Istanbul è una creatura magnifica. Dovendo associarla all’immaginario mitologico, ricorderebbe un’idra benevola: per ogni vicolo che credi di aver domato, ne spuntano altri sette, carichi di profumi, voci e una vita che rigenera se stessa a ogni angolo. Un corpo immenso fatto di trentanove distretti, 15 milioni di persone e oltre 1700 anni di storia. Non è facile farsi un’idea di una città di queste dimensioni, soprattutto quando si hanno pochi giorni a disposizione.
C’è chi sceglie di scoprirla partendo dai grandi classici, da Hagia Sophia, la cui cupola colpì particolarmente il nostro Edmondo De Amicis, al Palazzo Topkapi, con le sue storie di sultani intrise di segreti. Eppure, c’è un’Istanbul segreta che si rivela ai viaggiatori che vogliono andare oltre gli itinerari conosciuti, avventurandosi nei quartieri meno turistici e nei luoghi dove gli abitanti stanno intessendo nuove atmosfere creative e contemporanee.
Se siete curiosi di andare oltre i sentieri battuti, questi sono i luoghi da segnare sulla mappa.
Indice
I quartieri di Fener e Balat
Lo spirito più autentico e vibrante di Istanbul risiede nell’abbraccio tra Fener e Balat. Questi due quartieri, storicamente legati alle radici greche ebraiche, si presentano come un caleidoscopio di storie stratificate. Ai turisti sono ormai celebri le facciate pastello di Kiremit e Merdivenli Street, ma non lasciatevi ingannare dalla folla che si accalca davanti alle “case colorate” più famose. Basta continuare a camminare inoltrandosi nel labirintico sali scendi delle vie per lasciarsi la calca alle spalle.
Risalendo verso l’imponente mole in mattoni rossi del Liceo Greco di Fener, l’unico suono è il brusio dei residenti e una radiolina che risuona da un panificio. Scendendo invece verso il mare, vicino al terminal dei traghetti, il quartiere rivela il suo lato più bohémien e spettinato. Qui, tra rigattieri che espongono tesori d’altri tempi e venditori ambulanti che spingono carretti carichi di curiosità sui ciottoli sconnessi, si respira un’aria di nostalgia creativa.
Il quartiere storico di Kuzguncuk
Attraversando il Bosforo verso la sponda asiatica, poco a nord del terminal di Üsküdar, si approda a Kuzguncuk, il cui nome evoca poeticamente un “piccolo corvo”. Questa è l’epitome di una dimensione residenziale e idilliaca, fatta di platani secolari e ciottoli levigati. Sebbene negli ultimi anni sia diventato meta di pellegrinaggio per i fan di alcune storiche serie TV turche, il quartiere conserva ancora intatto il suo fascino.
Passeggiando tra le sue vie, il vostro occhio cadrà inevitabilmente sulle Kuzguncuk evleri, le storiche case in legno dai toni caldi e profondi. Durante la vostra visita, però, non saltate il Kuzguncuk Bostanı: si tratta di un orto urbano incorniciato da villette dai balconi fioriti, un raro superstite di un’epoca in cui la città si nutriva grazie ai suoi giardini interni. Sopravvissuto alla speculazione edilizia grazie alla tenacia dei suoi abitanti, oggi il Bostan è uno spazio condiviso dove i residenti coltivano non solo ortaggi, ma un vero e proprio senso di comunità.

Il complesso di Kariye
Conosciuto a lungo come la Chiesa di San Salvatore in Chora, il complesso di Kariye deve il suo nome greco, Khora, alla sua posizione originaria “fuori dalle mura”, in quella campagna che un tempo circondava la Costantinopoli di Teodosio. Oggi, dopo una storia turbolenta che l’ha vista trasformarsi da monastero a moschea, poi in museo e infine nuovamente in luogo di culto nel 2024, Kariye rimane uno dei testamenti più folgoranti dell’arte tardo-bizantina.
Qui potrete ammirare i mosaici e gli affreschi voluti dal colto statista Teodoro Metochite. Le figure non sono piatte o statiche, ma vibrano di un movimento e di una profondità prospettica che rompono gli schemi del Medioevo. Tra le scene della vita di Cristo e della Vergine, ciò che incanta è la qualità dei marmi colorati e l’oro dei mosaici che, nonostante i secoli e i restauri, continuano a narrare storie bibliche con una vivacità cromatica disarmante.
Ortakoy Cami
A Ortaköy sorge invece la Grande Moschea Imperiale (o Büyük Mecidiye Camii), un gioiello neobarocco che sembra galleggiare direttamente sulle onde del Bosforo. Progettata a metà dell’Ottocento dai Balyan, la celebre famiglia di architetti che disegnò i palazzi dei sultani, è considerato uno dei luoghi migliori dove guardare il tramonto. Un consiglio? Fate come i local, prendete una kumpir (la tipica patata ripiena) e godetevi lo spettacolo seduti su una panchina!

La moschea Rüstem Pasha
Mentre l’idra urbana ruggisce tra le strade affollate che portano al mercato delle spezie, esiste un rifugio che molti viaggiatori distratti mancano: la Moschea di Rüstem Pasha. Spesso descritta come una “Moschea Blu in miniatura”, ma priva della calca che solitamente la affolla, questa gemma è un segreto che va cercato con cura tra i vicoli commerciali. Progettata dal genio dell’architettura ottomana Mimar Sinan per il Gran Visir di Solimano il Magnifico, la moschea è un trionfo di delicatezza che sfida l’imponenza delle strutture imperiali più note. L’interno è interamente rivestito dalle ceramiche di Iznik del XVI secolo, piastrelle blu e turchesi che compongono intricati motivi floreali e geometrici.
Il distretto di Çukurcuma
Spesso paragonato al Le Marais parigino per la sua atmosfera europea, questo distretto, il cui nome significa “Valle del Venerdì”, è un labirinto di negozi di antiquariato e bistrot all’aperto. La fama internazionale del quartiere è indissolubilmente legata allo scrittore Orhan Pamuk: è tra queste strade che si dipana la trama del suo celebre romanzo Il museo dell’innocenza, ed è proprio qui che lo scrittore ha dato vita all’omonimo museo. Questo è una delle tappe imperdibili per chi sta creando un itinerario culturale a Istanbul diverso dal solito, un luogo bizzarro e struggente dove gli oggetti quotidiani diventano custodi di una memoria sentimentale collettiva.
Nakkaştepe National Garden
Situato sulla sponda asiatica, a breve distanza dal fascino lento di Kuzguncuk, questo polmone verde di 90.000 metri quadrati è uno dei segreti meglio custoditi dai locali. Definito “Giardino Nazionale”, è un’oasi lontana dai circuiti turistici più rumorosi, dove i sentieri per passeggiare si snodano tra aree picnic, caffè e campi da tennis, offrendo una tregua rigenerante dal ritmo frenetico della metropoli. Le sue terrazze panoramiche offrono una vista ravvicinata e quasi vertiginosa sul Bosforo, proprio nel punto in cui l’imponente Ponte dei Martiri del 15 luglio scavalca il mare per unire Europa e Asia.
Le Isole dei Principi
Concludiamo questo itinerario dedicato a una Istanbul inedita raccontandovi le Isole dei Principi. Questo arcipelago era un tempo il luogo di esilio per nobili bizantini e oggi rifugio estivo per i residenti in cerca di aria buona. Büyükada, la più grande delle isole, accoglie i viaggiatori con le sue spettacolari ville ottocentesche in legno, avvolte da buganvillee e glicini. Ma anche le isole minori, come Heybeliada o Burgazada, offrono calette silenziose e caffè affacciati sul mare dove il tempo non sembra avere fretta, l’angolo della città ideale dove sorseggiare un caffè turco, accompagnato dalla dolcezza di un baklava.
