Il volto più selvaggio della Sardegna è la Costa Verde, tra miniere, villaggi fantasma e natura indomita

Un viaggio lungo il litorale sardo tra le dune monumentali di Piscinas, il fascino spettrale delle rovine minerarie di Ingurtosu e il promontorio solitario di Capo Pecora

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Sulla costa occidentale della Sardegna, tra Capo Frasca e Capo Pecora, un territorio lungo circa 47 chilometri conosciuto con il nome di Costa Verde rimane ancora abbastanza fuori dai radar turistici. Il riferimento geografico riguarda soprattutto il litorale compreso tra Arbus e il settore di Piscinas, anche se il paesaggio e la storia mineraria proseguono verso sud.

Il verde del nome appartiene alla vegetazione che ricopre le colline e le pendici delle scogliere. Ginepri, lentischi, mirti, corbezzoli e ginestre si alternano a distese sabbiose, rocce dai colori mutevoli e vallate attraversate da strade solitarie. In alcuni tratti il paesaggio assume un aspetto quasi desertico, con dune che avanzano dall’entroterra verso il mare e il maestrale impegnato a ridisegnarne continuamente i profili.

A rendere la Costa Verde particolare è soprattutto il contrasto tra la natura e le tracce lasciate dall’uomo: per oltre un secolo, queste montagne hanno alimentato un’intensa attività estrattiva. Piombo e zinco partivano dalle miniere di Montevecchio e Ingurtosu, mentre villaggi, gallerie, magazzini e impianti crescevano attorno al lavoro dei minatori.

Guspini, il punto di partenza verso l’antico distretto minerario

Guspini si trova nell’entroterra, ai margini del territorio che conduce verso le miniere di Montevecchio. Il paese rappresenta una base utile per iniziare la scoperta della Costa Verde, soprattutto per chi desidera comprendere il legame tra l’economia locale e le risorse del sottosuolo.

Il centro storico merita una sosta prima di dirigersi verso le colline: le vie, le piazze e gli edifici religiosi restituiscono l’immagine di un abitato legato alla tradizione agricola e pastorale del Medio Campidano. La presenza di attività locali permette di concedersi una pausa tranquilla, prima di lasciare il paese alle spalle e inoltrarsi in un paesaggio progressivamente più boscoso.

Montevecchio, la grande città del piombo e dello zinco

Il complesso minerario di Montevecchio è una delle testimonianze più importanti dell’archeologia industriale sarda. L’attività estrattiva ebbe un ruolo decisivo dalla metà dell’800 fino al 1991, trasformando una zona montuosa in un articolato centro produttivo, con uffici, abitazioni, impianti e servizi destinati alla comunità dei lavoratori.

La visita permette di comprendere la complessità di quel sistema. La Palazzina della Direzione, edificio rappresentativo del potere amministrativo della miniera, racconta il ruolo dei dirigenti e l’organizzazione del lavoro. Attorno sorgono altre strutture legate alla vita del villaggio e alla lavorazione del minerale, mentre i pozzi e gli impianti ricordano la dimensione concreta dell’attività lavorativa.

Ingurtosu, il borgo minerario dal fascino spettrale

Più vicino al settore di Piscinas, Ingurtosu appare tra le colline con l’aspetto di un insediamento rimasto ai margini del tempo. Il borgo nacque e si sviluppò attorno alle miniere, attive per decenni fino alla chiusura definitiva del complesso nel 1968. La sua storia è strettamente legata a quella di Montevecchio, anche se l’atmosfera dei due luoghi presenta sfumature diverse.

Il simbolo architettonico di Ingurtosu è il Palazzo della Direzione, conosciuto anche come Castello di Ingurtosu. L’edificio fu costruito alla fine dell’800 per ospitare gli uffici e gli ambienti destinati ai dirigenti minerari. La struttura, con il suo aspetto austero e la posizione dominante, richiama l’organizzazione gerarchica del villaggio, nel quale la vita ruotava attorno all’attività estrattiva.

Attorno al palazzo si incontrano edifici di servizio, abitazioni, magazzini e strutture ormai segnate dal tempo. Alcuni spazi conservano ancora elementi leggibili della loro funzione originaria, altri muri deteriorati, aperture vuote e superfici consumate dalle intemperie.

Piscinas, il deserto sardo modellato dal maestrale

Le dune di Piscinas rappresentano l’immagine più celebre della Costa Verde e una delle sue peculiarità geografiche più straordinarie. Il sistema dunale raggiunge altezze che arrivano a circa 60 metri e si sviluppa per ampi tratti nell’entroterra, dando vita a un ambiente che ricorda i paesaggi desertici.

La sabbia, trasportata e ridistribuita dal vento, forma rilievi continuamente mutevoli. Il maestrale agisce da artista instancabile, modifica i crinali, accumula nuovi strati e spinge i granelli verso la vegetazione. Ginepri e arbusti mediterranei emergono dalla distesa dorata, con radici e rami adattati a condizioni difficili.

Portu Maga e Gutturu e Flumini, il paesaggio costiero più appartato

Tra le località della Costa Verde, Portu Maga conserva un carattere raccolto, con le colline che si avvicinano al mare e una vegetazione mediterranea in grado di attenuare la presenza degli insediamenti. Il piccolo abitato è noto anche dagli appassionati di surf, grazie alle condizioni del vento che interessano questo tratto della costa occidentale.

La strada raggiunge poi Gutturu e Flumini, località il cui nome richiama la presenza dell’acqua e dei corsi naturali. Qui il paesaggio è dominato dalla macchia, dalle dune e dalle colline, con una sensazione di isolamento che appartiene a molti tratti della Costa Verde.

Funtanazza, tra la colonia marina e le colline

Funtanazza custodisce una testimonianza particolare della storia sociale del territorio: tra la vegetazione costiera sorgono i resti dell’antica colonia marina costruita negli anni ’50 per ospitare i figli dei minatori. L’edificio, ormai parte integrante del paesaggio, racconta un’epoca nella quale le compagnie minerarie organizzavano anche momenti di assistenza e soggiorno per le famiglie dei lavoratori.

La struttura abbandonata, osservata dalla costa, crea un contrasto intenso con l’ambiente circostante. Le forme dell’architettura moderna si confrontano con le scogliere, i pini e la macchia mediterranea, mentre il tempo ha lasciato sulle pareti i segni dell’esposizione agli agenti atmosferici.

Scivu, la sabbia che “parla”

Poi c’è Scivu, conosciuta soprattutto per il fenomeno della sabbia parlante, un effetto sonoro prodotto da alcuni granelli particolarmente fini e asciutti che riescono a generare un suono simile a un’eco sotto il peso dei passi. Il fenomeno varia in base alle condizioni ambientali, ma contribuisce alla singolarità di questo tratto costiero.

Scivu, Sardegna
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La spiaggia di Scivu

Alle spalle del litorale si estende un ambiente dunale ricco di vegetazione, collegato naturalmente al sistema di Piscinas.

Capo Pecora, il confine meridionale della Costa Verde

Capo Pecora segna il limite meridionale della Costa Verde ed è un promontorio caratterizzato da rocce di granito rosa, modellate nel tempo dall’azione del vento e del mare. Il colore della pietra cambia con la luce, passando da tonalità calde a sfumature più fredde nelle ore vicine al tramonto.

Il promontorio presenta scogliere, piccole insenature e tratti di costa rocciosa. Le forme levigate dei massi e la vegetazione bassa restituiscono un ambiente severo, particolarmente adatto a chi cerca paesaggi lontani dalle aree più costruite.