Un nuovo aeroporto internazionale promette di cambiare per sempre l’accesso a Machu Picchu, il sito archeologico più conosciuto del Perù e tra i più visitati al mondo. Ma mentre il governo parla di svolta infrastrutturale e rilancio economico, archeologi, ambientalisti e comunità locali lanciano già l’allarme: il prezzo del progresso potrebbe essere troppo alto per l’ambiente e non solo.
Nel 2024, Machu Picchu ha superato 1,5 milioni di visitatori, un numero già imponente, destinato a crescere ulteriormente con l’apertura del nuovo Chinchero International Airport, prevista per la fine del 2027.
Un’infrastruttura da 683 milioni di dollari che, secondo il ministero dei Trasporti peruviano, potrà gestire fino a 8 milioni di passeggeri l’anno, più del doppio rispetto all’attuale aeroporto di Cusco.
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Chinchero International Airport: cosa cambia
Raggiungere oggi Machu Picchu non è un’impresa semplice, malgrado la sua fama. La maggior parte dei viaggiatori vola prima a Lima, poi prende una coincidenza per Cusco e da lì si prosegue in treno o autobus fino ad Aguas Calientes, per poi affrontare un ultimo tratto in bus di circa 25 minuti oppure a piedi lungo il sentiero che sale verso la cittadella inca del XV secolo.
In alternativa, c’è anche il celebre trekking di quattro giorni attraverso le Ande. Un viaggio lungo, che per alcuni fa parte dell’esperienza: Machu Picchu fu costruita proprio per restare nascosta, protetta tra le montagne e la foresta nebulosa amazzonica. Per molti altri, però, questa complessità rappresenta un ostacolo concreto.

Il nuovo aeroporto di Chinchero, situato nella Valle Sacra e a circa 30 chilometri dal sito, ridurrà drasticamente i tempi di trasferimento con voli internazionali e domestici che potranno atterrare molto più vicino alla destinazione finale, rendendo l’accesso più diretto e competitivo anche rispetto ad altre mete sudamericane.
Secondo le stime ufficiali, l’impatto sul turismo potrebbe essere significativo, con un aumento fino al 200% dei visitatori nella regione. Un’accelerazione che promette benefici economici diffusi: durante la fase di costruzione sono già stati creati oltre 5.000 posti di lavoro e ulteriori opportunità sono attese nei settori dell’ospitalità, dei trasporti e del commercio locale.
L’obiettivo dichiarato è distribuire i flussi anche oltre Machu Picchu, valorizzando comunità rurali, spesso escluse dai principali circuiti turistici.
Tra boom turistico e rischi ambientali, le polemiche
Ma allora, cosa c’è che non va in questo nuovo annuncio per Machu Picchu? Accanto alle prospettive di crescita, le critiche non si sono mai sopite. Ambientalisti e archeologi temono che l’aumento dei flussi possa mettere sotto pressione un ecosistema fragile. La Valle Sacra ospita bacini idrici delicati, terreni agricoli storici e habitat naturali che sostengono le comunità andine da secoli e l’espansione delle infrastrutture e l’incremento del traffico aereo potrebbero alterare equilibri ambientali già vulnerabili.
Anche il patrimonio culturale è sotto osservazione: Machu Picchu è sito UNESCO e l’ente ha più volte richiamato l’attenzione sulla necessità di una gestione rigorosa dei visitatori. Attualmente, l’accesso è regolato da limiti giornalieri, variabili tra 4.500 e 5.600 persone a seconda della stagione. Un aumento incontrollato potrebbe invece facilmente e rapidamente mettere a rischio non solo la conservazione materiale della cittadella, ma anche il suo status di Patrimonio dell’Umanità.
La sfida, ora, è trovare un punto di equilibrio tra sviluppo e tutela. Il governo peruviano ha annunciato l’intenzione di adottare sistemi di gestione sostenibile dei flussi e misure per ridurre l’impatto ambientale dell’aeroporto. La posta in gioco è alta: rendere Machu Picchu più accessibile senza trasformarlo in una destinazione sovraesposta e fragile.