Ci sono viaggi che si fanno non tanto per divertirsi e svagarsi, ma per arricchirsi culturalmente e umanamente. E un viaggio a Sarajevo è proprio questo (benché il divertimento e lo svago non manchino affatto, anzi).
La Capitale della Bosnia ed Erzegovina è una città incredibilmente interessante, non soltanto per la sua recentissima storia (che si capisce solo andando sul posto e parlando con i local), ma per quella antica, che l’ha portata a essere quella che è (prima l’invasione turca, poi quella austro-ungarica), per le sue tradizioni ben radicate, per la sua posizione geografica, che ancora oggi cela qualche tensione politica e religiosa. Ma è una città tranquillissima, intendiamoci, da visitare per un long weekend, grazie ai voli low cost che la collegano all’Italia (WizzAir da Roma, Ryanair da Milano-Bergamo).
Se avete amato Istanbul, per il suo mix di tradizioni, architetture e stile di vita tra Oriente e Occidente, Sarajevo vi darà le stesse sensazioni. Con qualcosa in più.
Indice
Cosa vedere a Sarajevo in 3 giorni
Inutile girarci intorno: la città è stata distrutta per circa il 90% tra il 1992 e il 1995 e ora è completamente riscostruita; pertanto, ciò che si vede è quasi tutto nuovo, talvolta rifatto in maniera identica, in altri casi invece no e gli effetti della guerra sono – appositamente – ben visibili. In tre giorni potete scoprire i principali highlight di Sarajevo e farvi un’idea della città. Il consiglio, tuttavia, è quello di farsi accompagnare da una guida, fondamentale per spostarsi in alcuni punti significativi e per entrare appieno nel mood (le guide hanno moltissimi aneddoti da raccontare che non trovate in nessuna guida scritta).
Il lungofiume Miljacka
Sarajevo è circondata dalle montagne (che nel 1984 hanno ospitato la XIV edizione dei Giochi Olimpici invernali) e si trova in una conca attraversata dal fiume Miljacka, che divide il centro storico dalla zona più nuova. Tutto il lungofiume, su entrambi i lati, è una bellissima passeggiata da fare a piedi o in bicicletta (bike sharing e monopattini a noleggio non mancano neppure qui). Lungo il fiume si affacciano alcuni dei palazzi più belli e signorili della città: ambasciate, edifici Liberty, musei.
Vijećnica
Uno di questo è Vijećnica, simbolo di Sarajevo. È il più grande e rappresentativo edificio del periodo austro-ungarico in tutta la città, anche se non è l’originale. L’architetto dell’epoca volle costruirlo in stile pseudo-moresco ispirandosi all’arte islamica, in particolare all’Alhambra di Granada, in Spagna. Ai tempi della guerra, era la biblioteca cittadina, con 1,5 milioni di volumi e più di 155.000 tra libri rari e manoscritti. Fu però distrutto da un incendio durante l’assedio di Sarajevo del ’92 da parte dei serbi e oggi è stato ricostruito tale e quale. Ospita la sede del Municipio, ma anche il museo della biblioteca e, in alcune sale, sono stati raccolti i libri sopravvissuti al grande rogo (circa il 90% del patrimonio della biblioteca andò perduto) e alcune opere d’arte moderna, in attesa della realizzazione del nuovo Museo di arte contemporanea, Ars Aevi.
Ars Aevi
Ars Aevi è il museo di arte contemporanea ospitato provvisoriamente in un’ala del complesso di Skenderija lungo il fiume, costituito durante la guerra come resistenza di cultura. Ospita oltre 120 opere di noti artisti internazionali, tra cui Michelangelo Pistoletto. La sua storia è meravigliosa. All’inizio degli Anni ’90, mentre la città era sotto assedio, l’artista bosniaco Enver Hadžiomerspahić prese un’iniziativa che era parsa folle: realizzare un museo di arte contemporanea a Sarajevo. Dal 1993 in poi, Enver si è dedicato a raccogliere opere d’arte dei più grandi artisti contemporanei. Finalmente, grazie al sostegno dell’Italia, è iniziata la fase esecutiva del nuovo progetto, disegnato nel 1999 dall’architetto Renzo Piano, nominato nel ‘94 ambasciatore Unesco di buona volontà per l’architettura.
Ponti sul fiume Miljacka
Oltre al progetto, Piano – assieme ad altri partner italiani – ha finanziato la costruzione di uno dei 22 ponti sul fiume Miljacka vicino all’area dove è prevista la nascita della struttura museale che speriamo di vedere presto realizzata. Dopo il ponte disegnato da Gustave Eiffel, il Ponte Latino, che fu teatro dell’assassinio dell’erede al trono dell’Impero austro-ungarico Francesco Ferdinando, il ponte Festina Lente (che significa “Affrettati lentamente”), e il ponte di Vrbanja, dove morirono le prime vittime della guerra nel 1992, è il più fotografato di Sarajevo.
Inat Kuća
Proprio di fronte a Vijećnica, sull’altra sponda del fiume, c’è un piccolo edificio storico, uno dei pochi rimasti a Sarajevo, che ospita la trattoria Inat Kuća che serve cucina tradizionale bosniaca: ebbene, ai tempi dell’arrivo delle truppe austro-ungariche questo edificio si trovava sul lato opposto, ma poiché il proprietario si rifiutò di farlo abbattere per costruire il nuovo Municipio, venne trasferito mattone su mattone dove si trova ora.
Il centro storico
Baščaršija è il centro storico di Sarajevo. In questo quartiere di stampo ottomano, tra vicoli, negozi di artigianato, bar dove si fuma la shisha (o narghilè) e si beve l’acqua di rose o il caffé (che non ha ulla a che fare con il nostro né con quello turco), ci troviamo nel cuore pulsante della città, nell’antico bazar, dove l’andirivieni dei cittadini che fanno acquisti e che si recano alla grande moschea si mischia al via vai dei turisti, sempre più numerosi. La strada principale che lo attraversa è via Kazandžiluk, e vi si affacciano i principali esercizi commerciali, tra cui anche negozi di design. E c’è anche la via più stretta della città, Ulica Ćulhan, dove a malapena passa una persona.
Sebilj
Simbolo del quartiere che si erge in mezzo al leggero pendio della piazza di Baščaršija è la Sebilj, la tipica fontana ubicata nei pressi di una moschea, che, in questo caso, ha la forma esagonale ed è fatta di legno in quanto fu realizzata dall’amministrazione asburgica.
Moschea Gazi Husrev-beg
La moschea Gazi Husrev-beg che si può visitare (le donne devono ricordarsi di portare sempre dietro una pashmina per coprire il capo e, tutti, di indossare le calze) prende il nome da un importante governatore ottomano nonché il più grande benefattore di Sarajevo, vissuto a cavallo tra i ‘400 e il ‘500, che trasformò la città in un fiorente centro culturale. La moschea è stata la prima al mondo a dotarsi di illuminazione elettrica nel 1898. Questo capolavoro ottomano rappresenta il simbolo della ricca storia di Sarajevo, della sua resilienza e della diversità culturale, nonché un angolo di pace e silenzio nel caso del quartiere storico.
Torre dell’Orologio
A lui si deve anche la realizzazione della Torre dell’Orologio che si trova vicino alla moschea. Alta 30 metri, ha l’unico orologio lunare in Europa, secondo il quale la mezzanotte coincide con il tramonto a Sarajevo. Poiché la durata del giorno cambia quasi quotidianamente, l’orologio deve essere regolato manualmente in modo continuo, cosa che il muvekit fa una volta alla settimana salendo i 76 gradini di legno.
Museo di Gazi Husrev-beg
Dietro la moschea, in quella che era l’antica madrasa, la scuola islamica risalente al XVI secolo, si trova anche il Museo di Gazi Husrev-beg, aperto nel 2015 e dedicato alla conservazione e alla valorizzazione dell’eredità di Gazi Husrev-beg. La mostra permanente del museo offre uno spaccato della tradizione islamica dei bosgnacchi, con manufatti legati a diversi aspetti della vita quotidiana. La collezione comprende oltre 1.200 oggetti.
Sarajevo Meeting of Cultures
Da metà della lunga via Ferhadija, una linea chiamata Sarajevo Meeting of Cultures divide la città vecchia da quella moderna e segna la convergenza delle influenze orientali e occidentali di Sarajevo e la transizione tra gli stili architettonici ottomano e austro-ungarico. Oltrepassata questa riga, infatti, lo stile degli edifici cambia completamente ed è molto interessante vedere i due aspetti della città.
Cattedrale del Sacro Cuore di Gesù
Ed è proprio oltre la linea, in una grande piazza che svetta la Cattedrale del Sacro Cuore di Gesù conosciuta anche come Katedrala Srca Isusova che fu completata nel 1889. Al suo esterno si erge una scultura dedicata a Papa Wojtyla, che ricorda la storica visita di Papa Giovanni Paolo II a Sarajevo nell’aprile del 1997 portando un forte messaggio di pace e riconciliazione nella città reduce dalla guerra. Al suo interno ci sono spettacolari vetrate.
Galerija 11/07/95
Da non perdere nel quartiere è il piccolo ma super toccante museo Galerija 11/07/95, dedicato al genocidio di Srebrenica iniziato proprio in quella data.
I luoghi della guerra
Impossibile visitare Sarajevo senza fare il tour dei luoghi legati alla guerra in Bosnia che si è svolta tra il ‘92 e il ’95, ma che ha avuto conseguenze ancora oggi ben visibili praticamente ovunque in città (tra i simboli ci sono le famose Rose di Sarajevo visibili sui marciapiedi di tutta la città). Per fare questo giro è consigliato vivamente di affidarsi a una guida specializzata perché ciò che non si vede con gli occhi lo si ascolta con il cuore… Vi racconterà di cosa è accaduto veramente, del tema di grande attualità dei safari di Sarajevo e vi mostrerà i luoghi più turistici ma anche quelli che pochi conoscono.
Sniper Alley
l primo dei luoghi da visitare è la tristemente celebre Sniper Alley (in lingua bosniaca Snaiper alea) o “viale dei cecchini” il cui nome vero è Ulica Zmaja od Bosne (Strada del dragone di Bosnia). Si tratta di un viale lungo 8 km che attraversa la città collegando la parte industriale con l’aeroporto e che veniva preso di mira dai cecchini serbi che si appostavano sulle alture o all’interno dei grattacieli (sulle cui facciate ancora oggi sono ben visibili i fori di pallottole) che si trovano tutt’attorno a Sarajevo. Ancora oggi sono in corso indagini perché i cecchini non erano solamente militari in guerra, ma anche civili provenienti da altri Paesi che pagavano per uccidere donne, bambini e chiunque transitasse lungo questo viale.
Tunnel della speranza
Proprio per riuscire a bypassare questo viale e poter attraversare la città, in quegli anni a Sarajevo furono realizzati dei tunnel sotterranei. Il più famoso e visitabile è il Tunnel of Hope (Tunnel della speranza o della salvezza) che passava al di sotto dell’area neutrale dell’aeroporto istituita dalle Nazioni Unite 8che comunque non era sicura al 100%). Il sito ospita anche una sala proiezioni che mostra i video di allora, di come venne costruito nel 1993 e di come veniva usato per far passare armi, ma anche viveri, animali e persone naturalmente. Il tunnel originale si estendeva per circa 800 metri di lunghezza ed era alto 1,60 m. e largo circa 80 cm.. Oggi lo hanno un po’ alzato, allargato e illuminato, almeno in un breve tratto, per consentire ai visitatori di percorrerne circa 200 metri e rendersi conto di cosa significasse attraversarlo. Ai tempi, c’erano degli adetti posizionati alle due estremità che davano il via onde evitare che troppe persone si incrociassero in uno spazio sotterraneo così angusto. Si tratta del luogo più visitato a Sarajevo. Il biglietto d’accesso si paga solo in contanti e in moneta locale che è il Marco della Bosnia-Erzegovina.
Cimitero ebraico
Tra i luoghi preferiti dai cecchini c’era il cimitero ebraico che si trova sulle alture della città, un posto che fa davvero venire i brividi e da dove in effetti si vede tutta la città dall’alto (si raggiunge in auto).
Holiday Inn Hotel
Un altro luogo simbolo della guerra è l’Holiday Inn Hotel che si trova nei pressi del Museo nazionale e della Sniper Alley. Questa struttura moderna dalla facciata gialla inconfondibile fu progettata dal celebre architetto bosniaco Ivan Straus e fu costruita per le Olimpiadi dell’84. Ha ospitato sportivi, personaggi illustri, politici e celebrity, ma è stata uno dei simboli della guerra in quanto era qui che alloggiavano tutti i giornalisti inviati dai media internazionali che hanno raccontato i fatti ed è ancora oggi un hotel dove si può soggiornare. Durante l’assedio, il corrispondente della BBC, Martin Bell, descrisse l’Holiday Inn come “ground zero”: solo nella primavera e nell’estate del 1992,la struttura fu colpita più di cento volte. Dopo la firma degli Accordi di pace di Dayton nel dicembre 1995, che posero fine alla guerra in Bosnia, l’hotel ospitò gran parte di quell’esercito di “internazionali” giunti a Sarajevo all’avvio della ricostruzione post-bellica.
Musei della guerra
Per chi volesse approfondire, ci sono tre musei che meritano di essere visitati: il primo è il Museo dei Crimini contro l’umanità e i Genocidi, il secondo è il War Childhood Museum e il terzo è il Museo Nazionale della Bosnia ed Erzegovina. I primi due sono nel quartiere Baščaršija a quattro minuti a piedi l’uno dall’altro, mentre il terzo si trova nei presi dell’Holiday Hotel. Sono estremamente toccanti e coinvolgenti (specie quello dedicato ai bambini) e riportano alcune scene molto crude che fanno effettivamente realizzare cosa può essere stato l’assedio di Sarajevo. Il Museo Nazionale fu fondato nel 1888 durante l’occupazione austro-ungarica ed è il museo più antico del Paese. I quattro padiglioni interni sono collegati da terrazze e ospita il giardino botanico.
Museo dei veterani
Infine, c’è posto che solo alcune guide conoscono, un museo privato accessibile solo dietro prenotazione ed è il Museo dei veterani. Nato come luogo d’incontro dei veterani della guerra in Bosnia, è diventato un museo di circa 300 metri quadrati che raccoglie all’incirca 300 memorabilia dei combattenti bosniaci e altrettante fotografie ma soprattutto le loro storie. Qui, infatti, si possono incontrare ex militari che raccontano ai visitatori della guerra e della situazione attuale della Bosnia Erzegovina. C’è anche una delle tante uscite del Tunnel della Speranza che si può ripercorrere e questo è un po’ più reale rispetto al museo aperto a tutti i visitatori.
Luoghi di svago
Girando per Sarajevo, dell’atmosfera della guerra tra la gente ormai non si respira più l’aria, almeno apparentemente. Qui l’ambiente è molto spensierato e lo si nota osservando la vita quotidiana, fatta di gente che prende tranquillamente il tram che percorre la Sniper Alley, che gira a piedi e in bicicletta, che frequenta caffè, ristoranti, trattorie e locali notturni.
Per entrare nel mood di Sarajevo, vi consigliamo di non perdervi alcuni luoghi che ricordano un po’ l’Europa degli Anni ’90. Tra i locali più celebri c’è il Caffe Tito vicino a Museo della storia. Tra pareti rosse e verdi, c’è un’esposizione di ogni sorta di materiale bellico, dai kalachnikov appesi alle pareti agli elmetti sul soffitto e usati come portalampade. Un piccolo museo dove non mancano un busto in bronzo del leader della Jugoslavia, Tito, e le sue foto incorniciate. Nel dehor si può stare seduti su una cassa per munizioni di mortaio, sorseggiando un boccale di birra Nektar.
Altro locale un po’ vintage ma che va molto tra i giovani di Sarajevo è il Kino Bosna, the place to be se vi trovate in città il lunedì sera. Un tempo era un cinema, ma sul palco si sono tenuti concerti e altri eventi. Oggi suonano musica bosniaca dal vivo. Per gli amanti degli spettacoli live, ci sono anche il Balkan Express dove sembra di entrare in un appartamento Anni ’60, con carta da parati alle pareti, boiserie e quadri, il Bosnian Cultural Center dove si tengono concerti e, infine, il Cafe RajvoSA, un locale super rustico molto local.
Se cercate qualche ristorante tipico, ce ne sono diversi in centro e nelle zone turistiche, ma gli abitanti di Sarajevo amano frequentare le trattorie che si nascondono tra le case private sulle colline, magari nei pressi della Fortezza Gialla, con una meravigliosa vista sulla città.
Un viaggio a Sarajevo dovrebbe rientrare nei programmi di gite scolastiche degli studenti italiani (come del resto quelli, per motivi diversi, ma legati alla stessa fase storica, ad Auschwitz e a Norimberga). Dovrebbero andarci le famiglie, la Gen Z, ma anche i Millennial che, pur essendo cresciuti negli stessi anni della guerra in Bosnia ed Erzegovina, non hanno idea di cosa succedesse in quel Paese mentre loro pensavano a vestirsi come i Paninari. Ma c’è un altro motivo più pratico per andare a Sarajevo: è stata eletta la città più low cost d’Europa del 2026.