Lavorare da remoto non è più un’eccezione, ma una realtà strutturale. Dal 2020 in poi, milioni di professionisti hanno scoperto di poter svolgere il proprio lavoro da qualsiasi luogo, e molti governi europei hanno colto l’opportunità. Nel tentativo di rilanciare economie locali e settori turistici stagionali, numerosi Paesi hanno introdotto visti dedicati ai nomadi digitali, offrendo soggiorni legali a chi lavora per aziende straniere.
Questi programmi non si limitano ad attrarre redditi esterni: rispondono anche a sfide demografiche profonde, come l’invecchiamento della popolazione e la fuga di cervelli. Per i cittadini extra-UE, i visti per lavoro da remoto rappresentano inoltre un modo regolamentato per vivere in Europa e, in molti casi, viaggiare liberamente nell’area Schengen.
Indice
Balcani e Europa orientale
L’Europa sud-orientale è tra le aree più dinamiche sul fronte dei visti per nomadi digitali. L’Albania, ad esempio, propone un permesso rinnovabile fino a cinque anni con un requisito di reddito annuo contenuto, intorno ai 9.800 euro. Il programma richiede un contratto con un’azienda estera, assicurazione sanitaria, alloggio e disponibilità economica, ma resta uno dei più accessibili del continente.
Anche Montenegro e Romania puntano su soggiorni lunghi e incentivi fiscali: il Montenegro consente fino a quattro anni di permanenza e promette agevolazioni fiscali, mentre la Romania ha chiarito il proprio regime nel 2023, esentando i nomadi digitali dalle imposte locali se non superano i 183 giorni di presenza annua. Bulgaria e Ungheria, pur con requisiti di reddito più elevati, offrono un accesso semplice al mercato europeo, rivolgendosi a dipendenti da remoto, freelance e imprenditori stranieri.
Mediterraneo: programmi sempre più strutturati
I Paesi del Mediterraneo sono tra i più ambiti dai nomadi digitali. La Croazia è stata una delle prime a muoversi, introducendo un permesso annuale senza imposizione fiscale sul reddito estero. Il requisito mensile, intorno ai 2.500 euro, è bilanciato da un costo di richiesta contenuto e da una procedura snella.
Spagna, Grecia e Portogallo hanno seguito con programmi più articolati. Il visto spagnolo, in vigore dal 2023, consente di restare fino a cinque anni e prevede soglie di reddito accessibili rispetto al costo della vita locale. La Grecia richiede un reddito mensile di 3.500 euro e vieta qualsiasi attività lavorativa per aziende greche, mentre il Portogallo ha introdotto un visto specifico per attività da remoto come alternativa al tradizionale D7, ampliando le possibilità per lavoratori autonomi e dipendenti stranieri.

Malta e Cipro puntano invece su numeri più contenuti e controllati: Cipro ha fissato un tetto massimo di visti, aumentato nel tempo, e consente il ricongiungimento familiare, seppur senza diritto al lavoro per i familiari. Malta, tra promesse fiscali e nuovi programmi per startup, si propone come possibile porta d’ingresso verso una residenza di lungo periodo.
Nord Europa: alta qualità della vita
Nei Paesi nordici, i visti per nomadi digitali sono spesso più selettivi: l’Islanda richiede redditi molto elevati, superiori ai 7.000 euro mensili, e propone soggiorni di sei mesi senza residenza fiscale, mentre la Finlandia, pur con un requisito di reddito più basso, limita il visto a sei mesi ed è rivolta principalmente a lavoratori autonomi.
L’Estonia rappresenta un caso a sé. Oltre al visto per nomadi digitali, che consente di restare fino a un anno, offre la celebre e-residency, uno strumento che permette di gestire un’attività online e accedere ai servizi digitali estoni senza risiedere fisicamente sul territorio. Tuttavia, chi supera i sei mesi di permanenza diventa residente fiscale.
Europa centrale e casi particolari
La Repubblica Ceca e la Norvegia propongono soluzioni ibride: il visto “zivno” ceco, pensato per freelance, richiede legami professionali in loco e una disponibilità economica iniziale, mentre la Norvegia impone la presenza di almeno un cliente nazionale e l’obbligo di versare le imposte locali.
La Slovenia ha introdotto un visto annuale non rinnovabile, pensato per chi lavora esclusivamente con clienti esteri e desidera un’esperienza temporanea in un Paese sempre più orientato al co-working e all’innovazione urbana.

Nel 2024 anche la Turchia è entrata nel panorama dei visti per nomadi digitali, con un programma rivolto a professionisti tra i 21 e i 55 anni, in possesso di laurea e reddito dimostrabile. Con una durata di sei mesi, il visto turco riflette una tendenza chiara: l’Europa allargata sta diventando un laboratorio di mobilità lavorativa.