Ine, il villaggio giapponese che è un segreto galleggiante della Penisola di Tango

Oltre le montagne di Kyoto risiede Ine, un borgo millenario che respira seguendo il ritmo delle maree e che conserva l'anima più autentica del Giappone rurale

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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L’estremità settentrionale della prefettura di Kyoto custodisce un segreto geografico protetto da aspre vette boscose e bagnato dal Mar del Giappone. Il suo nome è Ine, ed è un villaggio di pescatori che si affaccia su una baia riparata che guarda verso sud e che appare agli occhi del visitatore come un prodigio di ingegneria spontanea.

Con i suoi circa 1800 abitanti, è uno dei centri meno popolati dell’intera prefettura, ma nonostante ciò vanta radici che affondano nel periodo Edo, epoca durante la quale i pescatori idearono una soluzione abitativa geniale per ovviare alla scarsità di terreno pianeggiante. Vi basti pensare che le costruzioni tipiche, note col nome di Funaya, si ergono direttamente sul margine della baia dando vita a un perimetro ininterrotto di facciate scure che sembrano fluttuare su una superficie smeraldina.

La baia stessa (praticamente sempre calma grazie alla protezione naturale fornita dall’isola di Aoshima) rientra tra le più belle al mondo secondo riconoscimenti internazionali, così come il villaggio figura tra i più affascinanti del Giappone proprio per questa fusione totale tra architettura, paesaggio e vita quotidiana.

Cosa vedere a Ine, il villaggio d’acqua

Prima di addentrarci tra le magnifiche attrazioni di Ine, occorre fare una premessa fondamentale: la visita richiede attenzione e sensibilità, perché si entra in un luogo abitato che è anche regolato da consuetudini precise. Osservare significa comprendere, rispettare e accettare limiti chiari.

Le Funaya affacciate sulla baia

Le Funaya si sviluppano lungo 5 cinque chilometri di costa e ogni unità abitativa segue uno schema funzionale rigoroso: il piano inferiore si presenta come un grande vano aperto verso il mare, destinato al ricovero della barca e alla manutenzione delle reti da pesca; quello superiore ospita ambienti abitativi secondari, stanze per ospiti e spazi di deposito. In origine i tetti erano coperti da paglia con inclinazioni accentuate, successivamente sostituite da tegole per resistere alle intemperie.

Una separazione netta, dunque, che rappresenta il cuore dell’identità architettonica locale. Una piccola curiosità: durante il periodo Edo, queste strutture risultavano prive di finestre e svolgevano una funzione prevalentemente tecnica. L’evoluzione dei materiali nautici ha permesso una trasformazione graduale, pur mantenendo la forma originaria. Oggi circa 230 Funaya risultano ancora operative. Alcune accolgono viaggiatori, mentre altre restano esclusivamente private.

Le Omoya

Alle spalle delle funaya sorgono le Omoya, abitazioni principali addossate al pendio. Questo doppio sistema proteggeva le case dal vento e sfruttava al massimo lo spazio disponibile. Le strade risultano strette, pensate per il passaggio umano e per necessità quotidiane. Durante il giorno si osservano reti ad asciugare, cassette di legno e barche pronte a salpare.

Funaya no Sato e il punto panoramico

Dirigendosi sulla collina sovrastante il paese è possibile arrivare al cospetto della Funaya no Sato, area attrezzata con punto informativo, terrazza panoramica, botteghe e ristorazione. Da qui la baia appare nella sua interezza, con la sequenza ordinata delle rimesse e il profilo montano che chiude l’orizzonte.

Il birrificio Mukai Shuzo

Fondato nel 1754, Mukai Shuzo rappresenta una rarità culturale. Si tratta di un birrificio storico che resiste allo scorrere del tempo a pochi passi dalla riva. Gestito dalla quattordicesima generazione familiare, ospita una maestra birraia, figura ancora poco comune nel settore del sake tradizionale.

Tale bevanda è unica nel suo genere poiché è ottenuta da una varietà di riso rosso coltivata nelle vicinanze, che le conferisce un colore rosato e note aromatiche complesse. La struttura si affaccia sull’acqua, integrata tra le Funaya.

Cosa fare a Ine

Il soggiorno in questo particolare borgo del Giappone privilegia esperienze lente, legate al territorio e alle persone, quasi come a dover stare al passo con i cicli della natura e la generosità della pesca:

  • Osservazione delle tecniche di pesca tradizionale: all’alba si ha l’opportunità di scorgere delle piccole imbarcazioni che rientrano verso i piani terra delle abitazioni cariche di sgombri e ricciole. Ammirare i gesti rapidi e precisi dei pescatori mentre scaricano il pescato aiuta a comprendere quanto il confine tra mare e focolare domestico qui risulti labile.
  • Degustazione del pescato stagionale: le piccole locande del centro abitato servono piatti di sashimi che variano secondo la stagione, garantendo una freschezza assoluta.
  • Esplorazione lenta in bicicletta: il comune mette a disposizione mezzi a due ruote per percorrere l’unica strada che attraversa il villaggio. Pedalando tra i vicoli stretti si colgono frammenti di vita vera, come panni stesi al sole, anziani che riparano ceste di vimini e il rumore della pioggia che picchietta sui tetti in tegole scure.
  • Sosta contemplativa al porticciolo: fermarsi sui moli di pietra consente di posare lo sguardo sui riflessi delle Funaya che si allungano sull’acqua piatta.
  • Escursione in kayak lungo la costa esterna della baia: un’esplorazione tra grotte marine e formazioni rocciose di origine vulcanica.
  • Crociera nella baia a bordo di imbarcazioni turistiche o taxi marittimi: condotti da pescatori locali, con racconti legati alle famiglie, alle stagioni di pesca e alle caratteristiche delle costruzioni.
Ine Bay, Giappone
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La magnifica baia di Ine

Il rispetto delle regole risulta fondamentale. Ciò vuol dire che occorre tenere a mente che le Funaya restano proprietà private e che l’accesso richiede autorizzazione. È necessario anche il silenzio serale, in quanto tutela il riposo di chi esce in mare all’alba. Va ricordato che i rifiuti devono essere portati via e che il traffico veicolare segue limiti stringenti a causa delle carreggiate ridotte.

Come arrivare a Ine

Il villaggio di Ine si trova nella parte settentrionale della prefettura di Kyoto, a circa 15 chilometri da Amanohashidate: per arrivarci, bisogna attraversare i paesaggi rurali meno battuti del Paese. Da Kyoto si raggiunge Amanohashidate tramite treno espresso JR Hashidate in circa 2 ore, per poi salire a bordo di un autobus di linea che percorre la strada litoranea (la durata di quest’ultima è più o meno di 60 minuti).

Poiché le corse sono limitate e distanziate nel tempo, risulta fondamentale consultare gli orari aggiornati presso l’ufficio turistico prima della partenza.

In alternativa, con l’auto si può percorrere una strada panoramica tra mare e montagna, con tempi complessivi simili. I parcheggi disponibili risultano concentrati in aree comunali lontane dalle abitazioni.