In Val Resia, dove l’aria punge e il silenzio è una cosa seria, è successo qualcosa di davvero particolare. Tra i boschi del Friuli, in provincia di Udine, l’imprenditore Renato Railz ha deciso che il mito del Tenente Colombo meritava una casa, anzi, una “casa museo” dove è persino possibile soggiornare. Un esperimento che mescola il pop televisivo degli Anni ’70 con la rugosità di una terra che non fa sconti a nessuno. Ecco cosa sappiamo sulla casa museo del Tenente Colombo.
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La casa museo del Tenente Colombo
La storia di questo posto non nasce in uno studio cinematografico, ma tra le macerie. L’edificio che oggi ospita il museo era una di quelle case nate in fretta, con la forza della disperazione e della speranza, subito dopo il terremoto che nel ‘76 mise in ginocchio il Friuli. Era una ferita rimarginata che Railz ha deciso di trasformare in qualcosa di vivo.
Non aspettatevi un hotel a cinque stelle con la spa e il Wi-Fi che vola. Il vero lusso è, per citare i creatori, “sottrazione”. Si entra e si sente l’odore del tempo. C’è quell’atmosfera da poliziesco analogico: l’arredamento richiama le scenografie della serie, quell’estetica un po’ trasandata ma incredibilmente rassicurante che ha reso Peter Falk un’icona immortale. È un tributo viscerale. C’è persino la Peugeot 403 originale fuori.
È una scelta coraggiosa e originale, portare il Tenente più famoso del mondo in una valle dove la sera si fatica a trovare un ristorante aperto. Ma è proprio questo il punto. Railz lo dice chiaramente: è un modo per celebrare l’autenticità. Se si vuole capire perché Colombo vinceva sempre, forse bisogna sedersi qui, guardare il Canin e bere l’acqua del fiume Resia, che dicono sia tra le più pure d’Europa.
Cosa vedere e cosa fare
Dormire in questa struttura in provincia di Udine significa accettare che il gallo canti alle cinque del mattino e che quello sia l’unico promemoria. La Casa Museo Colombo offre cinque posti letto e l’essenziale per cucinare. Fine della lista dei comfort moderni, se per comodità intendete quelle preconfezionate dei grandi centri turistici.
La struttura è una destinazione per chi cerca una “immersione creativa“. C’è chi ci va per scrivere, chi per scappare dallo stress, chi perché è cresciuto guardando quegli episodi in cui il colpevole veniva incastrato da un dettaglio insignificante.
Il contrasto è potente: la natura selvaggia della Val Resia, incontaminata, quasi brutale nella sua bellezza, che abbraccia il mito di un uomo che risolveva i misteri della giungla urbana di Los Angeles.
È un ponte tra due mondi. Da una parte il Friuli della ricostruzione, quello che ha saputo rialzarsi dal fango e dalla polvere, dall’altra l’immaginario collettivo di una televisione che non tornerà più. “Resia è l’Italia di una volta“, dicono. E forse il Tenente Colombo, con il suo sigaro e il suo impermeabile eterno, in questa valle si sarebbe sentito finalmente a casa, lontano dal caos della California e finalmente vicino a qualcosa di vero.
Un’esperienza che non è per tutti, ed è meglio così. È per chi sa apprezzare la bellezza di un’auto vecchia sotto la neve e il sapore di un’acqua che sa ancora di montagna.