Sul promontorio di Cabo Tiñoso, lungo il tratto più selvaggio della costa di Cartagena, si innalza nei cieli una costruzione che sembra uscita da un racconto cavalleresco, tra torri merlate, archi in pietra irregolare e passaggi che si intrecciano tra rocce e vento. Ma, se dobbiamo essere onesti sin da principio, quasi nulla qui ha a che fare con le fiabe: tutto ha origine da un progetto militare preciso, calcolato e, soprattutto, freddo.
La Batería de Castillitos (più brevemente Los Castillitos), chiamata anche C-1, si nasconde tra rilievi scoscesi a oltre 200 metri sopra il livello del mare. Da lontano si confonde con la roccia, mentre da terra si impone con una presenza scenica notevole. Del resto, quest’opera venne pensata proprio per mimetizzarsi.
Le torrette semicilindriche, le finestre strette e le decorazioni ad archetti ciechi evocano un Medioevo reinventato, costruito però nel pieno del ‘900. Un inganno visivo voluto, perché dietro quella facciata teatrale si nascondeva uno dei sistemi difensivi più potenti della costa spagnola che oggi, invece, regala panorami emozionanti sul Mediterraneo.
Indice
Breve storia de Los Castillitos
La nascita della batteria risale al piano di difesa del 1926, durante la dittatura di Miguel Primo de Rivera. Cartagena rappresentava un nodo strategico fondamentale per la marina spagnola, quindi serviva una protezione efficace contro eventuali attacchi via mare. I lavori veri e propri si svilupparono tra il 1933 e il 1936, con interventi complessi sia dal punto di vista ingegneristico sia da quello logistico.
Vi basti pensare che il trasporto dei materiali richiese persino la costruzione di una strada apposita, studiata per sostenere il peso enorme dei componenti d’artiglieria. I cannoni Vickers, prodotti in Inghilterra, raggiungevano dimensioni impressionanti: lunghi circa 17 metri e con un peso di decine di tonnellate, vennero portati fin qui tramite mezzi speciali.
Due pezzi da 381 millimetri rappresentavano il cuore del sistema. La loro capacità di fuoco risultava devastante, con proiettili vicini alla tonnellata che potevano raggiungere distanze di più o meno 35 chilometri. Il progetto iniziale prevedeva una collaborazione con la batteria gemella situata nel vicino Cabo Negrete. Il principio era semplice quanto efficace, ovvero creare un fuoco incrociato in grado di bloccare qualsiasi tentativo di ingresso nella baia.
Durante la Guerra Civile spagnola, questa struttura ebbe un ruolo limitato ma significativo. Nell aprile del 1937 venne effettuato un unico sparo reale contro una formazione navale e la potenza mostrata bastò a scoraggiare un attacco diretto. Dopo il conflitto, la batteria di Los Castillitos continuò a rimanere operativa per decenni, al punto che vennero aggiunti nel tempo diversi aggiornamenti tecnici e sistemi di puntamento.
Il 1994 segnò invece la fine dell’uso militare, al quale seguì un periodo di abbandono con un inevitabile degrado progressivo delle strutture. Nel 1997, invece, il suo destino cambiò completamente in quanto venne riconosciuto come bene culturale. A questo seguirono interventi di recupero nei primi anni 2000, i quali restituirono accessibilità e valore a uno spazio che oggi racconta una storia brutale ma documentata.
Cosa vedere e cosa fare
L’arrivo alla Batería de Castillitos quasi confonde: l’ingresso principale, con torri che incorniciano il passaggio, sembra la porta di una fortezza medievale. Da qui si sviluppa un intreccio di percorsi che attraversano cortili, rampe e corridoi. Le strutture si dividono in diversi livelli e funzioni. Ci sono le zone operative che si trovano nei fossi delle artiglierie, spazi scavati e rinforzati con cemento armato, con tanto di sale macchine, depositi di polvere da sparo, magazzini per i proiettili e camere di carico.
Uno degli elementi più sorprendenti riguarda proprio la presenza di alcuni tunnel. Lunghi, freschi, con pareti spesse e luci ridotte, alcuni conducono verso uscite secondarie, pensate come vie di fuga in caso di emergenza. Salendo verso le parti superiori si raggiungono invece le postazioni dei cannoni. Il visitatore si trova al cospetto di enormi piattaforme circolari che si aprono verso il mare con una vista ampia e potente. I Vickers, ancora presenti, danno la misura reale della scala militare del progetto.
Lo sguardo si allarga senza ostacoli, tanto che da lassù si distinguono la baia di Cartagena, quella di Mazarrón e tratti lontani della costa mediterranea. Il panorama cambia continuamente con la luce: le mattinate limpide regalano contorni brillanti, mentre i pomeriggi ventosi portano colori più duri e contrasti marcati.
Oltre alle strutture principali, l’area include edifici destinati alla vita quotidiana del personale, tra cui dormitori, cucine, spazi ricreativi e persino campi sportivi. Sì, qui dimorava una piccola comunità autosufficiente che viveva isolata ma organizzata.
Chi ama esplorare trova pure percorsi che si allungano verso zone meno frequentate, come la batteria secondaria sulla Loma de Jorel in cui restano tracce di officine e pezzi d’artiglieria minori. Il paesaggio attorno mantiene una forza primitiva, pieno di sentieri tra pietre, vegetazione bassa e silenzi in cui si può udire solo il suono del vento.
Dove si trova e come arrivare
La batteria si trova nella regione di Murcia (Spagna) all’interno del territorio comunale di Cartagena, in una zona chiamata Cabo Tiñoso. Il contesto geografico resta tra i più isolati e autentici della costa sud-orientale di questo magnifico Paese. Per raggiungerla serve un mezzo proprio e il percorso parte dalla strada che collega Cartagena con La Azohía. Dopo aver superato le Cuestas del Cedacero, una deviazione conduce verso Campillo de Adentro. Da qui inizia una strada asfaltata che sale tra curve strette e scorci spettacolari.
Il tragitto richiede attenzione, perché la carreggiata si restringe in diversi punti e il tracciato diventa più totruoso. L’arrivo culmina invece in un’area di sosta semplice (del resto, dopo tanta fatica è anche giusto) da cui si sviluppa un sentiero che conduce alla fortezza. Il percorso finale si snoda su fondo irregolare, per questo sono vivamente consigliate scarpe adatte al contesto. Il tempo di visita, invece, varia facilmente oltre le 2 ore, considerando soste ed esplorazioni.
La sensazione, una volta arrivati, resta difficile da ridurre a poche parole. Una struttura nata per controllare il mare che oggi invita a osservarlo, ma anche un luogo che un tempo respingeva e ora accoglie. Los Castillitos è una possente presenza che continua a raccontare, ma forse senza bisogno di spiegazioni.