolari, studiate affinché i segnali luminosi o di fumo venissero trasmessi rapidamente fino alla Capitale. Contrariamente a un mito molto diffuso, questa opera monumentale non risulta visibile a occhio nudo dallo spazio, data la larghezza media del camminamento che misura circa 5,5 metri, mentre la base ne misura circa 6,5. L’altezza oscilla solitamente tra i 5 e gli 8 metri nelle zone meglio conservate.
Visitare la Grande Muraglia
La visita della Grande Muraglia, Patrimonio Unesco dal 1987, richiede una scelta oculata del punto di accesso. Le aree accessibili variano per grado di restauro, afflusso turistico e difficoltà del terreno. La maggior parte dei visitatori parte da Pechino, distante tra 60 e 150 chilometri dalle sezioni principali.
Mutianyu: la foresta smeraldo
Situata a circa 73 chilometri dalla gigantesca Capitale cinese, Mutianyu si distingue per la densa vegetazione che la circonda. Il contrasto cromatico tra il grigio della pietra e il verde lussureggiante degli alberi dà vita a scenari fotografici straordinari. Il tragitto comprende 22 torri di guardia ed è caratterizzato da una conservazione eccellente grazie ai restauri moderni.
Questo tratto risulta ideale persino per le famiglie per via della presenza di una funivia e di un sistema di slittini per la discesa. Le merlature sono presenti su entrambi i lati, caratteristica rara che serviva a difendersi da attacchi provenienti da ogni direzione.
Jinshanling: il paradiso dei fotografi
Jinshanling è il segmento più indicato per chi è a caccia di autenticità: le mura mantengono l’aspetto originario con segni evidenti del tempo, restando restaurate solo per metà. Il terreno si fa più impervio e il silenzio regna sovrano. Chiamata anche “Catena delle montagne dorate”, venne rinnovato nel XVI secolo dal generale Qi Jiguang.
Qui si ammira la vera maestria degli antichi costruttori che modellarono la pietra seguendo le curve della montagna. Dista circa 154 chilometri da Pechino e offre uno dei punti più panoramici dell’intero complesso.
Simatai: l’apogeo architettonico
La sezione di Simatai si erge nei cieli a 120 chilometri dalla Capitale e vanta la caratteristica di mantenere intatti i tratti distintivi della dinastia Ming. È bene sapere, però, che risulta particolarmente ripida. C’è sicuramente un po’ di fatica da fare, ma di quella che viene ampiamente compensata dal fatto che qui si possono scovare soluzioni ingegneristiche uniche.
La vicinanza al villaggio di Gubei, tra le altre cose, fa sì che si possano ammirare le mura illuminate durante le ore serali. Il sito è visibile anche tramite battelli che solcano le acque sottostanti.
Jiankou: la sfida selvaggia
Quello di Jiankou è invece un tratto dedicato agli escursionisti più esperti: a circa 100 km da Pechino, non ha subito restauri moderni. Vi basti pensare che si presenta ripida, pericolosa e avvolta dalla natura che riconquista i propri spazi.
A risultare molto curioso è il fatto che le rovine si snodano a forma di “W” lungo creste affilate e che rappresenta l’immagine più cruda e reale della fortificazione in quanto priva di infrastrutture turistiche.
Huanghuacheng: l’incontro con l’acqua
Poi ancora Huanghuacheng (a 75 km di distanza dalla metropoli cinese), che invece eccelle per un panorama che sa emozionare: qui si possono vedere le mura immergersi parzialmente in un lago artificiale. Molte parti della struttura originale sono circondate da alberi di castagno risalenti al periodo Ming, tanto da permettere attività come il campeggio nei mesi estivi.
La combinazione tra architettura militare e bacini idrici regala riflessi spettacolari durante il tramonto.
Come organizzare la visita
La pianificazione del viaggio verso la Grande Muraglia della Cina richiede attenzione alla stagione. Primavera e autunno regalano temperature moderate e visibilità elevata, mentre l’estate porta caldo intenso e affollamento. Per chi preferisce l’inverno, invece, c’è bisogno della consapevolezza che questo periodo dell’anno presenta vento e tratti ghiacciati.
Risulta fondamentale indossare calzature robuste con ottima aderenza e portare una scorta di acqua (specialmente nelle tratte meno attrezzate dove i punti di ristoro risultano assenti).
I trasporti da Pechino variano sensibilmente a seconda della meta. Per la sezione di Badaling, la più turistica e affollata, esistono treni veloci dalla stazione di Pechino Nord o autobus turistici da Deshengmen. Per Mutianyu è disponibile un bus turistico speciale che parte dalla stazione di Outer Dongzhimen o l’espresso 916 (che però richiede un cambio con un taxi locale a Huairou per arrivare ai cancelli).
L’acquisto dei biglietti, invece, deve avvenire in anticipo tramite piattaforme digitali, dato che si applicano limiti di accesso giornalieri per preservare il sito. I prezzi d’ingresso oscillano mediamente tra i 40 e i 65 Yuan (escluse funivie).