Il paesaggio che sembra uscito da una leggenda: Dimmuborgir, il labirinto di lava d’Islanda

Tra archi di basalto, caverne scolpite dal fuoco e racconti popolati da troll e spiriti, Dimmuborgir regala uno degli scenari più sorprendenti di tutta Europa

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Blocchi di lava alti parecchi metri si alternano a corridoi naturali, mentre colonne basaltiche e aperture filtrano la luce in modo sempre diverso. Poi ci sono il silenzio, il vento e il profumo del muschio che completano uno scenario che è in grado persino di emozionare. Quel che sembra l’inizio di un racconto, però, non è altro che Dimmuborgir, uno dei luoghi simbolo dell’Islanda settentrionale, tanto spettacolare da sembrare frutto della fantasia.

Vi basti pensare che il nome significa “Fortezza Oscura” oppure “Castelli Oscuri“, una definizione nata dall’aspetto delle gigantesche strutture laviche, simili ai resti di una città abbandonata oppure alle mura di un forte medievale consumato dal tempo. Anche se (e va detto) gran parte del fascino nasce dall’incontro fra geologia e immaginazione popolare. Scienza e tradizione convivono da secoli, alimentando racconti tramandati di generazione in generazione. Secondo il folklore locale, fra queste rocce vivrebbero troll, creature gigantesche, il misterioso Huldufólk, chiamato anche “popolo nascosto”, e la celebre famiglia dei 13 Jólasveinar, i personaggi del Natale islandese.

Anche il cinema e la televisione hanno contribuito alla sua fama: qui sono state girate alcune scene della terza stagione di Game of Thrones.

Origine e formazione (e leggende) di Dimmuborgir

Dietro l’aspetto eccezionale di Dimmuborgir si nasconde una storia geologica iniziata circa 2.300 anni fa. All’epoca, una violenta attività vulcanica interessò l’intera area del lago Mývatn. Dai crateri di Þrengslaborgir e Lúdentarborgir fuoriuscì una grande quantità di magma che avanzò lungo il territorio fino a raggiungere una vasta zona umida, ricca d’acqua e antiche paludi.

Fu proprio quell’incontro a dar vita a qualcosa di straordinario: il calore della lava provocò un’intensa evaporazione dell’acqua intrappolata nel terreno, fino al punto che enormi colonne di vapore salirono verso la superficie, scavando veri e propri condotti verticali all’interno del materiale ancora incandescente. Nel frattempo lo strato superiore iniziò a raffreddarsi, formando una crosta sempre più spessa.

Quando la massa fusa defluì attraverso una frattura naturale, gran parte della lava liquida abbandonò il bacino, lasciando in piedi soltanto le strutture consolidate. Pilastri, archi, cavità e pareti rimasero intatti, regalando al territorio una morfologia davvero rara anche per un Paese vulcanico come l’Islanda.

Rispetto ad altri campi lavici islandesi, Dimmuborgir colpisce per la varietà delle forme. Alcuni pinnacoli ricordano giganteschi animali, altri sembrano torri merlate oppure antiche mura. Fra le strutture più celebri c’è Kirkjan, un enorme arco lavico con una volta naturale che pare richiamare l’interno di una cattedrale gotica.

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L’arco di Kirkjan

L’area custodisce pure un interessante patrimonio botanico fatto di muschi, licheni, betulle nane, salici lanosi, mirtilli, funghi e piante adattate ai climi più rigidi colonizzano lentamente la superficie della lava. Non mancano gli uccelli, tra cui falchi e altri rapaci. Come accennato, però, accanto alla spiegazione scientifica continua a vivere quella popolare.

Stando alle antiche credenze locali, Dimmuborgir rappresenterebbe la dimora della gigantesca Grýla, figura leggendaria dal carattere terrificante. Insieme al marito Leppalúði avrebbe cresciuto qui i 13 Jólasveinar, protagonisti delle tradizioni natalizie islandesi. Secoli fa questi personaggi spaventavano i bambini con scherzi e punizioni; oggi incarnano figure molto più benevole, pur conservando i nomi curiosi e le abitudini bizzarre tramandate dal folklore.

Un’altra leggenda racconta che queste rocce segnassero perfino il punto d’arrivo di Lucifero dopo la caduta dal cielo. Tale convinzione nacque durante la diffusione del Cristianesimo, favorita dall’aspetto cupo della lava e dalla sensazione di trovarsi davanti all’ingresso di un mondo sotterraneo.

Come funziona la visita e cosa vedere a Dimmuborgir

L’ingresso a Dimmuborgir introduce subito in un ambiente organizzato con grande attenzione verso la tutela del paesaggio. A disposizione dei visitatori, infatti, c’è una rete di percorsi segnalati grazie a cui attraversare il campo lavico seguendo itinerari di varia lunghezza (adatti sia a una visita breve sia a un’esplorazione più approfondita). Parte dei tracciati risulta accessibile anche alle persone con mobilità ridotta.

Il percorso più celebre porta fino a Kirkjan, autentico simbolo della riserva naturale. L’anello misura più o meno 2,3 km e richiede all’incirca 1 ora, seguendo un tracciato semplice che attraversa alcune fra le formazioni più spettacolari dell’intera area. Man mano che il sentiero avanza, pilastri di lava alti diversi metri si alternano a strette aperture, cavità e archi naturali modellati dall‘antica attività vulcanica.

Durante il mese di giugno questo spazio naturale diventa persino un originale palcoscenico per piccoli concerti, sfruttando un’acustica sorprendentemente efficace. Sentieri più lunghi conducono nel cuore del campo lavico, dove si possono avvistare rocce contorte che ricordano animali giganteschi, volti umani, castelli medievali oppure antiche torri di guardia.

Fra le tappe più curiose c’è, invece, la grotta associata ai Jólasveinar, da dove partirebbero proprio durante le 13 notti che precedono il 25 dicembre. Ciascuno possiede un carattere ben definito e un nome ispirato alle proprie marachelle. C’è chi ruba lo skyr, il celebre latticino islandese, chi sbircia dalle finestre, chi combina piccoli dispetti nelle fattorie.

Chi dispone di più tempo può proseguire verso alcune delle attrazioni principali della regione del Mývatn. Pochi chilometri separano Dimmuborgir dalla grotta di Grjótagjá, una cavità lavica famosa per la sorgente termale dal colore azzurro intenso. Per molti anni venne utilizzata quale bagno naturale, mentre oggi l’acqua raggiunge temperature troppo elevate. Anche questa grotta compare nella serie Game of Thrones.

Nelle vicinanze si alza inoltre il grande cratere di Hverfjall, uno dei coni vulcanici più spettacolari d’Islanda, dal quale si apre una vista gigantesca sul lago Mývatn e sull’intera distesa lavica. L’itinerario del Diamond Circle collega facilmente questi luoghi insieme alla cascata Goðafoss, a Dettifoss e alla cittadina di Húsavík, celebre per l’osservazione delle balene.

Dove si trova e come arrivare

Dimmuborgir occupa la sponda orientale del lago Mývatn, nel nord dell’Islanda, all’interno di una delle aree vulcaniche più attive del Paese. Reykjahlíð, piccolo centro abitato affacciato sul lago, dista appena 6 km, mentre Akureyri, considerata la capitale dell’Islanda settentrionale, si trova a circa 53 km.

Chi parte da Reykjavík percorre la Ring Road, la Strada 1 che compie l’intero periplo dell’isola, fino alla regione del Mývatn. Gli ultimi chilometri seguono la strada 848, ben segnalata e semplice da percorrere. L’area dispone di un ampio parcheggio dal quale iniziano tutti i principali itinerari.

Vale la pena dedicare almeno mezza giornata alla visita, riservando tempo sufficiente per osservare i dettagli delle formazioni laviche, leggere i pannelli informativi e lasciare spazio alla fantasia. Bastano pochi minuti fra archi basaltici e colonne nere per comprendere il motivo del suo celebre soprannome: Dimmuborgir appare davvero simile a una fortezza scolpita dal fuoco, rimasta intatta per oltre 2.300 anni.

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