A Roma il 9 marzo si celebra la festa di Santa Francesca Romana, compatrona della città, e per una giornata soltanto apre al pubblico uno dei luoghi più riservati del centro storico: il Monastero di Tor de’ Specchi, casa delle Oblate fondato proprio dalla santa nel Quattrocento.
Indice
Apertura straordinaria del Monastero Tor de’ Specchi
Il monastero nasce nel 1433, quando Francesca Bussa de’ Ponziani, poi diventata Santa Francesca Romana, decide di dare forma alla comunità delle Oblate Olivetane di Maria. La congregazione era nata qualche anno prima, nel 1425. Ma solo dopo la morte del marito (un matrimonio combinato che lei aveva accettato per volontà familiare) Francesca poté dedicarsi completamente alla vita religiosa.
La sua storia personale non fu semplice. Ebbe tre figli: due morirono molto piccoli. Visse gli anni difficili della Roma medievale tra guerre, epidemie e carestie. Proprio in quel contesto iniziò a dedicarsi ai poveri, agli ammalati, agli ultimi della città.
Tor de’ Specchi divenne il centro di questa attività. Un monastero sì, ma anche un luogo di assistenza. Le Oblate vivevano una forma particolare di vita religiosa: non completamente isolate dal mondo, ma profondamente legate alla città e alle sue ferite.
Il nome del complesso deriva da una torre medievale preesistente, la cosiddetta torre degli Specchi, inglobata nella costruzione del monastero. Da qui il nome che ancora oggi identifica il luogo.
Come visitare il monastero: data e orari
Solo il 9 marzo 2026 è possibile visitare il monastero in via del Teatro di Marcello 32 dalle 9 alle 18. L’ingresso è libero e gratuito; durante la giornata alle ore 14 è prevista una visita guidata. Per raggiungerlo è molto semplice: si trova a due passi dal Campidoglio, quindi in centro a Roma.
Questa è anche un’ottima occasione per scoprire i quartieri più belli di Roma e godersi la città durante una bella giornata di primavera.
Cosa vedere
Partiamo con la visita della Cappella Vecchia del Quattrocento riccamente decorata dagli affreschi di Benozzo Gozzoli. Poi c’è l’oratorio, con un ciclo di 25 scene dipinte nel 1468, attribuite ad Antoniazzo Romano e alla sua bottega. Qui la storia di Santa Francesca Romana scorre come un racconto illustrato. Colpiscono le didascalie: sono scritte in dialetto romanesco. Un dettaglio raro, che restituisce il tono popolare della devozione dell’epoca.
Salendo lungo la cosiddetta Scala Santa, decorata anch’essa, si raggiungono altri ambienti storici del monastero. Tra questi l’antico refettorio e la cella della santa, uno spazio piccolo e quasi spoglio dove Francesca trascorse gli ultimi anni della sua vita tra preghiera e meditazione. Qui sono conservati ancora alcuni suoi abiti.
Il complesso non si ferma al Quattrocento. Nel Seicento il monastero fu ampliato e arricchito. Oggi include anche due chiese sovrapposte: la Chiesa di Santa Maria de Curte, detta “di sotto”, e la Chiesa di Santa Maria Annunziata, quella superiore.
Quest’ultima conserva un notevole soffitto a cassettoni del 1601, pavimenti in marmi policromi e, sull’altare, una Annunciazione dipinta da Alessandro Allori.
Un percorso che normalmente resta invisibile. Il 9 marzo invece si può attraversare stanza dopo stanza, in silenzio, come succede nei luoghi che non sono stati trasformati in attrazioni turistiche.
Per questo l’invito, ogni anno, è sempre lo stesso: andarci quando capita l’occasione. Perché se si perde questa data, bisogna aspettare di nuovo dodici mesi. Questo tesoro nascosto di Roma è imperdibile.