Venezia continua a esercitare un fascino magnetico sui turisti provenienti da tutto il mondo, ma chi la vive oggi lo sa: La Serenissima è spesso tutto fuorché “serena”. Ogni anno, circa 30 milioni di visitatori affollano calli e campielli, molti dei quali arrivano solo per poche ore, concentrandosi sugli stessi luoghi, da Palazzo Ducale a Piazza San Marco. Il risultato è un equilibrio sempre più fragile, in cui l’overtourism rischia di appiattire l’esperienza di viaggio e di oscurare tutto ciò che si trova appena oltre la laguna.
Eppure, il Veneto è una regione che non vive di sola Venezia. All’ombra del suo mito, per decenni sono rimasti sottovalutati borghi, città d’arte e paesaggi che raccontano una storia altrettanto ricca, fatta di palazzi eleganti, piazze scenografiche e montagne che sembrano dipinte.
Oggi, però, qualcosa sta cambiando: complice anche l’attenzione internazionale legata alle Olimpiadi invernali di Cortina 2026, lo sguardo dei viaggiatori e della stampa estera si sta spostando verso un Veneto meno conosciuto, capace di sorprendere lontano dalle rotte più battute. È in questo contesto che The Times accende i riflettori su luoghi inattesi, tra cui un borgo alpino che rivendica con orgoglio la nascita del gelato.