Italiani innamorati dell’Oman: ecco perché ci vanno

Intervista al ministro del Turismo del Sultanato dell’Oman, Sua Eccellenza Ahmed bin Nasser Al Mahrizi

Non c’è stagione dell’anno in cui non ci siano turisti in Oman. Neppure quando fa caldo ed è impossibile andare nel deserto o quando inizia la stagione dei monsoni che colpiscono le coste meridionali dove ci sono alcune delle località di mare più famose.

L’Oman è talmente vario che offre sempre e comunque un’alternativa. Spiagge, quando fa caldo nel deserto, e montagne di 3mila metri quando piove al mare.

E poi c’è tutto l’aspetto storico e culturale, con una storia tutta sua e diversa da quella degli altri Paesi del Golfo e un cultura fatta di contaminazioni esterne che hanno reso il Sultanato un Paese unico al mondo e che, proprio per questo, in grado di attirare sempre più turisti. Nonostante non sia propriamente una meta low cost.

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Wadi Bani Khalid

Se tutto andrà come previsto, nel 2018 saranno stati 70mila gli italiani a visitare l’Oman. Il nostro è il terzo mercato europeo per il turismo nel Sultanato, ma se la crescita continuerà a questi ritmi potremmo presto salire al secondo posto. Solo nel 2010, i nostri connazionali che hanno trascorso una vacanza in questo Paese erano stati 8.000. Cos’è accaduto in questi otto anni? Perché gli italiani vanno pazzi per l’Oman?

Ne abbiamo parlato con Sua Eccellenza Ahmed bin Nasser Al Mahrizi, ministro del Turismo del Sultanato dell’Oman in visita in Italia, venuto per raccontare il successo del suo Paese tra gli italiani, ma anche per studiare qualcosa che abbiamo in Italia e che vorrebbe replicare in Oman: un borgo diffuso. L’Oman è costellato di antichi borghi e lo stesso Sultano Qaboos bin Said al Said si sta occupando di trasformarne alcuni in veri e propri borghi diffusi.

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Un antivo villaggio sulle montagne di Jabal Akhdar

Perché così tanti italiani vengono in Oman?
“L’Oman regala delle bellissime esperienze ai visitatori italiani, che sono interessati alla cultura del nostro Paese e a fare nuove conoscenze. In Oman teniamo moltissimo alla nostra cultura, alla nostra identità, alla nostra cucina e naturalmente alla nostra natura, che ci circonda quotidianamente. Gli omaniti sono molto legati alla loro storia. Abbiamo un passato molto lungo, fatto di un mix di tante culture, quelle che sono venute in contatto con l’Oman nel corso dei secoli per via delle colonizzazioni e che oggi costituiscono la nostra popolazione. Da noi si parlano, oltre all’arabo, altre lingue, che sono diverse dalle lingue originali perché sono state mischiate con l’arabo. Così come la nostra cucina, è un mix di sapori e di contaminazioni esterne che la rende unica. Agli italiani queste cose piacciono molto”.

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La Moschea Sultan Qaboos a Muscat

Cosa piace agli italiani dell’Oman?
“Naturalmente amate le nostre spiagge, quelle di Salalah, e il nostro sole. Ma gli italiani vengono anche per fare trekking, per arrampicarsi sulle montagne, per andare in bicicletta e per scoprire il Paese. In Oman ci sono tantissimi castelli, per esempio. Alcuni hanno subìto l’influenza portoghese durante il periodo occupazione che è durato 150 anni. A quei tempi la Capitale non era Muscat ma Nizwa e gli omaniti non avevano neppure il permesso di recarsi a Muscat e neanche potevano praticare l’Islam. Ma dopo quel periodo l’Oman è diventato un Paese aperto, dove tutte le religioni e culture potevano convivere tranquillamente. Cosa che avviene tutt’ora. Ed è ciò che piace a chi visita il nostro Paese”.

A chi non è ancora venuto in Oman, cosa direbbe per attirarlo nel suo Paese?
“Noi siamo molto fieri del nostro paesaggio naturale che è molto vario, un paesaggio fatto di deserto, ma anche di montagne, di mare e di corsi d’acqua. Quando d’estate abbiamo caldo a Muscat, la capitale, dove ci sono 45°C, ci rifugiamo a più di 2mila metri di altitudine sulle montagne di Jabal Akhḍar dove ci sono al massimo 25°C”.

Quali novità turistiche sono previste per il futuro?
“Il nostro obiettivo è quello di contenere i numeri degli arrivi per non trasformare l’Oman in una destinazione di massa. Stiamo lavorando per il 2040, quando avremo al massimo 12milioni di turisti inclusi i locali. Avremo 80mila camere ma non oltre. In alcuni Paesi il fenomeno dell’overtourism ha portato più danni che benefici. Da marzo abbiamo un nuovo aeroporto a Muscat e arriveranno nuovi voli, anche dall’Italia. Vogliamo preservare il nostro ambiente e per questo abbiamo suddiviso il Paese in 14 cluster dove saranno sviluppati nuovi progetti. Oggi ce ne sono cinque. Gli sviluppi saranno lenti perché non vogliamo correre troppo, ma vogliamo capire anche cosa vorranno i visitatori in futuro”.

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La spiaggia di Salalah


Consiglierebbe una vacanza in Oman a una famiglia con bambini?

“Se cercate Disneyland, allora l’Oman non è il posto giusto. Ma ai bambini piace fare attività all’aria aperta, amano scoprire la natura, si divertono con i cammelli. Decisamente è perfetto per le famiglie!”.

Qual è il periodo migliore per venire in Oman?
“Il periodo che attira più turisti in Oman è l’inverno, vanno da Nord a Sud indistintamente. Da ottobre ad aprile sono i mesi migliori per andare al mare. Ma i turisti vengono anche da giugno ad agosto, persino nel Sud, dove per via dei ‘khareef’ (le forti oiogge,ndr) la vegetazione è rigogliosa e fa caldissimo. D’estate noi consigliamo di restare nel Nord del Paese”.

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La costa ad Al Hadd

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