Il 7 settembre cade la Giornata Internazionale dell’Aria Pulita per i Cieli Blu. Ricorrenza giovane, poco conosciuta, che prova a tenere insieme un problema enorme e piuttosto scivoloso. Respirare è un gesto automatico e forse anche per questo la qualità dell’aria finisce in fondo alla lista delle urgenze, almeno finché non arriva il bollettino con le polveri sottili sopra soglia, specialmente nelle grandi città e nelle aree industriali. Il grosso del lavoro resta in capo a governi e imprese: normative, filtri, riconversioni, soldi investiti dove servono. Su questo non c’è molto da discutere… poi ci sono le scelte piccole, quelle quotidiane, e a conti fatti pesano anche quelle. Compresi i viaggi.
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso le destinazioni che si sono mosse davvero: trasporti a basse emissioni, verde urbano, limiti al traffico, un turismo pensato per non logorare i luoghi che mette in vetrina. Qualche città ci ha costruito sopra un’identità intera. Altre ci stanno provando, con risultati alterni.
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Giornata internazionale dell’aria pulita
Il 7 settembre è la Giornata mondiale dell’aria pulita. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite l’ha istituita nel 2019, la prima edizione è arrivata l’anno dopo. Il tema è l’inquinamento atmosferico. La ricorrenza, dunque, non vuole restare soltanto una data sul calendario. Il messaggio è considerare l’aria pulita un bene comune da difendere con scelte concrete: più energie rinnovabili, meno emissioni industriali, edifici più efficienti e città capaci di ridurre le fonti di inquinamento.
L’obiettivo dichiarato è riportare la qualità dell’aria al centro, insieme alle misure capaci di abbassare le emissioni. Trasporti, industria. E poi il capitolo energia, che vale doppio: come la produciamo e quanta ne bruciamo. L’UNEP, il programma ambientale dell’ONU, batte soprattutto su un tasto. Politiche per il clima e interventi contro l’inquinamento continuano a viaggiare su binari separati, con tempi e responsabili diversi, e non ha molto senso che sia così.
Le mete dove si respira meglio
Secondo il World Air Quality Report 2025 di IQAir ci sono alcune località dove la qualità dell’aria è nettamente superiore. Dopo aver analizzato ben 9.446 città ecco la classifica con alcune mete che possono stupire i viaggiatori.
Il dato più sorprendente del rapporto IQAir arriva dal Sudafrica. Nieuwoudtville, piccolo centro del Namaqualand, è risultata la città con la concentrazione media annuale di PM2,5 più bassa tra quelle monitorate nel 2025: appena 1 microgrammo per metro cubo. È una destinazione lontana dalle rotte urbane più affollate, conosciuta soprattutto per i paesaggi naturali e per le spettacolari fioriture stagionali.
In Europa meritano attenzione le destinazioni dei tre Paesi che nel 2025 hanno rispettato la soglia annuale OMS: Islanda, Estonia e Andorra. Reykjavik è una scelta ideale per chi vuole abbinare un city break a escursioni tra coste, sorgenti geotermiche e grandi spazi aperti; Tallinn unisce un centro medievale compatto a una forte presenza di aree verdi; Andorra la Vella, circondata dai Pirenei, permette invece di alternare passeggiate urbane e giornate in montagna.
Anche l’Oceania continua a distinguersi: nel 2025 il 61% delle città monitorate nella regione ha rispettato la linea guida OMS. Per un viaggio a lungo raggio si possono quindi considerare mete australiane come Hobart, porta d’accesso alla natura della Tasmania, insieme alle isole e ai territori del Pacifico che figurano tra le aree con le medie più basse.

I luoghi meno inquinati al mondo:
- Polinesia Francese (Oceania);
- Porto Rico (Caraibi, Stati Uniti);
- Isole Vergini Americane (Caraibi, Stati Uniti);
- Barbados (Caraibi);
- Nuova Caledonia (Oceania, Francia);
- Islanda (Europa);
- Bermuda (Territorio britannico d’oltremare);
- Réunion (Dipartimento Oltremare della Francia);
- Andorra (Europa);
- Australia (Oceania);
- Grenada (Caraibi);
- Panama (America Centrale);
- Estonia (Europa);
- Nieuwoudtville (Sudafrica).