Salgono i prezzi di lettini e ombrelloni: le mete più care dell’estate

Prezzi di lettini e ombrelloni in aumento nel 2026: ecco le località più care e quanto costa una settimana al mare

Pubblicato:

Flavia Cantini

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Andare in spiaggia in Italia costa sempre di più: nell’estate 2026 gli aumenti dei prezzi di lettini e ombrelloni continuano, infatti, a pesare sulle famiglie e sui turisti che scelgono gli stabilimenti balneari per le vacanze.

A fotografare la situazione è Altroconsumo, associazione indipendente di consumatori, che ha analizzato le tariffe applicate nelle principali località balneari italiane rilevando un incremento medio del 6% rispetto al 2025; se si allarga lo sguardo agli ultimi cinque anni, l’aumento complessivo raggiunge invece il 24%.

L’indagine mette in evidenza come il costo di una settimana al mare, soprattutto nei periodi più richiesti come l’inizio di agosto, sia diventato ormai una voce significativa nel budget delle vacanze estive. In alcune località gli aumenti registrati nel giro di un solo anno arrivano addirittura al 16%, mentre le differenze tra le varie destinazioni italiane restano molto marcate, con cifre che oscillano da poco più di 150 euro fino a oltre 350 euro per una settimana in spiaggia attrezzata.

L’indagine sui prezzi degli stabilimenti balneari

Per raccogliere i dati, Altroconsumo ha contattato telefonicamente e in forma anonima 222 stabilimenti balneari distribuiti in dieci località italiane per rilevare le tariffe applicate durante la prima settimana di agosto, tradizionalmente uno dei periodi più costosi dell’estate.

Le località prese in esame sono Lignano, Rimini, Senigallia, Viareggio, Palinuro, Alassio, Gallipoli, Alghero, Taormina-Giardini Naxos e Anzio e l’analisi si è concentrata sul prezzo di una postazione composta da un ombrellone e due lettini, prendendo in considerazione le prime quattro file degli stabilimenti.

Dallo studio emerge che il rincaro medio nazionale è del 6% rispetto alla stagione precedente, ma alcune mete registrano aumenti ben superiori alla media.

Taormina e Giardini Naxos guidano gli aumenti

Non tutte le località hanno registrato gli stessi rincari: secondo i dati raccolti da Altroconsumo, gli aumenti più consistenti riguardano Taormina e Giardini Naxos, dove le tariffe delle prime quattro file sono cresciute del 16% rispetto al 2025. Subito dopo si colloca Alghero, con un aumento del 14%, mentre Gallipoli segna un rincaro del 10%. In altre mete monitorate gli aumenti risultano più contenuti e oscillano tra il 2% e il 7%.

Ci sono poi alcune eccezioni: ad Alassio non si registrano rincari rispetto all’anno precedente, mentre Palinuro e Senigallia mostrano variazioni minime, rispettivamente dello 0,5% e dello 0,6%.

La classifica delle località più care

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Acqua turchese nella spiaggia di Le Bombarde ad Alghero

Osservando la media dei prezzi delle prime quattro file durante la settimana dal 2 all’8 agosto, Alassio mantiene il primo posto nella classifica delle località più costose con una media di 340 euro.

Subito dietro si posiziona Gallipoli con 324 euro, mentre Alghero occupa il terzo posto con 274 euro. Sopra la soglia dei 200 euro figurano anche Taormina e Giardini Naxos, dove la spesa media è di 237 euro, e Viareggio con 232 euro.

Più basse invece le tariffe rilevate in altre località: a Palinuro il costo medio settimanale si attesta a 188 euro, ad Anzio a 179 euro, mentre Senigallia e Rimini si fermano rispettivamente a 159 e 158 euro.

A chiudere la graduatoria è Lignano, che con 157 euro rappresenta la località meno cara tra quelle prese in considerazione dall’indagine di Altroconsumo.

Perché gli italiani continuano a scegliere gli stabilimenti

Nonostante i prezzi in crescita, gli stabilimenti balneari continuano a essere una scelta molto diffusa tra gli italiani: dall’indagine emerge che la motivazione principale che spinge le persone a preferire le spiagge attrezzate è la presenza di servizi ed equipaggiamenti, indicata dall’80% degli intervistati.

Chi sceglie invece la spiaggia libera lo fa soprattutto per ragioni economiche: la gratuità viene infatti indicata dal 79% delle persone, mentre il 63% apprezza la possibilità di decidere ogni giorno dove andare senza vincoli legati alle prenotazioni o agli abbonamenti.

L’indagine affronta anche il tema delle concessioni balneari, da anni al centro del dibattito pubblico. Tra i consumatori informati sulla questione, il 63% ritiene che una riforma del settore dovrebbe portare a una riduzione dei prezzi. Inoltre, un consumatore su due considera necessario introdurre un ricambio periodico nella gestione dei lidi.

Spiagge libere sempre più rare

Le spiagge libere per molti sono l’unica alternativa economicamente sostenibile per trascorrere le vacanze al mare: secondo Altroconsumo, però, anche gli spazi gratuiti stanno diventando sempre più difficili da trovare lungo le coste italiane.

L’associazione evidenzia, infatti, una progressiva riduzione delle aree accessibili liberamente, mentre aumentano gli spazi affidati agli stabilimenti balneari.

Tra le esperienze considerate virtuose viene citato il modello adottato da Spotorno, in Liguria, dove il Comune ha scelto di incrementare la quota di spiagge libere garantendo comunque servizi essenziali come pulizia, salvataggio, docce e bagni, senza costi aggiuntivi per la collettività.

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