Viaggio in India: le parole da conoscere prima di partire

Se state programmando un viaggio in India, ecco alcune parole (e gesti) che dovete conoscere prima di prendere l’aereo

Una delle tecniche più efficaci per immergersi con successo nella cultura e nelle tradizioni di un luogo è quella di gettarsi a capofitto nella lingua. In India, però, l’impresa potrebbe rivelarsi un po’ più complicata che altrove, ma non bisogna scoraggiarsi. In linea di massima, si pensa che nel subcontinente si parli l’hindi, lingua ufficiale, ma non si potrebbe essere più lontani dalla realtà. Attualmente la Costituzione indiana prevede circa 22 lingue legalmente riconosciute, suddivise in ceppi che, a loro volta si suddividono ancora. In base al luogo in cui programmeremo il viaggio, dunque, ci possiamo aspettare di sentire uno dei 1600 dialetti che vengono quotidianamente parlati in giro per l’India. Di fatto, questo rende l’hindi una lingua minoritaria, parlata solo da un 20% della popolazione e dunque piuttosto difficile da individuare.

Fortunatamente per noi, anche l’inglese è riconosciuto come una delle lingue ufficiali del subcontinente, e svariati milioni di indiani lo parlano come lingua natale, anche se con un accento che richiede un po’ di pratica per essere compreso del tutto. Una volta superato il primo ostacolo di comprensione, però, vi piacerà talmente tanto che lo assimilerete quasi per caso, portandolo in Occidente per strappare qualche sorriso!

Se state programmando una full immersion in India è importante essere pronti a farsi capire in qualsiasi momento, ricorrendo all’inglese e alle parole in hindi che, con un po’ di fortuna, tutti riusciranno a comprendere per darvi una mano.

C’è un piccolo ma: tenete presente che gli indiani sono molto educati e, generalmente parlando, tendono a rispondere di sì anche quando non hanno capito quello che gli state dicendo. Quando un indiano fa segno di sì con la testa, la farà dondolare a destra e a sinistra velocemente. All’inizio, questo gesto potrebbe lasciarvi molto più che confusi se non sapete quello che state vedendo. Per loro, il “no” è un’affermazione maleducata – soprattutto se l’interlocutore è più vecchio o ispira rispetto – che eviteranno di pronunciare, anche nel caso in cui non abbiano capito ciò che gli viene detto. Cercate dunque di analizzare il loro sguardo e, soprattutto, di essere più chiari possibile!

Prima di fare un viaggio è importante acquistare un piccolo dizionario in cui sono presenti tutte le terminologie necessarie a farsi capire dai locali, tenendo presente che se anche riuscissimo a dire “Dove si trova la stazione dei treni?” in lingua perfettamente comprensibile, ci si può aspettare una risposta nella medesima lingua che non riusciamo a capire.

L’India è un paese magico e la lingua, melodiosa e musicale, sarà uno dei souvenir più belli che riuscirete a riportare a casa. Basterà ascoltare e buttarsi, sperimentando con i suoni di quel luogo lontano che ti rimane nell’anima. Ecco un elenco di parole che vi aiuteranno a integrarvi in maniera più consapevole durante il vostro magico viaggio nel subcontinente:

  • Namasté: il celebre saluto indiano si declina anche, in base a chi si ha davanti, in “namaskar” e “namaskaram”. Namasté è una locuzione che gli indiani usano per riconoscere la presenza di Dio all’interno della persona che hanno davanti, ed è un modo molto educato e rispettoso di salutare chi hanno davanti. Se desiderate omaggiare chi avete davanti, assicuratevi di salutare per primi: per gli indiani la posizione sociale è fondamentale, e un saluto tempestivo è un primo indice che provate rispetto per il vostro interlocutore. In Rajasthan ci si saluta anche con “Ram Ram saa”, dove Ram è uno dei nomi del Dio Vishnu. Nei contesti di venerazione del Dio Krishna, la gente si saluta con “Hare Krishna” o “Jay Shri Krishna”. Anche “Om shanti” è un saluto, di stampo religioso, utilizzato con frequenza. Salutando, è importante tenere conto del movimento della testa. Articolando un saluto mentre si scuote dolcemente il capo, esso assumerà un significato assai più amichevole e colloquiale. Assicuratevi di farlo solo quando conoscete chi avete davanti!
  • Ach-Ha!: questa esclamazione entusiasta significa “Bene!”, “Ok”, “Davvero?” e “Buono” o “Bello” in base al contesto in cui la si utilizza. Questa parolina è una chicca proprio perché indica positività in quello che state facendo o vendendo: il cibo è buono, l’oggetto che vedete (o il monumento) è bello, oppure semplicemente state bene e volete comunicarlo.
  • Ji /Naheen: rispettivamente “Sì” e “No”. In base al luogo dove vi trovate, queste locuzioni potrebbero cambiare leggermente. Ad esempio, il sì potrebbe trasformarsi in “Aa”. Per non sbagliare, quando volete dire “sì” potete usare l’infallibile tecnica di far oscillare la testa, proprio come menzionato di sopra. All’inizio sembrerà strano dire “sì” con lo stesso gesto con cui noi, in Europa, facciamo intendere “così così”, ma dopo qualche giorno diventerà un’abitudine che potreste non riuscire più a togliervi!
  • Dhanyavaad: (si pronuncia “daniavad”) è uno dei moltissimi modi per dire grazie in India.
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