Ventuno chilometri quadrati, meno di 12.000 abitanti e un problema: l’innalzamento del mare che minaccia di inghiottire le coste dove vive quasi tutta la popolazione. Nauru, la piccola nazione insulare del Pacifico che di recente ha adottato anche il nome ufficiale di Repubblica di Naoero, ha deciso di trasformare la propria vulnerabilità in un’opportunità economica.
Dal 2025 offre infatti un programma di cittadinanza per investimento, il cosiddetto “passaporto d’oro”, il cui ricavato è destinato a finanziare la ricollocazione di gran parte del Paese verso l’entroterra, l’unica area non compromessa da decenni di estrazione di fosfati. Un piano che, secondo le stime del governo, richiederà solo per la prima fase oltre 60 milioni di dollari.
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Come funziona il passaporto e cosa offre
Il programma, chiamato Naoero Economic and Climate Resilience Citizenship Program, prevede un contributo governativo di 115.000 dollari, al momento scontato a 90.000 dollari grazie a un’offerta a tempo valida per le domande presentate entro il 31 dicembre 2026.
Non sono richiesti né un periodo minimo di soggiorno né una conoscenza della lingua e il giuramento di cittadinanza può essere prestato da remoto tramite videochiamata: un iter pensato per chi cerca un piano B senza doversi trasferire davvero sull’isola.
In cambio, i richiedenti ottengono un passaporto che garantisce accesso senza visto, visto all’arrivo o autorizzazione elettronica a oltre 130 destinazioni, tra cui hub internazionali come Singapore, Hong Kong ed Emirati Arabi Uniti. Un dettaglio non da poco per chi arriva da Paesi con passaporti dal potere di viaggio limitato: non a caso, tra i richiedenti figurano molti cittadini africani, insieme a un pubblico internazionale più ampio attratto anche dall’assenza di tasse su redditi esteri, eredità e donazioni.
C’è però un limite chiaro: diventare cittadini di Nauru non dà alcun diritto di acquistare terreni sull’isola, dove la proprietà fondiaria resta un affare riservato a pochi.
Com’è la vita nella più piccola repubblica insulare del mondo
Chi ottiene il passaporto non è tenuto a mettere mai piede sull’isola, ma per chi fosse curioso di visitarla, Nauru offre uno scenario fuori dagli schemi. È la più piccola repubblica insulare del mondo, ma anche una delle più isolate e raggiungerla richiede voli con scali limitati.
L’inglese è lingua ufficiale insieme al nauruano, il che rende tutto più immediato per un visitatore straniero, e i servizi essenziali garantiscono una quotidianità semplice, senza il caos delle grandi mete turistiche. Non aspettatevi resort o vita mondana: Nauru è terra di privacy e basso profilo, con un’unica strada costiera che gira intorno all’isola e paesaggi che alternano lagune turchesi a un entroterra ancora segnato dalle vecchie miniere di fosfati, oggi al centro dei piani di riqualificazione ambientale. Il Paese mantiene inoltre solidi legami regionali attraverso il Pacific Islands Forum e la cooperazione con Australia e Nuova Zelanda.