Il regno selvaggio delle Isole Sanguinarie, tra granito rosso, vento salmastro e fari solitari

Quattro scogli vulcanici al largo della Corsica custodiscono tramonti feroci, storie di quarantena, sentieri battuti dal maestrale e acque trasparenti dal riflesso ramato

Pubblicato:

Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

La Corsica rivela la sua anima più cruda e magnetica quando lo sguardo si spinge verso l’estremità occidentale del Golfo di Ajaccio. In questo punto esatto, infatti, la terraferma si frantuma, lasciando spazio a 4 isolotti di roccia magmatica che emergono dalle acque del Mar Mediterraneo. Sono le selvagge Isole Sanguinarie che, pur essendo distanti appena 30 minuti di navigazione dal porto Tino Rossi, trasmettono una sensazione ruvida, lontana dalla costa elegante della città napoleonica.

Il nome, tra le altre cose, accende subito fantasia e curiosità: “Sanguinarie” richiama ferite, tempeste e racconti antichi. Per alcuni abitanti, questo deriva dai riflessi cremisi del tramonto sulle rocce di diorite. Per altri, invece, è dovuto a pescatori di corallo rientrati dall’Africa settentrionale, trattenuti in quarantena nel lazzaretto di Mezzu Mare. Qualunque spiegazione scelga il visitatore, resta una sola certezza: al calare del sole, le isole assumono davvero tonalità ardenti, quasi incandescenti.

Ma non è di certo tutto, perché l’arcipelago unisce natura feroce e memoria storica dentro pochi chilometri di costa. Vi basti pensare che Alphonse Daudet rimase così stregato da questo paesaggio che nelle sue “Lettere dal mio mulino” descrisse un territorio rossastro, severo e quasi irreale.

È bene sapere, però, che oltre lo scoglio principale le tre isole minori rimangono regni inviolabili e inaccessibili al turismo di terra; l’unico modo per ammirare i loro profili selvaggi e le antiche fortificazioni genovesi consiste nella circumnavigazione via mare, navigando a debita distanza per preservare questi preziosi santuari naturali concessi esclusivamente alla fauna e al vento.

Mezzu Mare, cuore selvatico dell’arcipelago

Mezzu Mare (o Grande Sanguinaria) rappresenta la maggiore fra queste 4 isole di Francia ed è l’unica accessibile al pubblico. Nella sua parte centrale sopravvivono allo scorrere del tempo le rovine del lazzaretto costruito nel 1806. Qui trascorrevano la quarantena i pescatori di corallo prima del rientro in Corsica. Oggi restano “soltanto” muri corrosi dalla salsedine, aperture vuote e pietre scaldate dal sole, mentre fichi selvatici e arbusti mediterranei hanno ormai invaso gran parte della struttura.

Più in alto compare il faro delle Sanguinarie con la sua base massiccia e una lanterna metallica rivolta verso il Mediterraneo occidentale. Prima del 1985 tre guardiani vivevano qui durante lunghi turni isolati dal resto della Corsica. E bastano pochi minuti accanto alla torre per intuire la durezza di quella vita, anche perché in inverno raffiche potentissime investono il promontorio senza tregua.

Lungo il versante meridionale sorge invece il semaforo marittimo, attivato nel 1865 e disarmato nel 1955, con un panorama immenso sul Golfo di Ajaccio: da lassù il mare pare veramente infinito. Nelle giornate terse appaiono nitidi sia la costa corsa sia i profili frastagliati degli altri isolotti.

L’isola di Mezzu Mare ospita, inoltre, quasi 150 specie botaniche. Fra le più rare merita una menzione il gigaro mangiamosche, pianta curiosa dall’aspetto quasi tropicale. Attorno ai sentieri si notano anche lentischi, elicrisi, ginepri bassi e frankenie rossastre. Proprio queste ultime, durante l’autunno, colorano il terreno di sfumature cremisi che alimentano il mito del nome “Sanguinarie”.

Cala d’Alga, scoglio battuto dagli uccelli marini

C’è poi Cala d’Alga che appare quasi ostile, ma allo stesso tempo definitivamente magnetica. Da queste parti numerose colonie di uccelli arrivano per nidificare, tanto che gabbiani reali dalle zampe gialle planano sopra le scogliere, mentre i marangoni col ciuffo sfiorano il pelo dell’acqua in cerca di pesce. Talvolta arriva persino il falco pellegrino, rapido e preciso fra le correnti d’aria.

Dal mare l’isola mostra venature color ruggine alternate a zone più scure di diorite. Anche qui, infatti, al tramonto la superficie rocciosa assume riflessi porpora impressionanti.

Porri, l’isola più lontana dal golfo

La parte più esterna dell’arcipelago è occupata da Porri, che fra tutte trasmette la maggiore sensazione di isolamento. L’isola è infatti caratterizzata da correnti più forti, con onde alte durante il maestrale e vegetazione rada. Persino il colore del mare cambia: blu profondo vicino agli scogli, turchese brillante nelle calette riparate.

Vecchi racconti marinari parlavano di approdi difficili e improvvisi cambiamenti atmosferici attorno a essa. Non vi sorprenderà quindi sapere che gran parte delle imbarcazioni turistiche resta a distanza prudente. Ma dalla barca non passano di certo inosservate le rocce frastagliate che precipitano direttamente nel Mediterraneo, mentre la schiuma bianca esplode contro il granito scuro.

Durante certe giornate limpide si distinguono persino i rilievi interni della Corsica alle spalle del Golfo di Ajaccio, creando un contrasto fra mare aperto e montagne che, inevitabilmente, dona un colpo d’occhio emozionante.

Isolotto dei Cormorani, regno del vento e del sale

Infine l’Isolotto dei Cormorani con le sue dimensioni ridotte, la superficie scabra e la vegetazione minima. Perché si chiami così è abbastanza intuitivo: eleganti cormorani neri restano immobili sugli scogli per lunghi minuti con ali aperte verso il sole. Il visitatore ha perciò l’opportunità di ammirare una visione antica. Attorno alle rocce, invece, l’acqua raggiunge una trasparenza sorprendente, al punto che dalla barca si distinguono facilmente fondali chiari, ricci di mare e piccoli pesci argentati.

Gran parte del fascino, però, deriva dalla posizione: pare quasi che l’isolotto custodisca l’ingresso del golfo insieme alla torre genovese della Parata. Costruita nel XVI secolo dalla Repubblica di Genova, quella struttura serviva per avvistare incursioni barbaresche lungo la costa corsa. Ancora oggi domina il paesaggio dall’alto della penisola, severa e geometrica contro il cielo.

iStock
La suggestiva Torre della Parata

Pure qui (ovviamente) al calar del sole accade una sorta di magia, con le rocce nere che virano verso il rosso cupo e mare e cielo che assumono riflessi metallici. Per questa ragione tantissimi abitanti di Ajaccio raggiungono la Pointe de la Parata nelle ultime ore del giorno, anche se (e va detto) nessuna fotografia restituisce davvero quella luce.

Il rientro verso Ajaccio lascia addosso una sensazione difficile da dimenticare e la “causa” è da ritrovare nel fatto che le Sanguinarie restano lì, ferme davanti alla costa corsa, selvatiche, silenziose e (soprattutto) ancora fedeli alla propria natura aspra.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963