Osservando con non troppa attenzione si potrebbe pensare di essere arrivati davanti a un castello medievale, uno di quelli costruiti per resistere agli assedi, con torri altissime, mura massicce e pochissime aperture rivolte verso l’esterno. Ma la verità è che dietro quella poderosa cinta difensiva resiste allo scorrere inesorabile del tempo uno dei luoghi religiosi più importanti della Serbia, custode di affreschi preziosi, antichi manoscritti e della memoria di un sovrano che contribuì a trasformare il proprio regno in un centro culturale di grande prestigio.
È il Monastero di Manasija, conosciuto anche con l’antico nome di Resava, e prende vita su un pianoro affacciato sulla valle del fiume Resava. Tutt’intorno, invece, ci sono boschi e rilievi che incorniciano possenti torri di pietra. Oggi riunisce due anime apparentemente lontane: da una parte è una straordinaria testimonianza dell’architettura militare medievale, dall’altra è la culla di un patrimonio artistico e spirituale legato alla tradizione bizantina.
La sua importanza è riconosciuta anche dall'UNESCO, che nel 2010 lo ha inserito nella lista propositiva dei siti candidati al Patrimonio Mondiale.
Breve storia del Monastero di Manasija
La storia di questo gioiello è strettamente legata a Stefan Lazarević, una delle figure più affascinanti della Serbia medievale. Figlio del principe Lazar, governò in un'epoca segnata dall'espansione ottomana nei Balcani e da continui cambiamenti negli equilibri politici della regione.
Era un abile condottiero, apparteneva all'Ordine del Drago e coltivava interessi piuttosto insoliti per un sovrano impegnato a difendere i propri territori: la letteratura, la scrittura, la traduzione e sosteneva attivamente le arti. Tra il 1406-1407 e il 1418 volle realizzare un monastero destinato a diventare il proprio mausoleo, ma anche un centro religioso e intellettuale di primo piano.
La sua ambizione però andava ben oltre la costruzione di un posto di sola preghiera, al punto che fece inaugurare la celebre Scuola di Resava, una comunità di monaci "illuminati" specializzati nella trascrizione, correzione e traduzione dei manoscritti. Prima dell'invenzione della stampa, copiare un libro richiedeva mesi di lavoro, competenze linguistiche e una precisione straordinaria. Gli amanuensi di Manasija contribuirono alla conservazione e alla diffusione di testi religiosi e letterari, esercitando un'influenza importante sulla cultura slava.
Alla morte di Stefan (improvvisamente, nel 1427) il monastero divenne la casa delle sue spoglie, mentre nei secoli successivi attraversò incendi, occupazioni ottomane, devastazioni e ricostruzioni. Poi arrivò il il XIX secolo, periodo nel quale furono realizzati nuovi interventi di recupero, promossi anche dal principe Miloš Obrenović. Dal 1954 Manasija ospita una comunità monastica femminile.
Visita al Monastero di Manasija e cosa vedere
Se all'esterno si percepisce tutto l'aspetto severo di una fortificazione militare, all'interno si avverte la dimensione intima di un monastero ortodosso ancora attivo. E il fatto curioso è che il contrasto è immediato. L'elemento più riconoscibile di Manasija è senza dubbio la sua cinta fortificata, progettata per garantire una protezione eccezionale.
Il sistema comprende 11 torri principali e una dodicesima torre collocata in un settore orientale separatamente fortificato. Le strutture sono collegate da mura che in origine raggiungevano circa 12 metri di altezza. Anni addietro, tra le altre cose, disponevano di diversi livelli sovrapposti, collegati attraverso passaggi difensivi. Sulla sommità erano presenti pure merlature e caditoie, aperture attraverso le quali i difensori potevano colpire gli assalitori.
In totale, il sistema fortificato contava 104 caditoie, un elemento particolarmente raro nell'architettura militare serba dell'epoca. A rendere il tutto ancora più imponente contribuivano una seconda linea di mura, oggi parzialmente scomparsa, e un fossato difensivo largo fino a 17 metri.
Con il nome Torre del Despota si identifica il mastio principale, considerato uno dei risultati più importanti dell'ingegneria militare medievale serba. Presenta una base quadrata di circa 14,5 metri per lato e si distingue dalle altre torri per la maggiore imponenza e l'organizzazione degli ambienti interni.
Al centro del cortile sorge invece la chiesa principale che è anche uno degli esempi più significativi della Scuola della Morava. L'edificio presenta una pianta a croce inscritta con terminazioni absidali e 5 cupole. Le superfici esterne, costruite con blocchi di pietra arenaria, mostrano una decorazione piuttosto sobria.
In origine, circa 2.000 metri quadrati delle superfici interne erano rivestiti da affreschi. Al giorno d'oggi (e sì, purtroppo) ne sopravvivono approssimativamente 700, ma comunque sufficienti a testimoniare l'altissimo livello raggiunto dai pittori che lavorarono alla decorazione. Le tonalità di blu intenso, le applicazioni dorate, i volti espressivi e i particolari delle vesti rendono queste pitture uno degli esempi più raffinati dell'arte bizantina del primo '400.
Sulla parete occidentale della navata si conserva anche il celebre ritratto di Stefan Lazarević, che appare vestito con abiti sontuosi, decorati con aquile bicipiti. La sepoltura attribuita al despota, invece, è segnalata da una lastra marmorea.
Tra le altre strutture meritano attenzione i resti del refettorio medievale, l'ambiente utilizzato dai monaci per consumare i pasti in comune, di cui rimangono anche tracce di ambienti destinati alle attività quotidiane, ai depositi e alle lavorazioni artigianali. Manasija è tuttora un monastero ortodosso abitato da religiose, pertanto la visita richiede un comportamento rispettoso, abbigliamento adeguato e particolare discrezione negli spazi destinati alla preghiera.
Dove si trova e come arrivare
Il magnifico Monastero di Manasija si trova nella Serbia orientale, a circa 3 chilometri da Despotovac, nel territorio della regione storica della Resava. Ciò vuol dire che Belgrado dista circa 135 chilometri in linea d'aria, mentre il percorso stradale è più lungo. Per raggiungere il complesso dalla Capitale conviene utilizzare un'automobile, seguendo le indicazioni verso Despotovac e successivamente per il monastero.
Il tragitto attraversa una parte del Paese lontana dai principali circuiti turistici internazionali, tra piccoli centri abitati, campagne e paesaggi collinari. Una volta raggiunta Despotovac, la distanza residua è breve.