Sulla mappa della Comunità Valenciana, poco a ovest di Valencia, la provincia si trasforma in un labirinto calcareo scavato con pazienza millenaria dal fiume Turia. Proprio qui, l’antico borgo di Chulilla si erge fiero sopra un promontorio roccioso e, dalle stradine strette del paese raccolte attorno alla Plaza de la Baronía, il terreno scende verso una gola di roccia. Le case restano alle spalle e davanti prende forma un ambiente quasi selvaggio, fatto di pareti verticali, acqua verde-azzurra, piccoli frutteti e tracce di antiche opere.
La meta si chiama Charco Azul, espressione spagnola traducibile con “pozza azzurra”, ma il suo nome ha una storia meno poetica di quanto suggerisca il colore dell’acqua: deriva infatti dall’arabo azud, termine legato a una piccola diga o sbarramento destinato alla gestione dell’acqua per l’irrigazione.
La vera sorpresa, però, arriva alla fine del sentiero, quando il canyon si stringe fino a lasciare appena una decina di metri tra le pareti, mentre il Turia rallenta e forma un ampio specchio d’acqua. La roccia appare severa, modellata dall’erosione del fiume; l’acqua invece introduce una nota quieta e luminosa.
Indice
Origine, formazione e leggende del Charco Azul
La storia del Charco Azul comincia molto prima della nascita del turismo naturalistico. Il protagonista è il Turia, fiume che attraversa buona parte della Comunità Valenciana prima di raggiungere il Mediterraneo presso Valencia. Nel tratto di Chulilla il corso d’acqua ha inciso profondamente il rilievo, creando una gola dalle pareti alte e pressoché verticali.
Il piccolo sbarramento associato al nome del Charco Azul aveva una funzione concreta: l’acqua veniva utilizzata per irrigare gli orti situati nei pressi dell’abitato, un sistema prezioso in un territorio mediterraneo caratterizzato da estati calde e precipitazioni irregolari. A questa storia agricola si aggiunge una seconda fase legata alla produzione di energia.
Il paesaggio custodisce, però, anche racconti molto più drammatici. Una delle storie locali più note riguarda il trasporto del legname proveniente dalle montagne settentrionali. I tronchi venivano affidati alla corrente del fiume per raggiungere Valencia, sfruttando il Turia quale naturale via di trasporto. La strettezza della gola provocava, sfortunatamente, frequenti accumuli di legname. Gli uomini incaricati di liberare il passaggio affrontavano un lavoro rischioso e alcuni persero la vita durante queste operazioni.
Secondo la tradizione, proprio la memoria di quelle tragedie avrebbe portato alla costruzione di un piccolo eremo sulla riva sinistra del fiume, oltre la zona dei Calderones. Anche le acque del Turia hanno alimentato racconti legati a incidenti e annegamenti, soprattutto nelle epoche precedenti alla costruzione delle opere di regolazione del corso fluviale.
Un altro capitolo appartiene alla storia recente. Una passerella conduceva verso l’antico azud, ma l’alluvione del 1989 la distrusse. Le opere di accesso alla zona sono state successivamente migliorate, mentre alcuni collegamenti storici lungo il fiume hanno perso la loro funzione originaria. Il risultato è un paesaggio nel quale natura e archeologia industriale convivono senza bisogno di grandi scenografie.
Visita al Charco Azul, cosa vedere e cosa fare lungo il percorso
L’escursione parte dalla Plaza de la Baronía, piazza centrale di Chulilla legata all’antica Baronía, istituita nel 1274. Da questo punto si imbocca il percorso locale SL-CV 74, seguendo la segnaletica dedicata al Charco Azul. Le prime centinaia di metri attraversano il cuore dell’abitato con le sue vie strette, inclinate, raccolte tra facciate semplici e case addossate le une alle altre.
Calle Santa Bárbara e Las Cuevas accompagnano progressivamente fuori dal paese, mentre il panorama si apre verso la valle. Più in basso compaiono gli orti tradizionali e le prime pareti della gola. Il sentiero raggiunge poi il canyon del Turia. All’inizio il tracciato è abbastanza ampio, poi si restringe seguendo il profilo del fiume.
La roccia assume proporzioni imponenti e diventa il vero elemento dominante del paesaggio. Chulilla è considerata una delle principali destinazioni per l’arrampicata della Comunità Valenciana e lungo questo settore della gola si distinguono numerose vie attrezzate sulle pareti calcaree.
Dopo circa 40 minuti si raggiunge il Charco Azul. La pozza occupa una porzione allargata del corso d’acqua e colpisce per il contrasto tra la superficie tranquilla del Turia e le pareti ravvicinate del canyon. Il colore varia in base alla luce, alla stagione e alle condizioni dell’acqua, passando da tonalità verdastre a riflessi intensamente azzurri.
Un particolare curioso è El Arco, una formazione naturale nella roccia incontrata lungo il percorso. L’apertura costituisce uno degli elementi più riconoscibili della gola e aggiunge un ulteriore dettaglio geologico a un itinerario già ricco di forme modellate dall’acqua. Durante la stagione calda il Charco Azul può diventare una piscina naturale frequentata per il bagno. L’acqua del Turia resta comunque un elemento naturale soggetto alle condizioni del fiume, quindi occorre valutare con prudenza corrente, temperatura e livello dell’acqua.
Grande attenzione va riservata alle vecchie passerelle fissate alla parete presso la pozza. Le strutture risultano in cattive condizioni e sono chiuse al passaggio. Avvicinarsi oppure tentare di utilizzarle significa esporsi a un rischio inutile. Il percorso principale misura circa 2-4 chilometri, secondo il punto di partenza scelto, con un tempo complessivo vicino a 1 ora e 30 minuti per l’itinerario tradizionale.
Chi desidera allungare l’escursione può valutare una variante sul lato opposto del fiume, accessibile tramite una passerella situata prima del Charco Azul. Il tracciato prosegue attraverso altri passaggi attrezzati e aggiunge circa 1,5 chilometri. Prima di scegliere questa variante conviene verificare lo stato delle strutture, soprattutto dopo piogge intense o eventi meteorologici.
Dove si trova e come arrivare
Chulilla si trova nella provincia di Valencia, a circa 60 chilometri dalla città di Valencia, immersa nell’entroterra della Comunità Valenciana. In automobile dalla capitale valenciana si segue la CV-35, poi la CV-37, proseguendo verso Chulilla. Il centro storico presenta strade strette e disponibilità limitata di parcheggi, una situazione particolarmente evidente nei fine settimana e durante l’estate. Conviene lasciare l’auto nella zona periferica del villaggio e raggiungere la Plaza de la Baronía a piedi.

Da lì la segnaletica per il SL-CV 74 accompagna verso il canyon. Chi preferisce ridurre la salita del rientro può valutare l’accesso meridionale, passando dalla zona della piscina comunale e dal cimitero fino alla parte bassa dell’abitato, chiamata Barranquilla. Da questa zona una strada conduce verso il livello del fiume, con possibilità di parcheggio nei pressi dell’impianto di depurazione, quindi il sentiero prosegue verso il Charco Azul.