Un labirinto di roccia rossa e ponti di legno dove il tempo si è fermato: Canyon del Turia, spettacolo spagnolo

Nel paesaggio selvaggio di Chulilla il Turia ha scavato una gola profonda nella roccia, attraversata da antichi sentieri e spettacolari ponti sospesi

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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L’entroterra della Comunità Valenciana nasconde segreti geologici in grado di ribaltare del tutto l’immagine stereotipata delle spiagge affollate e dei litorali sabbiosi della Spagna orientale. A circa 50 chilometri dalla costa, infatti, il paesaggio cede il passo a imponenti formazioni calcaree strappate alla terra da millenni di erosione fluviale. Qui il Turia ha inciso per secoli una profonda gola calcarea, una successione di pareti verticali, anse strette, boschi e terrazze naturali.

Poi arriva il momento di entrare nel canyon: la Ruta de los Pantaneros (o Ruta de los Puentes Colgantes) non è nata come sentiero turistico. Per circa 5,05 chilometri, infatti, ricalca il vecchio cammino che, negli anni ’50, gli operai di Chulilla percorrevano ogni giorno per raggiungere il cantiere dell’Embalse de Loriguilla. Il percorso si snoda all’interno del Paraje Natural Municipal Los Calderones, un’area protetta di poco più di 500 ettari dominata da queste strette gole.

Il momento più indimenticabile arriva quando compaiono i ponti sospesi. Prima, però, bisogna osservare la gola. Perché sono proprio le sue pareti, modellate dall’acqua, a dare senso a tutto il percorso.

Origine e formazione del Canyon del Turia

Il canyon nasce dall’erosione esercitata dal Turia sulla roccia calcarea. Il fiume ha inciso progressivamente il terreno, seguendo fratture e zone più vulnerabili della roccia, fino a creare una gola stretta e profonda. Oggi quel che possiamo ammirare è un paesaggio di pareti verticali, speroni, anse e ambienti tanto stretti da lasciare spazio quasi soltanto all’acqua.

Canyon del Turia, Spagna
iStock
Veduta dall’alto del Canyon del Turia

Nel settore di Los Calderones la gola assume il suo aspetto più spettacolare: le pareti superano gli 80 metri e, presso La Hoz, la conformazione diventa ancora più estrema. L’erosione, infatti, qui ha prodotto “muri” alti fino a 160 metri e lasciato in alcuni punti appena 10 metri di spazio per il passaggio del fiume.

Proprio La Hoz conserva una delle storie più curiose legate al canyon: prima della costruzione dei grandi bacini idrici, il Turia aveva una portata maggiore e veniva utilizzato per trasportare verso Valencia i tronchi provenienti dalle montagne di Moya e dalla Castiglia. I madereros, i lavoratori incaricati di seguire il legname lungo il fiume, dovevano affrontare le strettoie della gola e soprattutto i punti nei quali i tronchi finivano per incastrarsi.

La Hoz rappresentava uno dei passaggi più difficili, poiché un salto d’acqua ostacolava il flusso del legname e alcuni uomini dovevano calarsi nella gola per liberare i tronchi ammassati. Una mansione rischiosa, svolta in un ambiente già difficile da raggiungere. La memoria di quei lavoratori è rimasta anche nell‘Ermita de San José de los Gancheros, edificio del XVII secolo legato proprio alla presenza dei madereros.

Molto più recente è invece la storia dei Pantaneros. Negli anni ’50 il sentiero veniva percorso dagli abitanti di Chulilla che lavoravano alla costruzione del bacino di Loriguilla. Quella che oggi appare una spettacolare escursione naturalistica rappresentava quindi un tragitto quotidiano verso il posto di lavoro.

Anche i ponti hanno una storia segnata dall’acqua: gli attraversamenti originali furono distrutti dalla grande piena del Turia del 1957, la stessa alluvione che colpì duramente Valencia. Le strutture attuali sono state ricostruite nel 2013, mantenendo però la funzione fondamentale del vecchio percorso: collegare le due sponde della gola.

La visita al canyon e i ponti sospesi

Si parte dal cuore del paese, dalla Plaza de la Baronía. Il sentiero lascia gradualmente le stradine di Chulilla, supera l’Albergue El Altico e, poco dopo, entra nel vero e proprio Canyon del Turia. Sono necessarie circa 3 ore per il percorso di 5,05 km, classificato di difficoltà media.

Già dai primi metri conviene affacciarsi con attenzione: sotto appare il Charco Azul, uno dei punti più fotografati di tutto il canyon. È una piccola pozza di un azzurro intenso, chiusa tra alte pareti di roccia, che dà subito l’idea di quanto sia stretta e verticale questa gola.

Più avanti il sentiero segue il margine superiore dei precipizi. La vegetazione cambia progressivamente, passando dal bosco ripariale vicino all’acqua alla macchia mediterranea delle zone più asciutte. Sotto, il Turia continua a seguire il fondo della gola; sopra, le pareti calcaree diventano il terreno degli arrampicatori, con vie sportive che hanno trasformato Chulilla in una destinazione internazionale per l’arrampicata.

A un certo punto, finalmente, si mostrano i ponti sospesi. Il primo attraversa la gola a circa 15 metri sopra il fiume e misura 20 metri. La struttura in legno è relativamente breve, ma la posizione amplifica completamente la sensazione di altezza. Basta fermarsi per qualche secondo al centro per vedere il canyon aprirsi sotto i piedi, con le pareti che salgono sui due lati e il Turia molto più in basso.

Il secondo è più lungo, quasi 28 metri, e si trova poco più di 5 metri sopra il fiume. La prospettiva cambia, così cambia anche la percezione della gola. Il primo attraversamento regala soprattutto verticalità; il secondo permette di osservare più da vicino il corso d’acqua e la vegetazione del fondo valle.

Superati i ponti, il canyon continua a sfilare accanto al sentiero. In alcuni tratti la vegetazione nasconde parzialmente le pareti, in altri la visuale torna completamente aperta. La Pedriza rappresenta uno dei punti panoramici più interessanti per osservare le Hoces del Turia dall’alto. Più avanti il percorso raggiunge l’Embalse de Loriguilla, il grande bacino artificiale legato alla storia dei Pantaneros.

La variante circolare permette di proseguire sul PR-CV 77.1 e arrivare a circa 13 km complessivi. Il tracciato principale della Ruta de los Pantaneros resta invece di 5,05 km e termina presso il bacino, con ritorno a Chulilla lungo il percorso indicato.

Dove si trova e come arrivare

Il borgo di Chulilla si trova nell’entroterra della provincia di Valencia, nella comarca di Los Serranos, a circa 60 km dalla città. In auto da Valencia il viaggio richiede circa 45 minuti, seguendo la A-3 e proseguendo verso l’interno fino al paese. Il punto di riferimento per la visita è il centro di Chulilla, da cui parte la Ruta de los Pantaneros. Prima dell’escursione conviene verificare le condizioni del percorso presso la Tourist Info Chulilla, soprattutto in caso di piogge recenti o condizioni particolari dei sentieri.

Servono scarpe adatte all’escursionismo, acqua e abbigliamento comodo. I primi 50 metri del percorso richiedono particolare attenzione, soprattutto con bambini, mentre i ponti sospesi vanno attraversati con prudenza e rispettando le indicazioni sul numero di persone.

Il bello del Canyon del Turia sta proprio nel cambio di prospettiva: dal paese appare come una gigantesca fenditura nella montagna, mentre dal sentiero diventa un labirinto di pareti calcaree dove i ponti permettono di percepire una profondità che pare quasi infinita.