Dopo un’iniziale studio degli Anni ’80, è partita ufficialmente una campagna archeologica sulle Ande: a 3.400 metri di altitudine un team di archeologi ha iniziato a fare ricerche nella regione peruviana di Cajamarca, aggiungendo informazioni utili su quotidianità, tecnologie e usanze Inca.
Nel sito di Wancasanga, nell’area di huaman Orco, che molti chiamano Chauchabamba, gli archeologi hanno individuato un insieme di edifici che potrebbe essere stato utilizzato per conservare derrate e altri beni destinati all’amministrazione statale. Un indizio prezioso per capire come gli Inca organizzavano la vita e le risorse in uno degli ambienti più estremi delle Ande.
Indice
La scoperta ingegneristica dell’impero Inca sulle Ande
Il Proyecto de Investigación Arqueológica Wancasanga, la prima campagna sistematica, che avviene dopo le ricognizioni degli Anni ’80, ha già dato grandi soddisfazioni. Gli scavi hanno dato modo di documentare le strutture architettoniche e osservare alcuni accorgimenti tecnici che hanno aggiunto informazioni importanti alla ricostruzione storica.
Tra gli elementi più interessanti figura, infatti, un sistema di ventilazione realizzato attraverso condotti costruiti in pietra. Una soluzione apparentemente semplice, ma fondamentale in edifici destinati alla conservazione di alimenti e materiali, soprattutto in un territorio caratterizzato da forti escursioni termiche, umidità e venti frequenti.
Nel settore C gli archeologi hanno riconosciuto dodici costruzioni a pianta circolare, distribuite sul terreno secondo una disposizione curva, quasi a formare una mezzaluna. La loro organizzazione e le caratteristiche architettoniche hanno suggerito agli studiosi una possibile funzione legata allo stoccaggio di prodotti.
Particolarmente significativa è la struttura individuata in una vicina area di scavo. L’edificio presenta due condotti progettati per consentire il passaggio dell’aria. I canali sono stati costruiti utilizzando blocchi lapidei e grandi lastre di pietra poste come copertura.
La posizione degli ambienti sembra rafforzare l’ipotesi di una progettazione intenzionale. Le strutture sorgono infatti in una zona del sito molto esposta alle correnti d’aria. Gli antichi costruttori potrebbero avere sfruttato consapevolmente i venti naturali per mantenere più asciutti e ventilati gli spazi interni, migliorando così le condizioni necessarie alla conservazione delle risorse.
Anche i materiali recuperati durante lo scavo forniscono indicazioni importanti sulla cronologia del complesso. Tra i reperti figurano frammenti appartenenti a un aríbalo, il caratteristico recipiente ceramico utilizzato nel mondo Inca, spesso associato al trasporto e alla conservazione di liquidi e prodotti alimentari.
L’importanza della scoperta
La scoperta di Wancasanga sulle Ande non riguarda soltanto le strutture riportate alla luce. Il sito offre uno sguardo più concreto su come gli Inca riuscissero a gestire risorse e rifornimenti anche in territori difficili, dove clima e conformazione geografica complicavano ogni attività.
Tra gli elementi più interessanti ci sono alcuni edifici che potrebbero essere stati utilizzati come depositi. Se questa interpretazione verrà confermata, il sito archeologico del Perù potrebbe restituire nuove informazioni sul sistema di approvvigionamento dell’Impero. I magazzini avevano infatti un ruolo centrale: servivano a conservare alimenti, tessuti e altri beni destinati poi alla popolazione, agli eserciti o ai funzionari.
C’è poi l’incredibile innovazione sulla ventilazione. Alcune caratteristiche delle strutture fanno pensare a un uso studiato delle correnti naturali per favorire la conservazione dei prodotti. Un dettaglio tutt’altro che secondario. Mostra come chi progettò questi edifici conoscesse bene le condizioni del luogo e sapesse adattare le costruzioni all’ambiente.
Wancasanga, quindi, potrebbe raccontare non solo come gli Inca costruivano, ma anche come organizzavano concretamente la vita e le risorse in una delle aree più complesse del loro territorio.