Se non siete amanti della mondanità e desiderate che l’automobile sia quasi solo un vecchio ricordo (quantomeno in vacanza), abbiamo trovato il posto giusto per voi. Le Isole Abaco, nella parte settentrionale delle Bahamas, si allungano nell’Atlantico con una forma curva e si affacciano su un tratto di mare protetto da una barriera naturale di isolotti sabbiosi. Quel pezzo ha un nome preciso, Sea of Abaco, ed è una laguna calma che cambia colore con la luce, dal turchese al blu profondo.
Una geografia che ha imposto uno stile di vita preciso: poche strade, distanze ingannevoli, acqua sempre protagonista, barca al posto dell’auto e ormeggio invece del parcheggio. In più, questa è un’area in cui concetto di isola si moltiplica. Great Abaco e Little Abaco fanno da dorsale, mentre una costellazione di cay (minuscole isole coralline) crea un mondo a parte.
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Tra il 1780 e l'inizio del XIX secolo arrivarono i lealisti britannici fuggiti dalla rivoluzione americana. Costruirono villaggi ordinati, case in legno con verande e persiane e giardini curati con recinzioni bianche. Linee architettoniche che, ancora oggi, raccontano una storia fatta di adattamento e isolamento. Poi, nel 2019, l'uragano Dorian le ha colpite con violenza inaudita, radendo al suolo interi centri, segnando le comunità e generando una ricostruzione lenta (in parte ancora in atto). Ma, un po' come le fenici, il carattere delle Abaco è rimasto lì, visibile nei dettagli.
Great Abaco e Marsh Harbour, il cuore operativo
Marsh Harbour accoglie chi arriva per via aerea. Terza città dell'arcipelago, punto di accesso principale e nodo commerciale, è una località dalla doppia anima: da un lato supermercati, porticcioli organizzati e cantieri nautici; dall'altro quell'atmosfera rilassata che rallenta i ritmi con naturalezza.
Le strade collegano il nord e il sud di Great Abaco (sì, questa è una delle poche isole in cui si usa anche l'automobile) attraversando pinete e tratti di mangrovie. La costa, invece, cambia continuamente, con baie tranquille che si alternano a lingue di sabbia chiarissima. Poco lontano si trova Treasure Cay, spesso citata tra le spiagge più belle del pianeta, fatta di sabbia finissima e acqua bassa per centinaia di metri.
Con la bassa marea, tra le altre cose, emerge una lingua sabbiosa che si allunga verso il largo. Lì compaiono stelle marine, piccole razze e gusci levigati. Verso sud si raggiunge Sandy Point, villaggio di pescatori che vive ancora secondo ritmi antichi, pieno di case basse, barche tirate in secca e racconti che passano da una generazione all'altra senza bisogno di carta.
Nel sud-est di Great Abaco si estende l'Abaco National Park con oltre 8.000 ettari tra pinete, mangrovie e tratti costieri intatti. È la casa del pappagallo delle Bahamas, specie a rischio che un tempo volava in stormi così numerosi da oscurare il cielo (stando ai racconti attribuiti a Cristoforo Colombo). Il parco rappresenta uno dei pochi esempi rimasti di ecosistema originario dell'arcipelago.
Elbow Cay e Hope Town, il faro che sfida il tempo
A Hope Town vi sembrerà quasi di essere altrove: pare uscita da una cartolina del New England. Si caratterizza per la presenza di vie strette, due nomi soltanto per orientarsi, Up Along e Down Along, e case in legno dipinte con colori pastello. Il simbolo, tuttavia, resta l'Elbow Reef Lighthouse, faro costruito nel 1863 dal servizio imperiale britannico. Alto circa 27 metri, è alimentato ancora oggi a cherosene ed è persino uno degli ultimi al mondo a funzionare manualmente.

La salita richiede fiato in quanto prevede ben 101 gradini che si stringono mano mano che ci si "arrampica". Una volta sulla cima si può ammirare il mare aperto e brillante da una parte, e la calma del Sea of Abaco dall'altra. Attorno si sviluppa invece una vita quotidiana fatta di piccoli negozi, botteghe e locali senza pretese.
Green Turtle Cay, il gioiello lealista
Green Turtle Cay viene spesso chiamata il "gioiello delle Abaco". È piccolissima, ma anche un concentrato di storia e paesaggio. Il villaggio di New Plymouth conserva l'impianto urbano dei coloni lealisti, quindi con strade ordinate, edifici bassi e colori tenui. Qui nacque anche una delle icone locali, il Goombay Smash, miscela di rum, cocco e ananas che spiega molto di più di quello che potrebbero fare le parole.
Questo gioiello delle Bahamas è circondato da baie profonde, mentre nell'entroterra si trovano piccole alture e vegetazione rigogliosa. Lungo la costa i fondali bassi sono perfetti per osservare pesci tropicali, razze e tartarughe. Poco distante si trovano le Catacombs, un sito di immersione accessibile anche a chi ha poca esperienza.
Man-O-War Cay, tradizione nautica pura
Decisamente interessante è anche Man-O-War Cay, la quale mantiene una reputazione precisa: è l'isola dei costruttori di barche. Il villaggio si sviluppa lungo una striscia sabbiosa e il caos e le grandi strutture non si sa nemmeno cosa siano. Ci sono cantieri, certamente, ma anche abitazioni curate e un rapporto diretto con il mare.
Sotto la superficie si trovano relitti, giardini corallini e cavità blu che attirano appassionati di immersioni. Alcuni resti risalgono a imbarcazioni militari affondate durante la Guerra Civile americana, inglobate lentamente dalla barriera corallina.
Great Guana Cay, tra pesca d'altura e spiagge infinite
Great Guana Cay attira un pubblico diverso perché qui il mare cambia profondità in modo repentino. Vi basti pensare che a pochi minuti dalla costa il fondale scende fino a oltre 1.500 metri. Un salto enorme che richiama pescatori da ogni parte del globo.
Sull'isola si sviluppa una spiaggia lunga circa 8 chilometri con sabbia bianca, ma pure vento costante e onde più decise rispetto al lato interno dell'arcipelago.
Come arrivare
Le Isole Abaco non sono propriamente "dietro casa", e infatti per raggiungerle è necessario almeno uno scalo. Collegamenti internazionali diretti portano a Marsh Harbour tramite il Leonard M. Thompson International Airport, oppure a Treasure Cay con il suo aeroporto. Chi arriva da altre Isole delle Bahamas passa quasi sempre da Nassau, città da cui partono voli regionali frequenti.
Esistono anche collegamenti via mare: piccoli traghetti locali connettono i cay principali, mentre charter privati consentono spostamenti più flessibili. Una volta arrivati, l'auto può essere utile sulla terraferma, ma la barca è indispensabile per esplorare davvero. Il modo più autentico è proprio navigare tra i cay, fermarsi dove capita e seguire il ritmo del vento.