Passaporto nella carta stagnola in aeroporto: perché sta spopolando

Il passaporto avvolto nella carta stagnola spopola negli aeroporti: ecco da dove nasce il timore per i chip RFID e quanto è davvero utile

Foto di Flavia Cantini

Flavia Cantini

Content writer & Travel Expert

Content Writer specializzata nel Travel. Per lei il successo è fare da grandi ciò che si sognava da bambini e se, scrivendo, riesce ad emozionare, ha raggiunto il suo obiettivo.

5 min di lettura

Una scena insolita ha iniziato a comparire negli aeroporti europei: al momento del controllo dei documenti, alcuni passeggeri tirano fuori dalla borsa il proprio passaporto avvolto con cura nella carta stagnola. Lo scartano davanti all’addetto, consegnano il documento e, una volta terminato il controllo, tornano a proteggerlo con l’alluminio.

Il gesto può sembrare bizzarro, ma dietro questa nuova abitudine c’è un timore molto concreto: la possibilità che il chip presente nei moderni passaporti biometrici possa essere letto a distanza e che i dati personali contenuti al suo interno vengano intercettati. La preoccupazione ha trovato spazio soprattutto sulle piattaforme social e nei forum dedicati ai viaggi, e ha trasformato una precauzione tecnologica in un curioso trend aeroportuale.

Il passaporto biometrico e quel chip che comunica senza contatto

Per capire da dove nasce il timore occorre partire dal funzionamento dei passaporti biometrici, ormai utilizzati da anni in Europa: all’interno del documento è presente un chip RFID, acronimo di Radio Frequency Identification, dotato di una piccola antenna che consente di comunicare con gli appositi lettori tramite onde radio.

Il chip non dispone di una batteria propria, viene attivato dall’energia proveniente dal segnale del lettore e può quindi scambiare informazioni senza che sia necessario inserire fisicamente il passaporto in un dispositivo.

Al suo interno vengono memorizzati dati associati al titolare: nome, cognome, data e luogo di nascita, fotografia digitale e, nei documenti più recenti, anche le impronte digitali previste dalle normative. Nei passaporti tedeschi, per esempio, il chip contiene anche altre informazioni personali utilizzate per l’identificazione.

È proprio la possibilità di una comunicazione wireless ad aver alimentato il dubbio: se il documento può dialogare con un lettore senza essere collegato fisicamente, potrebbe farlo anche con un dispositivo non autorizzato?

Perché la carta stagnola dovrebbe schermare il passaporto

Il principio alla base della trovata è semplice: l’alluminio può agire da schermatura nei confronti delle onde elettromagnetiche e, avvolgendo completamente il passaporto, può impedire al chip di ricevere un segnale sufficiente per comunicare.

Da un punto di vista fisico, dunque, l’idea non è priva di fondamento: la carta stagnola può effettivamente ostacolare la comunicazione radio del chip. Il problema è capire se questa protezione sia realmente necessaria con i passaporti moderni.

La risposta, secondo le informazioni riportate dalle autorità e dagli esperti citati nel materiale, è molto più sfumata rispetto alla paura che circola online. I sistemi utilizzati nei documenti contemporanei sono, infatti, progettati proprio per impedire che chiunque possa avvicinarsi al titolare e leggere le informazioni contenute nel chip.

Dai primi timori sulle intercettazioni alle custodie anti-RFID

Il timore della lettura a distanza non è nato con TikTok: già nei primi anni Duemila, quando i documenti elettronici iniziavano a diffondersi, esperti di sicurezza informatica come Bruce Schneier avevano richiamato l’attenzione sui possibili rischi legati alla tecnologia contactless. In quegli anni il tema suscitò anche dimostrazioni pubbliche e discussioni sulla possibilità di interrogare i chip mediante apparecchiature specifiche.

Sono così comparsi porta-documenti e portafogli anti-RFID, realizzati con materiali capaci di ostacolare le comunicazioni radio. Lo stesso principio viene utilizzato anche per altri oggetti dotati di tecnologia contactless, come alcune carte bancarie e i badge.

Rispetto alla stagnola, le custodie hanno un vantaggio pratico: non è necessario aprire e richiudere ogni volta un involucro improvvisato prima di mostrare il documento al controllo.

Nel frattempo, però, anche la tecnologia dei passaporti è cambiata. La lettura del chip non avviene avvicinando un dispositivo al documento e scaricandone liberamente il contenuto.

Per stabilire una comunicazione sicura, il lettore deve prima ottenere informazioni dalla zona del passaporto destinata alla lettura ottica, quella che contiene le righe formate da lettere, numeri e simboli presenti nella pagina con la fotografia.

Nei documenti più recenti viene utilizzato anche il sistema PACE, ovvero Password Authenticated Connection Establishment: il meccanismo consente di proteggere la comunicazione tra documento e lettore e rende molto più difficile un accesso non autorizzato ai dati.

Primo piano di due passaporti italiani sulla valigia
iStock
In aeroporto spunta il passaporto avvolto nella carta stagnola

Il rischio di una lettura abusiva è concreto?

Le informazioni fornite dalle autorità tedesche indicano che, nelle normali situazioni di viaggio, l’accesso non autorizzato al chip è considerato estremamente improbabile. La portata della comunicazione è molto limitata e un eventuale lettore dovrebbe trovarsi a distanza molto ravvicinata dal documento.

Anche per questo, l’idea di proteggere il passaporto con la carta stagnola appare più come una precauzione aggiuntiva che come una necessità per la maggior parte dei viaggiatori.

Ciò non significa che una schermatura sia dannosa: chi possiede un documento più vecchio o preferisce impedire qualsiasi comunicazione radio quando il passaporto è chiuso nello zaino può utilizzare una custodia RFID. Si tratta di una misura preventiva che non compromette il funzionamento del documento quando viene utilizzato al controllo.