Sulla costa meridionale della Sicilia, ad Agrigento, si estende uno dei siti archeologici più grandi del mondo: la Valle dei Templi. Circa 2.500 anni fa, qui sorgeva Akragas, una delle città più ricche e potenti del mondo greco e, ancora oggi, otto templi ben conservati ne raccontano la grandezza. Eppure, questo non è solo un museo a cielo aperto da ammirare, ma un luogo dove la ricerca non si ferma e continua a sorprenderci con nuove scoperte.
L’ultima novità arriva dagli scavi della Scuola Normale Superiore di Pisa, che hanno riportato alla luce frammenti di affreschi colorati, stucchi ed elementi architettonici del I secolo a.C. Una scoperta che sposta l’attenzione dai fasti greci a un capitolo meno conosciuto: quello in cui Akragas, ormai sotto il dominio di Roma, cambiava il proprio volto.
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Scoperti affreschi e colonne sul Poggio di San Nicola
I reperti sono emersi da quanto resta di un antico edificio situato poco a sud dell’ekklesiasterion, la cavea in cui si riunivano in assemblea i cittadini liberi di Akragas. Siamo sul Poggio di San Nicola, all’interno del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, dove la Normale scava dal 2020. Quella di quest’anno, infatti, è la terza campagna-scuola condotta nell’area.
Secondo gli archeologi, i resti appartengono probabilmente al peristilio di una ricca domus o a un portico monumentale, costruiti quando la Sicilia era ormai sotto il dominio di Roma. Lo scavo ha restituito molto materiale ceramico, stucchi modanati e numerosi frammenti di intonaci policromi riconducibili al secondo e al terzo stile della pittura parietale romana. Sono emersi anche una struttura di terrazzamento, un canale e un ambiente quadrangolare di età imperiale, con intonaci alle pareti e pavimento in cotto.
C’è poi un ritorno al passato degli scavi: nel peristilio giacevano ancora i blocchi architettonici portati alla luce da Ernesto De Miro negli anni Sessanta. Spostati per liberare e studiare l’area, sono stati affiancati da nuovi frammenti: capitelli, basi, rocchi di colonna, un architrave modanato e una cornice con kyma lesbio “ieroniano”, motivo decorativo tipico delle produzioni siceliote tra III e II secolo a.C. Catalogazione, disegno e rilievo serviranno a ricomporli per ricostruire l’elevato dell’edificio.
Resta ancora da chiarire, con il proseguire dello studio, quale fosse la funzione dell’edificio. Potrebbe trattarsi di una domus privata di dimensioni imponenti oppure di uno spazio pubblico, come una terrazza porticata collegata al tempio romano, considerando che l’attiguo ekklesiasterion aveva ormai perso le sue funzioni pubbliche. Gli scavi hanno inoltre interessato i resti dell’abside di una piccola basilica paleocristiana, che in passato era stata interpretata come un’esedra: una conferma del fatto che quest’area è stata frequentata a lungo.
Un’area importante per capire l’Akragas romana
La scoperta è stata fatta sul Poggio di San Nicola, un luogo centrale per la città antica. I ricercatori lo descrivono come un’area strategica, situata al centro di Akragas, dove sorgevano edifici civici e assembleari come l’ekklesiasterion, il bouleuterion e il teatro. Proprio per questo è considerato uno snodo chiave per comprendere lo sviluppo urbanistico di questo settore e, soprattutto, come cambiarono le istituzioni cittadine nella fase di passaggio sotto l’influenza romana.
La campagna, iniziata il 7 settembre, si concluderà il 9 ottobre e ha coinvolto studenti, dottorandi e giovani ricercatori di atenei italiani e internazionali come l’UPM di Madrid, l’ITU di Istanbul, PSL di Parigi, la FAU di Erlangen e la BME di Budapest.