Il Museo dell’Ara Pacis come non lo avete mai visto: il poema di marmo si fa luce

L'Ara Pacis si mostra finalmente in tutta la sua bellezza grazie alla tecnologia: ecco il progetto che restituisce i colori all'altare dedicato ad Augusto

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Elena Usai

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La scrittura, il viaggio e la fotografia sono le sue grandi passioni e quando parte non dimentica mai di portare un libro con sé.

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Svetonio attribuisce ad Augusto un vanto che ne sintetizza l’intera parabola politica: quello di aver trovato una Roma fatta di mattoni e di averla restituita di marmo. L’Ara Pacis è forse il simbolo più puro di questa trasformazione, un manifesto scolpito che incarna l’eccellenza artistica e l’ideologia dell’età dell’oro imperiale. Eppure, quel marmo che oggi associamo a un bianco solenne e assoluto, in origine parlava il linguaggio vivace dei colori.

Dal 27 marzo 2026, il progetto multimediale “L’Ara si rivela” rompe questa percezione monocromatica: grazie alla tecnologia, il monumento si spoglia della sua austerità per tornare a comunicare attraverso la luce e la sua policromia originale.

L’Ara Pacis, l’altare che celebra il trionfo di Augusto

L’Ara Pacis, situata all’interno del Museo dell’Ara Pacis a Roma, consacrata nel 9 a.C., fu concepita per celebrare la Pax Romana, il periodo di stabilità e fioritura raggiunto dopo decenni di sanguinose guerre civili. Ogni centimetro dei suoi rilievi, dalle decorazioni vegetali ai ritratti dei membri della famiglia imperiale, è un tassello di un poema in marmo raffinatissimo volto a trasmettere un messaggio di armonia universale.

Pensate che, osservandola da vicino, vanta un fregio vegetale così dettagliato che i botanici vi hanno identificato oltre settanta specie diverse, dai girali d’acanto ai fiori di loto, popolati da una fauna minuscola di lucertole e scorpioni che simboleggiano il rigoglio della vita sotto il nuovo ordine.

Tuttavia, la bellezza che ammiriamo oggi è frutto di una vera e propria sfida al tempo. Con la caduta dell’Impero, l’altare venne inghiottito dal fango delle piene del Tevere e dalle nuove stratificazioni urbane, rimanendo sepolto per oltre un millennio.

La sua riscoperta è stata una delle imprese archeologiche più complesse dell’epoca moderna. I primi frammenti riemersero nel XVI secolo, ma fu solo nel secolo scorso che, con scavi ingegneristici, il monumento fu interamente recuperato.

Dettaglio dell'Ara Pacis
Ufficio stampa
I dettagli ornamentali dell’Ara Pacis

Il progetto multimediale “L’Ara si rivela”

Attraverso sofisticate tecniche di videomapping, proiezioni di luce calibrate al millimetro restituiscono ai rilievi la loro policromia originaria, basata su rigorosi studi scientifici. Sarà possibile vedere sotto una luce nuova il celebre pannello della Tellus (la Terra Madre), dove i due putti e gli animali, il bue e la pecora, riemergono dai colori pastello, o il pannello di Enea, raffigurato con il capo velato mentre compie un sacrificio, proprio come Augusto stesso amava farsi ritrarre per sottolineare la sua pietas.

L’elemento di rottura di questo nuovo progetto è l’inclusione delle grandi processioni laterali, che per la prima volta prendono vita grazie al colore, restituendo un’immagine vibrante del corteo imperiale. Nella processione, tra i dignitari e i sacerdoti, sono scolpiti anche i membri della famiglia imperiale.

Biglietti e orari

Il percorso, della durata di circa 45 minuti, permette a gruppi di massimo 25 persone di immergersi in questo racconto tramite cuffie audio. La visita è disponibile ogni venerdì, sabato e domenica dalle 20:00 ed è fruibile anche dalle persone con disabilità motoria. I biglietti saranno pre-acquistabili online sul sito ufficiale a partire dalle 14:00 di lunedì 23 marzo 2026.