Non è la Bologna delle cartoline: la Bolognina ha conquistato il Guardian

Basta attraversare un ponte per lasciarsi alle spalle le folle del centro e scoprire un quartiere multietnico, vivace e fiero della propria identità popolare

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Elena Usai

Travel blogger & content creator

La scrittura, il viaggio e la fotografia sono le sue grandi passioni e quando parte non dimentica mai di portare un libro con sé.

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Chiunque sia stato a Bologna per più di un weekend, ma soprattutto chi l’ha vissuta, magari come studente o studentessa dell’università, sa che la città “si divide in due”. C’è la Bologna turistica, quella del centro storico affollato di visitatori alla ricerca delle migliori trattorie, e la Bologna che prova a resistere. Basta attraversare Ponte Matteotti, passando sopra i binari della stazione ferroviaria, per entrare nella seconda, la Bolognina, proprio la zona che ha conquistato il Guardian.

Qui spariscono i vicoli acciottolati, le torri e i palazzi medievali presi d’assalto e si entra in una quotidianità differente, fatta di mercati, piccoli bar e macellerie halal. Nata all’inizio del Novecento per ospitare le famiglie dei ferrovieri, e poi degli operai delle fabbriche della zona, la Bolognina oggi è un quartiere multietnico. Ha una forte identità politica di sinistra e una comunità decisa a non farsi snaturare dalla gentrificazione.

Chi arriva da fuori è accolto volentieri, ma qui non si sta davanti a una vetrina: si entra nella vita vera di un quartiere che, sfortunatamente, rischia comunque di perdere la sua identità.

Dalle trattorie di una volta ai sapori del mondo

La prima cosa che ha colpito il quotidiano britannico è la tavola. In Bolognina resistono le trattorie di una volta, dove ordinare tagliatelle al ragù, lasagne o una scodella di tortellini in brodo di cappone. Accanto a queste si trova però un’offerta che in centro è difficile incontrare: cucina georgiana, piatti etiopi ed eritrei da condividere, piccantissime ricette del Sichuan e persino tortellini fatti a mano con carne halal.

I vegetariani trovano indirizzi che portano in città i prodotti biologici delle aziende agricole dei colli bolognesi, trasformati in parmigiane di melanzane, lasagne vegane e polpette di verdure.

Il cuore gastronomico del quartiere è via Luigi Serra, dove trattorie rustiche sempre piene, gastronomie con taglieri di salumi e formaggi, cocktail bar ed enoteche si susseguono a pochi passi l’uno dall’altro.

E poi c’è il Mercato Albani, attivo dal 1934 e vero cuore pulsante della Bolognina. Si snoda lungo un viale ombreggiato: la mattina è il mercato di quartiere, con banchi di mortadella, prosciutto, pesce, formaggi e verdure bio. Dalle 17 fino a mezzanotte circa cambia completamente personalità. Alcuni banchi si trasformano in cocktail bar, birrerie artigianali, vinerie di vini naturali e locali informali di pizza, pasta, cucina vegana e greca. Chi ci lavora ci tiene a sottolinearlo: di giorno il mercato deve restare quello di sempre, senza diventare l’ennesima food court per turisti, come si possono trovare in centro a Bologna, e la sera ospita anche concerti, mostre ed eventi per la comunità.

I luoghi culturali della Bolognina

La Bolognina non è solo cibo. Appena superato il ponte Matteotti si incontra il Memoriale della Shoah, un’opera essenziale e severa: due pareti d’acciaio alte 10 metri, separate da un passaggio strettissimo. Di fronte svetta la chiesa del Sacro Cuore, costruita nel 1912 mentre il quartiere prendeva forma, che vale la visita anche solo per la cupola alta 60 metri.

Nascosto tra le vie interne, in un ex deposito dei tram, c’è il Museo per la Memoria di Ustica. Custodisce il relitto del DC-9 precipitato nel 1980 durante il volo Bologna-Palermo, ricostruito dall’artista francese Christian Boltanski insieme agli oggetti personali delle vittime.

L’anima alternativa del quartiere vive invece in una cooperativa di artisti e artigiani ospitata in un ex magazzino di lingerie, tra laboratori di ceramica, stampa, fotografia e musica. Il parco del DLF, invece, il Dopo Lavoro Ferroviario nato negli anni Venti per il tempo libero dei ferrovieri, è stato salvato dall’abbandono e ospita bar, un birrificio con giardino, una pizzeria, un’arena per concerti e un club di musica indie dal vivo.