Perché la scatola nera dell’aereo è arancione? Ecco svelato il mistero

Dietro uno degli strumenti più importanti a bordo di un aereo si nasconde una curiosità: la scatola nera è generalmente arancione, ma il suo nome ha origini ancora incerte. Ecco perché viene chiamata così e a cosa serve davvero.

Foto di Alessandra Montuori

Alessandra Montuori

content writer & storyteller

Appassionata di aerei e viaggi, parla 4 lingue ma i dialetti italiani restano i suoi preferiti. Racconta il mondo dall’alto e da vicino.

2 min di lettura

Chiedi a SiViaggia

Un oggetto il cui nome è curioso, ma l’aspetto lo è anche di più. La famosa “scatola nera” è un dispositivo fondamentale per la sicurezza in volo, ma perché ha un nome così fuorviante? Le ipotesi sulle origini di questo nome sono varie, dal gergo militare britannico agli effetti di un incendio.

Perché la scatola nera è arancione?

Nonostante il nome, la scatola nera degli aerei è generalmente di colore arancione brillante. Può essere anche gialla o rossa, ma la scelta della tonalità risponde a un’esigenza precisa, ovvero renderla più visibile e facilmente rintracciabile durante le operazioni di ricerca.

Infatti, dopo un incidente aereo, il recupero del dispositivo è fondamentale per ricostruire la dinamica degli eventi. La black box può trovarsi tra i rottami, in mezzo alla vegetazione o sul fondo del mare, dove individuarla può risultare particolarmente difficile: una colorazione vivace permette di riconoscerla più facilmente tra i detriti e di accelerare le operazioni di recupero. Il colore non è quindi un dettaglio estetico, ma una caratteristica funzionale che facilita il lavoro degli investigatori.

Perché si chiama “scatola nera”?

L’espressione inglese black box, tradotta letteralmente come “scatola nera”, è quella che ha avuto maggiore diffusione, anche grazie all’impatto mediatico che suscita quando viene associata ai disastri aerei. Tuttavia, l’origine esatta del nome non è certa.

Una delle ipotesi più accreditate lo riconduce al gergo utilizzato dai militari dell’esercito britannico, che avrebbe chiamato in questo modo alcuni dispositivi di navigazione e telecomunicazione. Per ragioni di segretezza, questi strumenti venivano sigillati all’interno di casse di colore nero opaco. Un’altra possibile spiegazione riguarda gli incendi: le alte temperature possono carbonizzare la vernice esterna del contenitore, facendolo apparire scuro o annerito. Il termine potrebbe quindi derivare proprio dall’aspetto assunto dalla scocca dopo un incidente.

Non è possibile stabilire con certezza quale delle due ipotesi sia corretta, ma entrambe contribuiscono a spiegare la diffusione di questa denominazione.

A cosa serve?

In ambito tecnico, quella che chiamiamo scatola nera comprende generalmente due dispositivi: il Flight Data Recorder (FDR), che registra i dati di volo, e il Cockpit Voice Recorder (CVR), che conserva le comunicazioni e i suoni della cabina di pilotaggio. Il primo raccoglie informazioni come velocità, altitudine, direzione e funzionamento dei sistemi di bordo. Il secondo permette di analizzare le comunicazioni dell’equipaggio e altri suoni utili a ricostruire quanto accaduto.

Entrambi sono progettati per resistere a condizioni estreme, come forti impatti e temperature elevate, aumentando le possibilità di recuperare informazioni preziose anche dopo un incidente grave.

Dunque, al di là della denominazione, il suo ruolo è fondamentale: le informazioni registrate permettono agli investigatori di ricostruire gli ultimi istanti di un volo, individuare eventuali criticità e formulare raccomandazioni per prevenire incidenti futuri. Una tecnologia discreta, ma preziosa per comprendere cosa è accaduto e migliorare continuamente la sicurezza del trasporto aereo.