Quasi non accenna a vedersi, l’avvio dell’autunno. Eppure la stagione che chiude l’estate e prepara all’inverno è già iniziata. Ce ne si accorge dalle giornate che si accorciano, e da quella luce più dolce del sole verso sera, quasi dorata mentre si avvia al tramonto. Presto anche le chiome alberate si uniranno al grande concerto del mutamento, virando al giallo, al bruno e al rosso. Uno dei momenti più magici dell’anno per camminare lungo i sentieri dell’Appennino.
A permettere di farlo, in particolare, è la Via Francigena, l’antico cammino dei pellegrini che attraversa la Toscana per circa 380 chilometri, dal Passo della Cisa fino alle porte del Lazio. Tra le montagne e le colline della regione si incontra tanta di quella bellezza da non saper scegliere quali immagini portare a casa: si attraversano boschi appenninici, caratterizzati da querce, castagni e faggi; borghi antichi caratterizzati ognuno dal suo campanile e dalla propria pieve; si calpesta la piana di Lucca, si avvistano da lontano le torri di San Gimignano, si raggiunge Siena e la Val d’Orcia. Un itinerario speciale sempre, che d’autunno guadagna ancora qualche punto di bellezza in più, vivendo una delle sue stagioni più felici.
Indice
Che cos’è la Via Francigena
Antica via di pellegrinaggio, la Via Francigena si è guadagnata il suo nome per via del fatto che, prima di arrivare in Italia, attraversa il territorio francese. Nel Medioevo, infatti, era la direttrice seguita dai pellegrini dell’Europa settentrionale per raggiungere Roma. Non è mai stata una strada unica, ma una rete di percorsi che cambiavano a seconda delle stagioni, delle condizioni del territorio e degli eventi politici.
L’origine da cui discende l’odierno cammino è un documento storico. Nel 990 Sigerico, arcivescovo di Canterbury, si recò a Roma per ricevere dal papa Giovanni XV il pallio, veste liturgica e insegna della sua carica. Durante il viaggio di ritorno annotò in un diario le 79 tappe del percorso compiuto. Quel testo, secoli dopo, ha permesso di ricostruire il tracciato che oggi i camminatori seguono.

Nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto la Via Francigena come Itinerario culturale. L’itinerario completo misura 3200 chilometri: parte da Canterbury, attraversa Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia, e da Roma prosegue fino a Santa Maria di Leuca. Il tratto italiano comincia dal Passo del Gran San Bernardo, in Valle d’Aosta, e arriva a Roma dopo circa mille chilometri. La Toscana ne è uno dei capitoli più frequentati, sia per compierne il solo tratto regionale che per escursioni giornaliere lungo una delle tappe.
Il percorso della Via Francigena in Toscana
La Francigena entra in regione dal Passo della Cisa, il valico appenninico a 1041 metri di altitudine che separa l’Emilia dalla Lunigiana, ovvero la punta nordoccidentale della Toscana. Arriva a Radicofani, ultimo avamposto prima del Lazio. Le tappe sono 15, che diventano 16 se si include la successiva escursione fino a Acquapendente, già in territorio laziale. Ognuna delle tappe è una sfida, visto che la maggior parte supera i 20 chilometri di lunghezza.
La prima parte del cammino dall’ingresso in Toscana in poi è immersa nel verde e montana. Dalla Cisa si scende verso le cittadine principali della Lunigiana, la bella Pontremoli e poi Aulla. Tra mulattiere, ponti medievali e castelli che furono dominio dei Malaspina, si attraversano piccoli borghi e paesi caratteristici. Dopo una breve parentesi ligure nei dintorni di Sarzana, il cammino rientra in Toscana a Massa e si affaccia sulla Versilia, tra Pietrasanta e Camaiore, all’ombra delle scenografiche Alpi Apuane e con lo sguardo proiettato verso l’orizzonte e il mare.

Segue Lucca, con la sua piana, e il cammino si distende verso Altopascio e San Miniato. Si scende quindi in Val d’Elsa, con le torri di San Gimignano e il borgo fortificato di Monteriggioni, e si raggiunge quindi Siena. A sud della città del Palio si trovano splendide zone di collina dolce: la Val d’Arbia e le Crete Senesi, la Val d’Orcia.
Le tappe più belle da affrontare in autunno
Praticare il trekking in una regione come la Toscana, specie nelle sue zone meridionali, non è cosa ideale da fare nei mesi più caldi dell’anno. Le Crete Senesi e la Val d’Orcia, paesaggi celebri della Via Francigena e non solo, sono spesso esposti al sole a lungo, con pochissima ombra per chilometri.
Le mezze stagioni sono invece quelle ideali per affrontarne le asperità con un clima più mite, anche se questo significa dover mettere in conto giornate più corte (e quindi sveglie anticipate) e una maggiore probabilità di incappare in qualche pioggia.
Alcune tappe della Francigena, poi, sono particolarmente indicate per essere affrontate tra ottobre e dicembre, anche selezionando la singola tratta.
Dal Passo della Cisa a Pontremoli
La prima tappa in assoluto del tratto toscano della Via Francigena corrisponde alla ventiduesima dell’intero cammino. Si tratta di una porzione non lunghissima (19,5 chilometri) ma tosta, per via della lunga discesa (1327 metri di dislivello negativo), a cui fanno da contrappunto alcune contropendenze (527 metri di dislivello in salita).
Tuttavia è un’escursione di grande bellezza naturalistica, che in autunno dà il proprio meglio: si scende tra boschi antichi con due soli suoni nelle orecchie: il frusciare delle foglie e il tonfo del proprio passo. Quando si emerge dalla coltre alberata, si incontrano numerosi castelli, antiche chiese romaniche dalle facciate spoglie e affascinanti piccoli borghi in pietra, ancora ben conservati.
Si arriva quindi nella valle del fiume Magra, fino a raggiungere Pontremoli, capoluogo non ufficiale della Lunigiana. Una cittadina affascinante, contraddistinta delle sembianze medievali, dai ponti sul fiume e da secoli luogo di passaggio dei pellegrinaggi verso Roma.

Da San Miniato a Gambassi Terme
Tappa numero 9 delle 15 in territorio toscano, misura circa 23 chilometri, con un dislivello in salita moderato. Si parte da San Miniato, splendido borgo arroccato su una collina e vera e propria capitale del tartufo bianco, la cui annuale Mostra Mercato si tiene nei fine settimana della seconda metà di novembre. Chi cammina a novembre può costruirci intorno la tappa, ricordando che la cerca e cavatura del tartufo è Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 2021.
Il panorama naturale che si attraversa lasciando la cittadina lungo i crinali collinari della Val d’Elsa è spettacolare, disseminato di castelli, rocche, antichi ospitali e complessi abbaziali. Colline dolci si succedono aprendosi di volta in volta lungo grandi prati divisi da fitti boschetti, e dalle cime della zona si gode di panorami ampi.
Da non perdere il passaggio dalle pievi di Coiano, caratterizzata da una ripida scalinata in pietra; e di Santa Maria Assunta a Chianni, uno dei più eccellenti esempi del romanico in Toscana. Da quest’ultima, poi, il passo è breve per raggiungere Gambassi Terme.
Da San Quirico d’Orcia a Radicofani
La tappa finale in Toscana, da San Quirico a Radicofani, è la più impegnativa: circa 33 chilometri e oltre 900 metri di dislivello in salita. Una piccola impresa escursionistica le cui bellezze ripagano ben presto dello sforzo che si fa durante il cammino.
La prima parte è quella più paesaggistica e dove si gode maggiormente del modo in cui l’autunno cambia lo scenario, attraversano le colline spoglie della Val d’Orcia, con lo sguardo che si riempie dei vasti spazi e della loro antropizzazione gentile.
Si giunge dunque a Bagno Vignoni, con la sua vasca termale al centro del paese, e si sale infine alla rocca di Radicofani, la splendida e scenografica fortezza che domina la Val d’Orcia e la Valle del Paglia, dove il percorso si conclude e dove ha fine anche il tratto toscano della Via Francigena.