Le affascinanti profondità della Grotta di Bossea, tra labirinti d’acqua e cattedrali di roccia

Nelle viscere della Val Corsaglia, un torrente modella il buio da millenni dando vita a uno spettacolo sotterraneo unico: quello della Grotta di Bossea

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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In provincia di Cuneo, per la precisione nel comune di Frabosa Soprana, si apre un varco verso un universo parallelo che sfida la nostra percezione del tempo. No, non è uno scherzo, perché la Grotta di Bossea rappresenta sia una soglia storica per l’Italia, sia un ecosistema monumentale che “costringe” ad abbandonare la luce solare per abbracciare un’atmosfera densa, umida, e carica di profumi minerali mescolati al fragore costante dell’acqua.

Scoperta nell’Ottocento e accessibile al pubblico dal 1874, è la vera prima cavità turistica del nostro Paese. A differenza di altri siti ipogei celebrati per la sola bellezza, Bossea unisce dimensione estetica e valore didattico, mostrando processi naturali che sono ancora in corso. In poche parole, qui non si è di fronte alla classica caverna statica e silenziosa, ma piuttosto a un sistema vivo, un’arteria pulsante della Terra che respira tramite correnti d’aria e flussi idrici perenni.

Storia e formazione della Grotta di Bossea

Molto prima di venire scoperta, la Grotta di Bossea era già in movimento. Le sue origini, infatti, risalgono al periodo in cui il sollevamento della catena alpina permise all’anidride carbonica sciolta nelle piogge di corrodere il calcare e altre rocce carbonatiche. Il sistema carsico Maudagna-Corsaglia nasce dall’azione combinata di acqua e calcare, lungo fratture e piani di stratificazione formatisi oltre 180 milioni di anni fa.

Ciò vuol dire che la montagna ha custodito questo processo lento, lasciando che il torrente ipogeo ampliasse gallerie, scavasse canyon e formasse laghi e sifoni. Le prime esplorazioni documentate risalgono alla prima metà dell’Ottocento. Fu Domenico Mora, fornaciaio della valle, a guidare gruppi lungo i primi tratti accessibili, raggiungendo il Lago di Ernestina (nella parte inferiore della cavità). La svolta arrivò nel 1874, grazie alla spedizione coordinata da don Bruno di Mondovì, che superò la cascata principale e accedette ai livelli superiori. Da quel momento Bossea entrò nella storia.

Nel secondo dopoguerra la conoscenza della cavità ebbe un forte avanzamento. Tra il 1948 e il 1949 le spedizioni Loser, Muratore e Cappello completarono il rilievo dei rami principali, esplorando gallerie fossili sopra il corso attivo del torrente. Negli anni successivi gruppi speleologici piemontesi e lombardi individuarono nuovi sviluppi su più livelli, al punto da aggiungere circa un chilometro di tracciati.

Un capitolo a parte riguarda la paleontologia. Fin dalle prime indagini emersero accumuli di ossa di Ursus spelaeus, l’orso delle caverne, specie estinta che frequentava Bossea durante il Quaternario per il letargo e, probabilmente, la riproduzione. Resti di individui giovani e anziani raccontano stagioni difficili, inverni rigidi e risorse scarse.

Dal 1969 Bossea ospita una stazione scientifica permanente, punto di riferimento per studi geologici, biologici e idrologici. Le ricerche effettuate nel corso degli anni hanno censito 57 specie cavernicole, di cui 10 endemiche, confermando l’unicità biologica di questo ambiente.

Come funziona la visita

L’itinerario turistico si snoda lungo passerelle metalliche e gradinate che permettono di superare dislivelli notevoli senza compromettere la sicurezza. Una volta oltrepassata la soglia d’ingresso, la temperatura scivola rapidamente verso i 9 gradi costanti, mentre l’umidità avvolge la pelle con una carezza fresca.

Va specificato che l’accesso avviene sempre con guida speleologica entrando in una specie di corridoio, ovvero una galleria suborizzontale lunga circa 110 metri modellata dal torrente in epoca antica. Le escursioni durano mediamente 100 minuti, con percorsi adatti a vari pubblici, inclusi studenti con programmi educativi focalizzati su temi geologici e paleontologici. Per gli adulti, l’itinerario standard esplora la sezione principale, mentre opzioni brevi si limitano a zone iniziali per chi preferisce esperienze più contenute.

Cosa vedere lungo il percorso

Il percorso inizia in zone ricche di concrezioni spettacolari, in cui stalattiti e stalagmiti si fondono in colonne massicce con sfumature che variano dal bianco latteo all’ocra scuro (a seconda dei minerali trasportati dalle gocce). Passo dopo passo si apre la Sala delle Frane, chiamata anche Sala delle Rovine. Il passaggio segna il debutto della grande Bossea, con il rumore dell’acqua che cresce, le dimensioni che si dilatano e il dislivello che diventa percepibile.

Sul fondo scorre il torrente, con portate variabili tra 50 e 150 litri al secondo: ogni anno milioni di metri cubi d’acqua attraversano il sistema, asportando centinaia di tonnellate di roccia. Proseguendo verso le zone interne si incontra la Sala del Tempio, spazio che colpisce per la struttura del soffitto, un velario naturale inciso da piani di frattura netti. Ma non è solo quello, perché il suo volume è talmente vasto che può mandare persino in crisi i sensi. Tra i massi e le stalagmiti si trova l’area dedicata all’orso delle caverne, punto di forte impatto emotivo.

Seguendo il tragitto si raggiunge la Sala delle Meraviglie, dominata da una colata calcitica imponente che scende verso il fiume. Le analisi con traccianti hanno permesso di individuare l’area di alimentazione idrica, collegata a un bacino sotterraneo di notevole estensione.

Degna di nota è anche la Sala Giovanni Garelli in quanto rappresenta uno degli spazi più vasti. Vi basti pensare che le proporzioni ricordano una basilica naturale, con archi rocciosi e altezze che toccano i 50 metri. Il punto culminante della visita coincide con la cascata del Lago di Ernestina. Il salto d’acqua, alto circa 10 metri, segna il confine tra area turistica e settore riservato alla ricerca speleologica. Oltre questa soglia si sviluppano gallerie complesse, sifoni esplorati fino a 54 metri di profondità e ambienti accessibili esclusivamente a tecnici specializzati.

Grotta di Bossea, Piemonte
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La cascata della Grotta di Bossea

Come arrivare e info utili

Ci troviamo tra le meraviglie del Piemonte meridionale, in località Bossea nel comune di Frabosa Soprana (provincia di Cuneo). Questa è una zona con paesaggi montani di rara bellezza, che fanno spaziare lo sguardo su boschi fitti e pendii rocciosi. Partendo da Cuneo o da Mondovì, occorre seguire le indicazioni per la Val Corsaglia, risalendo la strada provinciale che attraversa piccoli borghi alpini fermi nel tempo.

Per chi proviene da Torino o Savona tramite l’autostrada A6, l’uscita consigliata risulta quella di Mondovì, da cui si prosegue per circa mezz’ora. La grotta è aperta al pubblico durante gran parte dell’anno, con chiusura limitata al 25 dicembre e al primo gennaio. Le visite partono con un minimo di due partecipanti. Sono previste tariffe differenziate per adulti, bambini, gruppi e scuole.

Occorre inoltre sapere che Bossea rientra in un’area protetta gestita dall’Ente del Parco Naturale del Marguareis, status che garantisce tutela ambientale e continuità scientifica.