Roma, sfregiata la statua dell’elefantino di Bernini: zanna spezzata al simbolo storico

Una piccola frattura che pesa sulla storia di Roma: l’elefantino del Bernini danneggiato, restauratori e polizia al lavoro insieme

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Angelica Losi

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Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

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L’elefantino di Bernini, uno dei simboli più riconoscibili del centro storico di Roma, è stato di nuovo danneggiato. Stavolta a cedere è stata una zanna. Spezzata. Ritrovata poco distante, recuperata dagli agenti della polizia locale e affidata ai tecnici della Sovrintendenza capitolina. È successo in piazza della Minerva, a pochi passi dal Pantheon, in un angolo della città dove ogni giorno passano migliaia di turisti e romani distratti, tra tavolini all’aperto e comitive con il telefono alzato.

L’allarme è arrivato dopo una segnalazione che ha fatto scattare l’intervento immediato dei funzionari comunali. Quando gli agenti del I Gruppo Trevi sono arrivati sul posto, la parte spezzata era ancora lì, appoggiata sulla scultura, tra la proboscide e l’altra zanna rimasta integra. Un dettaglio che rende ancora più incerta la dinamica: vandalismo, urto accidentale o semplice cedimento del materiale? Nessuna ipotesi, per ora, viene esclusa.

L’elefantino del Bernini danneggiato

La scena non mostrava segni evidenti di effrazione o danneggiamenti diffusi. Solo quella frattura netta, su un elemento fragile e già restaurato in passato. I tecnici della Sovrintendenza hanno chiesto subito l’intervento della polizia locale proprio per avviare gli accertamenti e mettere in sicurezza il frammento.

Adesso il lavoro si divide su due fronti. Da una parte gli investigatori, dall’altra i restauratori. Gli agenti stanno acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, una delle aree più monitorate del centro storico. Le registrazioni potrebbero chiarire l’orario esatto del danneggiamento e soprattutto stabilire se qualcuno si sia avvicinato alla statua nelle ore precedenti.

Non è escluso nulla. L’ipotesi del gesto volontario resta sul tavolo, ma non è l’unica. Gli investigatori valutano anche la possibilità di un urto accidentale: una pallonata, un contatto involontario, magari qualcuno salito sulla base della scultura per una foto. Scene che nei quartieri più belli di Roma non sono rare, soprattutto nei luoghi più frequentati dai turisti.

C’è poi la pista dell’usura. Il marmo, esposto da secoli agli agenti atmosferici, può indebolirsi. Pioggia, sbalzi termici, inquinamento. Negli ultimi mesi il maltempo ha colpito più volte la Capitale e i restauratori dovranno verificare se la struttura interna della zanna presentasse già microfratture o segni di cedimento.

La statua dell'elefantino del Bernini sfregiata a Roma
ANSA Foto
Rovinata la statua dell’elefantino di Bernini a Roma

Il caso precedente

L’episodio riapre inevitabilmente una ferita già conosciuta. Non è la prima volta che l’elefantino del Bernini viene colpito. Nel novembre del 2016, durante la notte, ignoti vandali staccarono una delle zanne lasciandola a terra. Anche allora il danno suscitò indignazione e portò a un restauro rapido deciso dall’amministrazione capitolina.

Quella stessa parte della scultura era stata quindi già oggetto di interventi conservativi. Un elemento che oggi pesa nelle valutazioni dei tecnici: capire se il precedente restauro possa aver influito sulla resistenza del marmo oppure se il nuovo distacco sia del tutto indipendente.

La notizia ha provocato reazioni immediate anche a livello istituzionale. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato di “atto inammissibile”, sottolineando come il patrimonio artistico nazionale continui a essere esposto a danni e incuria. Un episodio che arriva, tra l’altro, a pochi giorni dall’apertura di una grande mostra dedicata proprio a Gian Lorenzo Bernini alla Galleria di Arte Antica di Palazzo Barberini.

Il ministro Giuli ha annunciato che il Ministero interverrà, tramite la Soprintendenza Speciale di Roma, a supporto della Sovrintendenza Capitolina per il ripristino della scultura.

Dove si trova e la sua storia

Nascosto tra le pieghe del centro storico, l’elefantino di Bernini osserva piazza della Minerva da secoli. Siamo a pochi passi dal Pantheon, proprio davanti alla basilica di Santa Maria sopra Minerva, una delle rarissime chiese gotiche di Roma. La piazza è piccola, quasi defilata rispetto ai grandi assi monumentali, eppure non conosce pause: turisti e curiosi la attraversano senza sosta. Al centro svetta l’obelisco egizio, sostenuto dalla celebre scultura in marmo che i romani, con affetto e un po’ d’ironia, hanno ribattezzato semplicemente “il pulcino della Minerva”.

Il soprannome, in realtà, non ha nulla a che vedere con l’animale rappresentato. Deriva da una storpiatura popolare dell’espressione latina Porcinus, nome di un antico convento della zona. Con il tempo “porcino” diventò “pulcino”, e così ancora oggi molti romani indicano l’opera con questo nome affettuoso, quasi domestico.

La scultura venne realizzata nel Seicento, durante il pontificato di papa Alessandro VII Chigi. L’obelisco era stato scoperto poco prima nei pressi del convento domenicano della Minerva e si decise di rialzarlo in piazza. Il progetto fu affidato a Gian Lorenzo Bernini, già protagonista assoluto della Roma barocca.

Non fu una scelta casuale. L’elefante, nella simbologia dell’epoca, rappresentava la sapienza e la forza della conoscenza. L’idea era chiara: la saggezza (simboleggiata dall’animale) sostiene il sapere antico inciso sull’obelisco egizio. Un messaggio politico e culturale perfettamente in linea con la Roma papale del tempo.

L'obelisco della Minerva a Roma
Com’era l’obelisco della Minerva prima dello sfregio