Perché organizzare un viaggio a Qaqortoq, il villaggio colorato della Groenlandia

Qaqortoq, il villaggio colorato della Groenlandia, diventa più accessibile: tra natura artica e nuove rotte è la meta da scoprire

Pubblicato:

Flavia Cantini

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L’estremo sud della Groenlandia diventa più accessibile con l’apertura del nuovo aeroporto di Qaqortoq: per anni, il villaggio colorato affacciato sulla costa sud-occidentale era raggiungibile soltanto tramite elicotteri o collegamenti marittimi.

Oggi, invece, si presenta come la porta d’ingresso moderna e diretta al cuore della Groenlandia meridionale, un cambio di passo per il turismo artico.

Inaugurato il nuovo scalo a Qaqortoq

Il nuovo scalo sostituisce quello di Narsarsuaq, distante circa 60 chilometri, che per decenni ha rappresentato il principale punto di accesso alla regione: i tempi di trasferimento si accorciano e l’arrivo a destinazione diventa più lineare, senza passaggi intermedi spesso complessi. Tale intervento si inserisce in un piano più ampio di potenziamento delle infrastrutture aeroportuali groenlandesi, che coinvolge anche l’ampliamento dello scalo della capitale Nuuk e la realizzazione di un nuovo aeroporto a Ilulissat.

Le compagnie aeree stanno già adeguando l’offerta: Air Greenland garantisce collegamenti regolari con Nuuk durante tutto l’anno, mentre in estate intensifica le frequenze per rispondere alla domanda turistica. A sua volta, Icelandair attiva rotte stagionali tra Keflavík e Qaqortoq, rafforzando il legame con l’Islanda.

Per i viaggiatori italiani, il percorso più comune prevede uno scalo a Copenaghen o a Reykjavík, due hub fondamentali per raggiungere la Groenlandia.

Cosa vedere e fare a Qaqortoq

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Il coloratissimo villaggio di Qaqortoq

Colorata e vivace, Qaqortoq regala un’immersione autentica nella dimensione artica: le case dipinte in tonalità vivaci contrastano con il paesaggio severo, per un colpo d’occhio che non ha eguali. Ma è soprattutto la stratificazione storica e culturale a rendere la città interessante per chi cerca qualcosa di più di un semplice viaggio naturalistico.

Il Museo di Qaqortoq è una tappa imprescindibile: ospitato in un edificio del 1804, un tempo residenza di un amministratore coloniale, propone un racconto che attraversa secoli, dalle prime presenze umane fino alla contemporaneità, con testimonianze della cultura Inuit, oggetti quotidiani, strumenti antichi e ambienti ricostruiti che restituiscono atmosfere di un tempo.
Le sale dedicate a figure come Knud Rasmussen e Charles Lindbergh aggiungono spesspre e collegano Qaqortoq alle grandi esplorazioni del Novecento.

A poca distanza ecco le suggestive rovine vichinghe di Hvalsey, tra le tracce meglio conservate della presenza norrena sull’isola: tra il XI e il XIV secolo, si sviluppò una comunità stabile, dedita all’agricoltura e all’allevamento. Le vestigia della chiesa, ancora ben riconoscibili, rievocano una società organizzata e radicata nel territorio, mentre i resti delle abitazioni e dei campi coltivati offrono uno spaccato concreto della vita quotidiana dei coloni.

Il viaggio nel tempo prosegue fino alla cultura Inuit con il sito di Sermermiut, nei pressi di Ilulissat, che custodisce oltre 4000 anni di presenza umana continua in condizioni ambientali estreme: le rovine, le tombe e gli strumenti rinvenuti illustrano una storia di adattamento e resilienza, elementi chiave per comprendere la relazione tra uomo e natura nell’Artico.

Oltre al patrimonio storico, Qaqortoq è un punto di partenza privilegiato per esperienze a contatto diretto con la natura. Durante l’estate, i fiordi si animano con la presenza delle balene e offrono opportunità di whale watching tra le più emozionanti del Nord Atlantico.

Le escursioni in barca permettono di avvicinarsi a ghiacciai e paesaggi remoti, mentre i sentieri di trekking si snodano tra colline e vallate, per camminate al cospetto di panorami incontaminati. Anche la pesca, in particolare quella del salmone, è un’attività importante nella tradizione locale e ancora oggi praticata sia per sussistenza sia per turismo.

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