Un’aria autorevole e teatrale. È così che si presenta il Castello di Reichenstein, maestoso edificio nella Valle del Reno incastonato su uno sperone roccioso, il quale a sua volta domina il fiume con una ferocia architettonica stemperata soltanto dal verde dei boschi circostanti. La massa compatta delle sue mura emerge dal pendio boscoso del Binger Wald, una posizione scelta per controllare traffici, pedaggi e confini politici in una delle zone più strategiche della Germania medievale.
Il complesso prende vita nel territorio di Trechtingshausen, in Renania-Palatinato, all’interno di un’area tutelata dall’UNESCO per la concentrazione straordinaria di manieri, rovine, vigneti terrazzati e villaggi storici. Dopo secoli di distruzioni, abbandoni e rinascite, oggi il Castello di Reichenstein è un documento architettonico doppio, testimone sia dell’epoca dei cavalieri sia della nostalgia romantica che attraversò il nostro continente tra XIX e XX secolo.
Indice
Breve storia del Castello di Reichenstein
Le prime tracce documentarie di Reichenstein risalgono all’inizio del XIII secolo e fanno scoprire che nacque con una vocazione difensiva brutale, fungendo da nido per i cosiddetti “baroni rapinatori“, nobili decaduti che vessavano i mercanti di passaggio esigendo pedaggi illegali.
Tale situazione fece sì che acquisisse la reputazione di rifugio per nobili briganti, simbolo di un potere locale svincolato dalle leggi comuni. Ma l’imperatore Rodolfo d’Asburgo, deciso a ristabilire l’ordine lungo il Reno, pose fine a questi soprusi e lo fece nel 1282, con un assedio spietato che culminò con la distruzione quasi totale della struttura e l’esecuzione dei cavalieri traditori.
A seguito dell’abbattimento, il sovrano impose un divieto ufficiale di ricostruzione sia per Reichenstein sia per il vicino Castello di Sonneck, che però durò davvero poco: la posizione strategica spinse i nuovi proprietari a riedificare rapidamente una struttura difensiva sullo stesso sperone roccioso.
Nel corso dei secoli successivi il forte passò di mano tra diversi signori, subendo anche una serie di aggiunte come una doppia cinta muraria, torri angolari e un poderoso muro scudo rivolto verso monte, alto 16 metri e spesso fino a 8 alla base. Le guerre, il mutamento delle rotte commerciali e l’evoluzione delle tecniche militari lo resero però obsoleto.
La svolta arrivò alla fine del XIX secolo, ovvero quando il barone Nikolaus von Kirsch-Puricelli, industriale di successo e proprietario delle fonderie Rheinböllerhütte, acquistò le rovine e avviò una ricostruzione completa tra il 1899 e il 1902. Fu poi l’architetto Strebel a progettare un maniero residenziale in stile neogotico inglese, integrando resti medievali, nuove torri panoramiche e ambienti pensati per la vita aristocratica moderna.
Cosa vedere all’interno del castello
L’ingresso al Castello di Reichenstein, in Germania, conduce in un mondo sorprendentemente intatto e in cui le sale principali conservano arredi originali del periodo di ricostruzione. Questi suppellettili sono della famiglia Kirsch-Puricelli e regalano uno spaccato sulla loro quotidianità industriale colta e benestante tra fine Ottocento e primo Novecento.
La collezione dei Puricelli è una delle più vaste della regione e comprende armature scintillanti, armi d’epoca e trofei di caccia che ricoprono le pareti in legno scuro. Le finestre sono decorate con vetrate istoriate che filtrano la luce solare, creando giochi cromatici vibranti sui pavimenti in pietra levigata.
Spostandosi verso la sala da pranzo, si ammira una tavola imbandita che sembra attendere ospiti illustri da un momento all’altro, mentre i mobili intagliati raccontano l’abilità artigianale dei secoli scorsi. Ci sono poi il salone musicale, testimone di serate mondane, concerti privati e ricevimenti, una grande sala dedicata ai giochi che rivela il lato conviviale della dimora e camere da letto che mantengono tessuti, letti e decorazioni d’epoca. Poi ancora una sezione museale importante che occupa la parte più antica della struttura.
Salendo verso i livelli superiori tramite una scala monumentale (che espone una vasta collezione di trofei di caccia provenienti da quattro continenti) si arriva ai bastioni esterni. Da lì la vista è mozzafiato: il Reno curva dolcemente verso nord, fiancheggiato da vigneti ripidi che producono i celebri vini bianchi della zona.
Leggende e curiosità
Sì, anche il Reichenstein è avvolto da curiosità e, soprattutto, leggende. Il racconto popolare più celebre narra di Dietrich von Hohenfels, uno dei baroni giustiziati durante l’intervento imperiale. Pare che il nobile, ormai prossimo al patibolo, chiese al sovrano di risparmiare i suoi figli se fosse riuscito a superare i ragazzi camminando dopo la decapitazione. E ci riuscì: il cavaliere si sarebbe sollevato (c’è chi dice che il suo corpo non sia mai caduto) e avrebbe percorso diversi passi davanti alla propria prole, ottenendo la grazia per ciascuno di loro.
Molti visitatori, inoltre, giurano di avvertire una presenza inquieta nei corridoi meno illuminati della torre sud durante le sere di nebbia. Oltre ai miti spettrali, Reichenstein nasconde curiosità araldiche sparse ovunque: gli stemmi dei Puricelli celebrano l’unione tra la potenza del ferro e la nobiltà del sangue, riflettendo l’ascesa sociale di una famiglia che ha saputo ridare dignità a un cumulo di macerie.
Un dettaglio curioso riguarda Victor Hugo, che visitò Reichenstein durante uno dei suoi periodi di rovina, il quale scoprì tra i detriti una lastra tombale in arenaria rossa raffigurante un cavaliere privo di testa, un’immagine che rafforzò ulteriormente il legame simbolico tra il castello e la leggenda.
Come arrivare
La prima cosa che occorre sapere è che questa fortezza si trova a Trechtingshausen, un borgo minuscolo che pare inchinato ai piedi di un gigante minerale. Il villaggio possiede una stazione che dista circa 15 minuti a piedi dall’ingresso, con treni regionali che collegano regolarmente le città di Magonza e Coblenza.
Chi preferisce l’automobile troverà un parcheggio dedicato proprio alla base della salita che conduce alla fortezza. L’accesso prevede l’acquisto di un biglietto che include l’ingresso al museo interno e l’esplorazione libera delle corti. Si consiglia di indossare calzature comode per affrontare i gradini irregolari e i sentieri sterrati del giardino.
A disposizione dei visitatori c’è anche un ristorante raffinato che serve piatti tipici locali, ideale per concludere l’esperienza gustando un calice di Riesling mentre si ammira il tramonto che infuoca le acque del fiume. Infine un altro piccolo suggerimento: verificate sempre gli orari di apertura stagionali, poiché durante i mesi invernali le visite potrebbero subire riduzioni temporali dovute alle condizioni climatiche o a eventi privati ospitati nelle sale storiche.