Un nastro di roccia e vertigine tra le gole dell’Andalusia: l’incredibile Caminito del Rey

Qui la terra si spacca brutalmente per lasciare spazio a un'avventura scavata nel calcare grigio di una Spagna selvaggia e verticale: il Caminito del Rey

Foto di Serena Proietti Colonna

Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Ciò che per anni è stata un’opera ingegneristica utile alla produzione di energia lungo il fiume Guadalhorce, è oggi una delle attrazioni turistiche più amate dell’Andalusia. Operai e tecnici, agli albori del XX secolo, avevano bisogno di un passaggio stabile per collegare la centrale idroelettrica, le dighe e il canale di derivazione, per questo fissarono travi metalliche alla roccia, parapetti rudimentali e mensole nella parete viva.

Poi arrivò il 1921, anno in cui Alfonso XIII re di Spagna attraversò il tracciato in occasione dell’inaugurazione della diga del Conde de Guadalhorce. Da quel momento cambiò quasi tutto, al punto che il sentiero assunse un nome che evocava proprio la presenza del sovrano: Caminito del Rey. Con il tempo la struttura si deteriorò, lasciando spazio a immagini di assi spezzate e vuoti impressionanti. Vi basti pensare che il suo soprannome era “il sentiero più pericoloso del mondo“, in quanto una specie di trappola mortale sospesa nel nulla (chiaramente, non è più così).

Oggi il percorso attraversa il Desfiladero de los Gaitanes, una gola scavata dall’azione millenaria dell’acqua su calcari giurassici. Il visitatore rimane incredulo, perché le pareti raggiungono altezze difficili persino da guardare.

Le tappe di un cammino tra abissi e silenzi minerali

Il tracciato totale del Caminito del Rey misura circa 7,7 chilometri, compresi gli accessi. Si sviluppa in direzione nord-sud, da Ardales verso Álora, con un andamento prevalentemente discendente. Parte su sterrato e termina tra passerelle ancorate alla roccia a oltre 100 metri di altezza dal fiume. Tre o quattro ore consentono di completare il tutto, con soste fotografiche e pause contemplative comprese.

Tra le altre cose, prima di mettere piede sulle passerelle più celebri, si attraversa un paesaggio che racconta la rivoluzione industriale andalusa. Il sentiero attuale segue in parte quelle infrastrutture, permettendo di leggere il territorio come un grande libro di ingegneria e geologia.

L’ingresso e la centrale idroelettrica

L’ingresso settentrionale accoglie i visitatori con una vegetazione mediterranea che resiste tenacemente alla scarsità d’acqua che caratterizza questa zona della Spagna. Le pareti iniziano a farsi strette e la roccia assume sfumature ocra, testimoniando secoli di erosione fluviale.

Di fronte, sulle pendici di Sierra Parda, appaiono case-grotta modellate nell’arenaria. Alcune risalgono al Medioevo, altre furono abitate fino agli anni Settanta da operai della centrale.

Prima gola, il Gaitanejo

Il camminatore non può non rendersi conto che il canyon tende a restringersi, tanto da arrivare fino a meno di 10 metri di larghezza. Qui ci sono nuove passerelle in legno, fissate con bulloni e staffe d’acciaio, le quali seguono l’andamento della parete.

Sotto, il Guadalhorce scorre tra marmitte erosive, conche scavate dall’acqua in rotazione che modellano il calcare. Resti delle strutture originarie in cemento e rotaie ferroviarie compaiono sopra la testa, memoria di interventi successivi alle piene del passato.

El Soto e le cavità neolitiche

Tra la prima e la seconda gola si apre una conca più ampia, una cavità triangolare che è anche la casa di alcune tracce che testimoniano una frequentazione neolitica datata intorno al 5000 a.C. Resti ceramici e indizi di caccia indicano un utilizzo stagionale.

Tajo de las Palomas e Puente del Rey

Si arriva poi alla seconda gola, Tajo de las Palomas, che prende il nome dai rapaci che la sorvolano. Il Puente del Rey, struttura snella in cemento armato precompresso, collega due tratti scavati con dinamite dagli operai di inizio Novecento.

Dalla piattaforma si distinguono tunnel ferroviari della linea Malaga-Córdoba del 1865, realizzata con 17 trafori e numerosi viadotti in appena sei anni (impresa decisamente notevole per l’epoca).

Valle del Hoyo

Subito dopo il paesaggio cambia, poiché si apre una valle circolare racchiusa da creste calcaree che ospita boschi fitti e acque color smeraldo. Con occhio attento si notato resti di dissabbiatori, vasche destinate a trattenere sedimenti prima dell’ingresso nella centrale.

C’è anche una piccola pozza, chiamata Sapito Pintojo, adattata a habitat per anfibi endemici. Poco distante sorgono i ruderi della Casa del Hoyo, antica azienda agricola con aranceti irrigati dal canale.

Terza gola, Gaitanes e balcone di vetro

Se soffrite di vertigini (ma tranquilli, il caminito è ormai sicuro) preparatevi, perché l’ultimo tratto riporta la verticalità assoluta. Le passerelle corrono lungo la parete meridionale del canyon dei Gaitanes, a circa 100 metri dall’acqua.

Più avanti un balcone con pavimento trasparente permette di osservare l’abisso sotto i piedi, con le cavità del Peñón del Cristo che mostrano sedimenti rossastri e reperti dell’età del Bronzo.

Ponte sospeso finale

Infine, il simbolo per eccellenza di questa attrazione incredibile dell’Andalusia, un ponte metallico lungo 35 metri che unisce le due pareti. Il piano in griglia lascia filtrare luce e aria e attraversarlo aiuta a percepire la straordinaria ampiezza del canyon in tutta la sua forza.

Caminito del Rey, ponte finale
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Il ponte sospeso finale del Caminito del Rey

Dopo il varco meridionale, un sentiero di circa 2,1 chilometri scende verso la stazione ferroviaria di El Chorro, tra eucalipti e viste sulla diga del Tajo de la Encantada.

Informazioni utili per organizzare la visita

L’ingresso generale al Caminito del Rey costa 10 euro. La visita guidata ufficiale (ma non obbligatoria) ammonta a 18 euro e prevede gruppi fino a trenta partecipanti con guida certificata. Il bus navetta tra accesso nord e sud richiede 2,50 euro. Il parcheggio presso il centro visitatori ha invece tariffa giornaliera di 2 euro. I biglietti si acquistano online sul sito ufficiale oppure alla biglietteria dell’accesso nord, salvo disponibilità (sì, è consigliata la prenotazione anticipata).

Sono necessarie calzature chiuse con suola aderente, mentre ombrelli, bastoncini da trekking e selfie stick vengono trattenuti al controllo. Una borraccia e qualche snack energetico non sono affatto una brutta idea, anche perché aiutano durante le 3 o 4 ore di percorrenza. Primavera e inizio autunno garantiscono temperature più miti e fioriture spettacolari.

Come arrivare

In automobile si raggiunge l’accesso nord in circa 50 minuti da Malaga, un’ora da Ronda e poco più da Antequera. Dalla stazione ferroviaria El Chorro-Caminito del Rey partono treni regionali verso Malaga, Siviglia e Ronda. Chi preferisce il treno utilizza la navetta per arrivare all’ingresso settentrionale prima dell’orario prenotato.

Il Caminito del Rey racchiude ingegneria, geologia e memoria sociale in un unico tracciato. Attraversarlo equivale leggere 100 anni di storia industriale incisi nella roccia, con lo sguardo che alterna fossili giurassici e bulloni d’acciaio, rapaci in volo e rotaie ottocentesche.