Vasto svela nuovi segreti: dal cantiere affiora una necropoli di oltre 2.300 anni fa

Lavori bloccati a Vasto: un cantiere è stato fermato per il ritrovamento di una necropoli preromana pronta a riscrivere la storia

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Angelica Losi

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Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

Dovevano partire i lavori per un impianto fotovoltaico, nella zona industriale di Punta Penna, a Vasto ma dagli scavi preliminari all’apertura del cantiere è emersa una necropoli preromana di cui non si sapeva nulla. Datata probabilmente oltre 2.3000 anni fa è una scoperta incredibile pronta ad aggiungere dettagli alla storia che conosciamo.

Durante le indagini preliminari previste per ogni cantiere ciò che è stato scoperto ha bloccato i lavori richiedendo l’intervento della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Chieti e Pescara. Un ritrovamento inatteso, in un’area dove si stava scavando per tutt’altro.

La scoperta della necropoli preromana

Gli scavi a Vasto hanno portato alla luce un ampio nucleo funerario, una vera e propria necropoli datata oltre 2-3000 anni fa. Con numerose sepolture databili, in modo preliminare, tra il V e il IV secolo a.C.

Le tombe documentate mostrano una certa varietà nelle forme e nei depositi funerari. Ci sono fosse con riempimento di pietre, sepolture su letti di tegole, una sepoltura in cassa laterizia con una cintura in bronzo, e semplici fosse terragne con ornamenti, elementi in ferro e bronzo, vasi ceramici. Oggetti che non sono solo oggetti: raccontano chi era il defunto, quale ruolo aveva, come la comunità voleva ricordarlo.

Insieme alle tombe è emersa anche una struttura di funzione ancora incerta. I dati raccolti non bastano ancora per stabilirne cronologia e destinazione d’uso. I materiali in superficie, però, lasciano ipotizzare che l’area abbia continuato a essere frequentata anche in epoca ellenistico-romana, un’indicazione che Punta Penna, oggi nota per le spiagge di sabbia, non era un semplice cimitero di passaggio, ma un luogo con una storia lunga.

Vasto nell’antichità era Histonium, uno dei centri più importanti dei Frentani, il popolo italico che occupava questa parte dell’Adriatico prima della romanizzazione. La necropoli appena scoperta appartiene a quel mondo, precedente all’arrivo di Roma, e aggiunge dettagli concreti a una mappa storica che finora era piuttosto lacunosa.

Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara
Un esempio di corredo rinvenuto nella necropoli di Vasto

Perché la scoperta riscrive la storia

Le necropoli sono, in un certo senso, le fonti più oneste che abbiamo sul passato. Gli insediamenti cambiano, vengono ricostruiti, a volte cancellati. Le tombe, quando intatte o ben conservate, custodiscono tracce deliberate: come una comunità sceglieva di rappresentare i propri morti, cosa deponeva con loro, come esprimeva rango e memoria attraverso il rituale.

La scoperta di Punta Penna ha un peso specifico anche per come è avvenuta. Non nasce da una campagna di ricerca pianificata, ma dall’applicazione della normativa sull’archeologia preventiva: prima dei cantieri si scava per tutelare. Senza questo passaggio obbligatorio, la necropoli avrebbe potuto restare sepolta o, peggio, essere distrutta senza che nessuno ne sapesse mai nulla.

Inizialmente c’è stato riserbo massimo sul ritrovamento nella regione d’Abruzzo ma ora che la fase di scavo è conclusa si apre l’attività di studio che permetterà di approfondire l’estensione della necropoli e l’organizzazione interna.

Una selezione degli oggetti più significativi sarà destinata al rinnovato percorso museale di Palazzo d’Avalos a Vasto: una scelta che ha anche un valore simbolico. I materiali rimarranno vicini al luogo di provenienza, radicando la scoperta nella storia locale invece di farla sparire in depositi lontani.

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