Gli appassionati di trekking e attività outdoor amano le Alpi piemontesi come meta italiana in quota da cui godersi scorci sempre differenti, ma oggi abbiamo modo di guardarle con occhi diversi; una scoperta archeologica e naturalistica preziosa sta riscrivendo la storia: proprio in Val Chisone sono state individuate due rocce con una storia di circa 530 milioni di anni.
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La scoperta di rocce antichissime in Val Chisone
Due campioni di roccia raccolti in Val Chisone, sulle montagne a ovest di Torino, potrebbero cambiare le conoscenze sulle origini geologiche delle Alpi occidentali. Hanno circa 530 milioni di anni, molto più di quanto si pensasse per quella parte del territorio. La scoperta arriva da un gruppo di geologi dell’Università di Torino, guidato da Rodolfo Carosi, durante i rilievi per l’aggiornamento della cartografia geologica nazionale.
A notare le due rocce, una scura di origine magmatica e l’altra più chiara, di composizione granitica, è stato il team di cui fa parte anche il dottorando Francesco De Cesari. I campioni sono stati sottoposti ad analisi approfondite. Decisivo l’esame dei cristalli di zircone, effettuato a Berna con il contributo della ricercatrice Daniela Rubatto. I risultati indicano età di cristallizzazione di 532 e 530 milioni di anni, con un’incertezza di 11 milioni.
Finora, per quella porzione del basamento alpino, si faceva riferimento a rocce di circa 300 milioni di anni. Il ritrovamento porta quindi indietro di oltre 200 milioni di anni una parte della storia geologica locale. Le rocce si trovano nell’Unità Pinerolo-Sanfront, all’interno del massiccio Dora-Maira. Risalgono al Cambriano, quando le Alpi non esistevano ancora e la vita era concentrata soprattutto negli oceani. Un passato remotissimo, rimasto custodito per milioni di anni tra le montagne piemontesi.
Perché la scoperta è così importante
Siamo abituati a considerare le Alpi come montagne antichissime, e in effetti la loro formazione è cominciata decine di milioni di anni fa. Ma le rocce che le compongono possono avere un’età decisamente maggiore. La scoperta in Val Chisone ci ricorda proprio questo: le montagne che vediamo oggi sono il risultato di una storia molto più lunga e complessa, fatta di continenti che si spostano, antichi rilievi che scompaiono e materiali che, nel corso del tempo, vengono trasformati e riportati in superficie.
Finora, per quest’area delle Alpi occidentali, gli studiosi avevano ricostruito soprattutto le tracce del ciclo Varisico, legato alla formazione di una precedente catena montuosa durante il Paleozoico. Le nuove datazioni aggiungono però un tassello ancora più remoto, riconducibile al ciclo Cadomiano, avvenuto oltre mezzo miliardo di anni fa.
Quei frammenti ci riportano a un’epoca in cui esisteva l’antico continente Gondwana, molto prima della nascita della Pangea. Le rocce hanno quindi attraversato trasformazioni enormi, fino a ritrovarsi nelle montagne che oggi caratterizzano il Piemonte. Secondo le ipotesi dei ricercatori, l’antico sistema montuoso legato al ciclo Cadomiano potrebbe aver raggiunto dimensioni imponenti, estendendosi per migliaia di chilometri. Si è parlato anche della possibilità che alcuni rilievi superassero i 5.000 metri, ma si tratta di scenari ancora da verificare, non di caratteristiche accertate dei paesaggi da cui provengono i campioni.