Sei isole minori italiane per un trekking di fine estate lontano dalla folla

Dall'Arcipelago Toscano alle Eolie, viaggio tra le più belle e panoramiche escursioni sulle isole italiane, da affrontare al termine della bella stagione

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Lorenzo Calamai

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Dopo quattro continenti, diciassette paesi, quindici capitali ha scoperto che il più delle volte quello che cerchi non è poi così lontano da casa.

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Unire, in qualche modo, la montagna al mare è possibile. Con l’estate che si avvia verso la sua coda finale, con le temperature più clementi e la canicola meno battente, uno dei grandi piaceri a cui dedicarsi è il trekking. Ma non con escursioni qualsiasi, bensì alla scoperta delle isole minori italiane, piccoli ammassi di terra, roccia, scoglio e boschi seminati nel grande blu del Mediterraneo.

L’Italia vanta oltre 800 isole nel suo pur contenuto territorio, di cui meno di cento sono abitate. All’interno di questo insieme si trovano veri e propri tesori di natura selvaggia, panorami spettacolari e mare cristallino che sono rimaste tutto sommato fuori dai circuiti del turismo di massa e sono riuscite a conservare un volto immutato e intatto, da esplorare con gentilezza e cura, un passo dopo l’altro.

Alicudi

Meno di cento abitanti vivono ad Alicudi, la più occidentale delle isole Eolie. Nell’antichità questa collina che si erge improvvisa al di sopra del livello del mare era nota come Ericussa, che in greco antico significa ricca di erica. Tale erba cresce infatti copiosa sui fianchi del Filo dell’Arpa, come si chiama la vetta che domina l’isola.

Alicudi, in cima al Filo dell'Arpa
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Dall’alto di Alicudi si vedono tutte le Eolie

Pressoché circolare, è il frutto di un vulcano ormai spento da decine di migliaia di anni. I pochi residenti abitano il lato sud dell’isola, dove si trovano stretti appezzamenti di terreno che digradano il più dolcemente possibile verso il mare, in un luogo che per il resto vede la ripidità come proprio tratto distintivo.

Da Alicudi Porto si dipana una serie di mulattiere che raggiungono le contrade abbarbicate nella parte montana, caratterizzate da gradini, fichi d’India, muretti a secco. Bellissime passeggiate che regalano bei colpi d’occhio sul mare e sui pendii dell’isola.

L’escursione regina è quella che porta alla cima del Filo dell’Arpa: 675 metri sul livello del mare da scalare in poco più di due chilometri di impervio sentiero. La vista dalla cima è impagabile: abbraccia l’intero arcipelago delle Eolie. Chi vuole godere di un punto panoramico che dà sulla impraticabile area nord-occidentale di Alicudi, può deviare dal sentiero che porta alla cima, aggirandola e raggiungendo la cosiddetta Timpa delle Femmine.

Capraia

Capraia è una delle isole meno conosciute dell’Arcipelago Toscano, e forse la più adatta per gli amanti delle escursioni. Vulcanica, brulla, quasi priva di alberi ad alto fusto, mostra il suo paesaggio senza filtri: crinali scoscesi, strapiombi sul mare, grandi spazi aperti interrotti dall’emergere, nei pressi della linea costiera, dalla sagoma di antiche torri di avvistamento, rimaste a guardia di un orizzonte che oggi non fa più paura a nessuno.

Tra le isole toscane è quella più lontana dalla terra ferma, e si trova più vicina alla Corsica di quanto non lo sia alla costa tirrenica della Toscana.

Il profilo dell'isola di Capraia
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Il profilo dell’isola di Capraia

Diversi sentieri escursionistici percorrono l’isola in lungo e in largo, partendo da Capraia Paese e raggiungendo i principali rilievi e alcune punte. La camminata panoramica per eccellenza è quella che porta al Monte Castello, il punto più alto dell’isola a 445 metri, da cui lo sguardo spazia dalla Corsica all’Elba. Lo si raggiunge con un sentiero dal porto di poco più lungo di 5 chilometri.

Chi ha gambe e tempo può spingersi fino alla Torre dello Zenobito, all’estremità meridionale, lungo un percorso ad anello di circa 15 chilometri. La Torre, costruita nel Cinquecento dai genovesi che amministravano l’isola, sovrasta la magnifica Cala Rossa, una falesia dal distinto colore rossastro, ferroso, frutto del crollo di un cono vulcanico risalente a 4 milioni di anni fa.

Marettimo

Isole Egadi, Sicilia. Marettimo è la più occidentale del trittico, quella che ha conservato meglio la propria identità di isola-montagna rispetto a Favignana e Levanzo, e anche quella meno frequentata dal turismo, forse perché più lontana dalla costa, forse perché pressoché priva di spiagge di sabbia. Una vera e propria roccia che si staglia in mezzo al blu, percorsa da un reticolo di sentieri assolati.

Punto di snodo cruciale della rete sentieristica dell’isola sono le Case Romane, resti di un antico insediamento corredati da una chiesetta ancora consacrata. Sopraelevate rispetto al paese dove attraccano i traghetti con destinazione Marettimo, dalle Case Romane si gode già di una splendida vista panoramica.

Veduta sul Castello di Punta Troia a Marettimo
Lorenzo Calamai
Il Castello di Punta Troia

Tante le escursioni da non perdere, su e giù dal crinale che percorre da nord a sud l’isola. Raggiungere Pizzo Falcone, la vetta più alta di Marettimo a 686 metri, significa regalarsi un panorama a 360 gradi davvero impressionante, con la possibilità di ammirare il profilo delle altre Egadi all’orizzonte.

Il sentiero per il Castello di Punta Troia, la fortezza che i Borboni usarono come carcere per prigionieri politici, è il grande classico: un sentiero a mezza costa che offre vedute mozzafiato sul paese e sul fortilizio, seduto su un promontorio attaccato al resto dell’isola solo da un lembo di terra. La fortezza conserva però un dettaglio storico particolare: la grande cisterna scavata nella roccia, profonda circa 7 metri, fu trasformata in una prigione sotterranea senza luce, dove i detenuti venivano calati dall’alto.

Da non sottovalutare le escursioni che portano al lato occidentale dell’isola, dove lo sguardo si perde verso un orizzonte dove domina soltanto il mare, ma che a fine giornata regala tramonti incantati.

Linosa

È piccola, Linosa. Poco più di cinque chilometri quadrati in mezzo al Mediterraneo, a pari distanza dalla costa della Tunisia, a ovest, e da quella della Sicilia, a nord. La sua natura vulcanica è perfettamente apparente, con le sue rocce nere e i suoi rilievi conici. Piccole case colorate fanno da contrasto alla natura aspra, corredando il panorama.

Il sentiero più classico sale al Monte Vulcano, punto più alto dell’isola con appena 195 metri ma dal panorama spropositato rispetto alla quota: nelle giornate di libeccio si scorge persino Lampedusa, che si trova a più di quaranta chilometri.

Gli altri due rilievi vulcanici, Monte Rosso e Monte Nero, completano il quadro delle salite da affrontare. Entrambi devono il loro nome alla caratteristica ben evidente del rispettivo terreno: una terra rossa e ferrosa accompagna l’escursione in vetta ai 187 metri del Monte Rosso, mentre il Monte Nero è fatto della tipica roccia vulcanica e si affaccia direttamente sul mare, con il suo cratere parzialmente crollato al di sotto del livello dei flutti.

Montecristo

Montecristo è un caso a parte. E non tanto per il romanzo di Dumas, anzi, ma perché è l’isola più inaccessibile dell’Arcipelago Toscano. Infatti, è Riserva Naturale Statale Integrale dal 1971 e Riserva Naturale Biogenetica del Consiglio d’Europa. Per questo, l’isola non si raggiunge con un servizio di trasporto regolare e l’accesso è consentito esclusivamente tramite visite guidate autorizzate dal Reparto Carabinieri Biodiversità e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Il numero di visitatori è, quindi, rigidamente contingentato (ci sono meno di duemila posti ogni anno), con prenotazioni da effettuare con largo anticipo. Una volta ottenuto un posto nella visita guidata, però, lo spettacolo è davvero formidabile.

Si approda a Cala Maestra, l’unico punto di sbarco consentito, una grande distesa di sabbia bianca bagnata da un mare cristallino, caraibico. Sull’isola sorgono una regale villa ottocentesca, un antico monastero e un piccolo museo naturalistico. L’isola è impervia e verde, con una flora condizionata dalla presenza di una popolazione di capre selvatiche, l’unica in Italia. Durante la visita, si percorre uno dei tre itinerari didattici, guidati dal personale forestale e con diversi gradi di difficoltà. Un quarto percorso, aperto eccezionalmente e riservato ad escursionisti esperti, porta fino alla vetta del Monte della Fortezza, il più alto rilievo di Montecristo, oltre i 600 metri di altitudine.

Palmaria

Palmaria è la più grande isola della Liguria, seppure abbia un’area totale di appena 1,89 chilometri quadrati. Si trova di fronte a Portovenere, separata dalla terraferma da poche centinaia di metri di mare. Fa parte, insieme a Portovenere, alle Cinque Terre e alle vicine isole del Tino e del Tinetto, del sito UNESCO del Golfo dei Poeti. Intraprenderne il periplo a piedi è una delle escursioni più amate della regione.

Palmaria
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Veduta dell’isola di Palmaria

Il sentiero ad anello, segnalato come 510, parte dall’approdo di Terrizzo e si sviluppa per circa sei chilometri, toccando il Forte Umberto I, il cosiddetto Pozzale all’estremo meridionale dell’isola e Punta Carlo Alberto. Il dislivello totale dell’escursione è intorno ai 450 metri, con la salita più tosta che arriva proprio per risalire a Punta Carlo Alberto, dalla quale però si ammira un bellissimo panorama su Portovenere e, in particolare, la Chiesa di San Pietro. Il tempo di percorrenza si aggira sulle tre ore.

Lungo il percorso, sulla punta sud di Palmaria, si incontrano anche i resti di una cava di marmo nero, un tempo tra i materiali più pregiati della zona.