Il lago di Mezzano continua a sorprendere: riemerge un segreto dell’Età del Bronzo

Tre spade, vasi integri e oggetti in bronzo sotto l’acqua: il lago di Mezzano sta rivelando un segreto rimasto nascosto per millenni

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Angelica Losi

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Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

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Il lago di Mezzano ha appena restituito un altro pezzo del suo passato, e non uno qualunque. Sul fondale del piccolo bacino vulcanico della Tuscia è stata individuata una spada dell’Età del Bronzo, perfettamente conservata, insieme a vasi integri e ad altri oggetti in bronzo.

Un ritrovamento che porta ancora più indietro nel tempo la storia di questo angolo del Lazio, dove sotto l’acqua si nascondono le tracce di un antico insediamento palafitticolo. Parliamo del XIII-XII secolo a.C.: diversi secoli prima della data tradizionale della fondazione di Roma.

Il ritrovamento di una terza spada nel lago di Mezzano

La protagonista della nuova campagna di ricerca è una spada a lingua da presa emersa nella zona meridionale del lago, in un settore ancora poco esplorato. È la terza trovata qui dall’inizio delle indagini archeologiche avviate negli anni Settanta. E non era sola. Nella stessa area sono comparsi anche un’ascia, un rasoio in bronzo e alcuni recipienti arrivati fino a noi praticamente intatti.

Negli ultimi anni il fondale del lago sta restituendo una quantità sorprendente di oggetti. Solo nella campagna del 2025 erano emersi più di 25 manufatti in bronzo: asce, punte di lancia, fibule, anelli, uno spillone, un falcetto e persino frammenti di lingotti, le cosiddette “panelle”. La cosa che incuriosisce di più gli archeologi, però, è la posizione dei ritrovamenti.

Diversi reperti metallici sembrano trovarsi a quote simili sul fondale. Non è un dettaglio da addetti ai lavori: capire dove e come sono stati deposti può cambiare completamente l’interpretazione del sito. Erano oggetti persi durante la vita quotidiana del villaggio? Depositi intenzionali? Offerte legate all’acqua? O magari il paesaggio del lago, cambiato nel corso dei secoli, ha spostato e sommerso zone che un tempo erano vicinissime alla riva?

Perché questa scoperta cambia la lettura del sito

La tentazione è concentrarsi sull’oggetto più scenografico: una spada di oltre tremila anni fa, in effetti, fa la sua figura. Ma il valore della scoperta è soprattutto nel contesto. Sembra infatti che proprio nel lago di Mezzano in provincia di Viterbo sia conservato uno dei più importanti insediamenti di palafitte di tutta Italia: le ricerche stanno permettendo di ricostruire come vivevano le comunità del lago esaminando le strutture di legno, gli utensili e le ceramiche oltre ai vari ritrovamenti proprio dell’Età del Bronzo.

Tra XIII e XII secolo a.C. il bronzo era una materia preziosa, frutto di reti di approvvigionamento e competenze tecniche complesse. A Mezzano, la presenza di armi finite insieme a frammenti di lingotti racconta un mondo già molto più connesso di quanto si potrebbe immaginare.

Ma a incuriosire è anche il rapporto con l’acqua. In diversi siti europei dell’Età del Bronzo, laghi, fiumi e paludi hanno restituito armi e oggetti metallici. In alcuni casi si ipotizzano deposizioni rituali, in altri le interpretazioni restano aperte. A Mezzano, la presenza di tre spade e di vasi ancora integri rende il quadro ancora più intrigante. E mentre gli archeologi lavorano sott’acqua, spesso con visibilità minima e condizioni non semplici, il lago continua a cambiare faccia. Da luogo appartato della Tuscia a specie di archivio sommerso della protostoria italiana.