Scoperta la Tomba della Camera di pietra: “Un nuovo importante tassello nella ricostruzione della storia archeologica di Vulci”

La monumentale tomba etrusca appena riemersa dagli scavi in corso nel sito archeologico laziale racconta l'élite di 2600 anni fa

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Ilaria Santi

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“La Tomba della Camera di pietra rappresenta un nuovo importante tassello nella ricostruzione della storia archeologica di Vulci”, afferma Carlo Casi, direttore del Parco naturalistico archeologico di Vulci in provincia di Viterbo.

La monumentale tomba etrusca appena riemersa dalla campagna di scavo in corso nel sito archeologico, che coincide con la ex metropoli dell’Etruria marittima, racconta l’élite di 2600 anni fa. Dentro la Tomba della Camera di pietra, nella necropoli della Polledrara, sono stati ritrovati raffinati tesori e reperti ancora intatti. Tra questi, un servizio da banchetto, una rara calzatura femminile, alcune armi, delle ceramiche greche e persino dell’oro.

La nuova scoperta a Vulci

“La conservazione di parte delle deposizioni in situ, la varietà e la qualità dei materiali e la possibilità di confrontare il complesso con contesti vulcenti già noti, ma spesso privi della documentazione archeologica originaria, offrono nuove prospettive per lo studio della società, dei rituali funerari e delle relazioni mediterranee di Vulci alla fine del VII secolo a.C.”, ha spiegato Casi.

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@Carlo Casi
Il sito archeologico del Parco di Vulci

Il grande ambiente funerario, chiamato Tomba della Camera di pietra, svela le abitudini dell’aristocrazia vulcente della fine del VII secolo a.C., uno dei momenti di maggiore prosperità della città e di più intensa apertura verso il Mediterraneo.

Gli archeologi hanno potuto esplorare integralmente le tre camere funerarie della tomba. Nonostante le manomissioni subite nel corso dei secoli, numerosi materiali sono rimasti protetti grazie al crollo delle coperture e delle pareti, costruite in grandi blocchi di nenfro inseriti nei depositi naturali di sabbia, ghiaia e argilla legati all’antico corso del fiume Fiora, consentendo di recuperare materiale di eccezionale interesse.

Il materiale recuperato comprende ceramiche greche di produzione attica e corinzia, raffinati vasi locali in impasto decorato e bucchero, armi, elementi facenti parte di un carro, monete, lamine d’oro e di bronzo, elementi di osso e avorio lavorati e numerosi oggetti di ornamento e di abbigliamento personale, tra cui una rara calzatura femminile.

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@Carlo Casi
Gli ultimi scavi effettuati a Vulci

Di particolare importanza sono alcuni elementi rimasti intatti nelle camere laterali. “Tra questi un tripode in bronzo associato a una lucerna in gesso alabastrino, probabilmente proveniente dall’area di Naucrati o di Rodi”, si legge su Viterbo Today “e un eccezionale servizio da banchetto nella rara classe locale della Polledrara Ware, composto da phialai, olpai, hydriai e dinoi con decorazioni policrome, alcuni ancora conservati nelle loro posizioni originarie, insieme a vasi in bucchero, una grattugia per la preparazione del vino e una rara grande coppa policroma del cosiddetto Wild goat style (“stile delle capre selvatiche”, così denominato per via dell’animale più comunemente rappresentato) ionico”.

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@Carlo Casi
Il team di ricerca degli archeologi di Vulci

Le ricerche, realizzate nell’ambito del progetto internazionale “Ritorno a Vulci“, partito nel 2023 e che riunisce École française de Rome, Sapienza Università di Roma e British Museum, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, la Direzione regionale Musei nazionali Lazio e la Fondazione Vulci, hanno permesso di identificare il recinto circolare del cosiddetto Tumulo Gsell, già scoperto dall’École française de Rome nel 1889, ma mai completamente scavato, e di riportare alla luce la grande tomba monumentale all’interno del complesso funerario.

“La nuova scoperta conferma così l’importanza della ricerca archeologica come strumento non solo per riportare alla luce nuovi reperti, ma anche per ricomporre frammenti di una storia dispersa, restituendo a Vulci e al suo patrimonio una dimensione internazionale e una nuova possibilità di lettura scientifica”, ha commentato Casi.