In Egitto, nella regione del Beheira, gli scavi a Tell el-Abqain stanno restituendo un pezzo di storia rimasto sepolto per tre millenni. Il sito, un tempo avamposto militare ai margini occidentali del Delta del Nilo, faceva parte del sistema difensivo che l’Egitto del Nuovo Regno aveva costruito contro le incursioni delle tribù libiche.
Tra le nuove scoperte, a colpire l’attenzione degli archeologi è stata soprattutto una sepoltura fuori dal comune: quella di un cavallo, ritrovato intatto e con ogni probabilità sacrificato secondo un rituale preciso, insieme a testimonianze che collegano il sito al faraone Ramses II.
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La scoperta: un cavallo sepolto con cura a Tell el-Abqain
Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce un ampio complesso abitativo in mattoni crudi, attraversato da due strade che si incrociano ad angolo retto e collegato all’ingresso meridionale della fortezza, realizzato in pietra calcarea. Un impianto urbanistico tutt’altro che casuale, che racconta di una comunità organizzata: nelle stanze sono stati trovati silos per il grano, forni per la cottura del pane e, nell’angolo sud-orientale, abitazioni sorte intorno a un gruppo di pozzi già noti agli archeologi per recare le titolature di Ramses II.
Alcuni ambienti, a nord della via principale, fungevano da magazzini: al loro interno sono stati rinvenuti grandi vasi in ceramica con resti di chicchi di grano carbonizzati, prova diretta delle strategie di conservazione del cibo adottate nella fortezza.
Ma è la sepoltura di un cavallo maschio, giovane e di taglia media, il ritrovamento più singolare. L’animale, verosimilmente allevato per la velocità e destinato all’addestramento o al traino dei carri da guerra, è stato deposto con il corpo intatto e la testa orientata in una direzione precisa, un dettaglio che lascia pensare a una cerimonia vera e propria. Accanto alla sepoltura sono emersi frammenti cilindrici in alabastro e calcare, probabilmente parte della decorazione di un finimento da carro.
Il legame con Ramses II e i culti della fortezza
A rendere ancora più interessante la scoperta avvenuta in Egitto sono le testimonianze scritte. Per la prima volta nell’area archeologica del Beheira è stata rinvenuta una stele in calcare con un testo ieratico riferito al re Merneptah, che ne celebra la forza paragonandola a quella del dio Seth, con un richiamo anche al dio creatore Ptah. Una seconda stele riporta invece il nome di nascita, il nome del trono e il nome di Horus di Ramses II, mentre una terza raffigura un prigioniero libico delle tribù Meshwesh, con il corpo piegato in segno di sottomissione.
Anche gli oggetti religiosi emersi confermano quanto la vita quotidiana nella fortezza fosse intrecciata alla sfera del sacro: scarabei con i nomi di Ramses II e Seti I, altri legati ad Amon, Sekhmet, Ptah e Seth, oltre ad amuleti a forma di pesce, fiore di loto, cobra, segno nefer e babbuino, simboli di protezione, fertilità e rinnovamento. A completare il quadro, oggetti di uso comune come vasellame per la conservazione di cibo, profumi e oli, tra cui un flacone collegato ai pellegrinaggi ad Abido, pesi da telaio e strumenti per la macinazione.
Nel complesso, la fortezza di Tell el-Abqain restituisce l’immagine di una comunità in cui la vita militare conviveva con l’agricoltura, l’artigianato e la devozione religiosa. Gli scavi proseguono e i ricercatori si aspettano che possano chiarire ulteriormente il ruolo del sito nella difesa della frontiera occidentale egiziana durante il Nuovo Regno.