Santa Lucia alle Malve a Matera, la chiesa rupestre che custodisce il volto più intimo del monachesimo femminile

La colorate e maestosa Chiesa di Santa Lucia alle Malve racconta una Matera antichissima, colta, spirituale e soprattutto sorprendentemente concreta

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Ormai (quasi) tutto il mondo conosce Matera, con le sue terrazze affacciate sulla Gravina, case di calcarenite illuminate dal sole del Sud e vicoli che si stringono tra facciate color miele. Un fascino a cui è impossibile resistere, ma che magicamente persino si amplifica lasciando il percorso più frequentato: superato il promontorio dell’Idris per infilarsi lungo il Vico Solitario, si ha la possibilità di ritrovarsi davanti a uno dei posti più intensi dell’intero Mezzogiorno, la Chiesa di Santa Lucia alle Malve.

Scavata dentro una parete calcarea del Sasso Caveoso, ha segnato la storia urbana, spirituale e sociale della città per oltre 1000 anni. Il nome “alle Malve” richiama il quartiere che la accoglie, forse legato alla diffusione spontanea della pianta tra le balze tufacee. Ci sono circa 10 gradini a condurre verso il cuore dell’edificio religioso, e mentre si salgono ci si rende conto che i rumori restano fuori, mentre la luce arriva radente, inclinata, in grado di trasformare pilastri, nicchie e superfici in un racconto fatto di ombre morbide.

Breve storia della Chiesa di Santa Lucia alle Malve

Le origini di questo complesso di Matera risalgono all’VIII secolo, epoca durante la quale gruppi monastici legati alla regola di San Benedetto da Norcia trovarono tra le gravine lucane uno scenario ideale per vita claustrale, studio delle Scritture e organizzazione comunitaria.

In principio era dedicata a Sant’Agata ma, tra 1217 e 1267, comparve progressivamente il titolo di Santa Lucia, fino alla denominazione definitiva che attraversa definitivamente i secoli. Tra le figure più importanti legate al cenobio emerge la badessa Eugenia, guida spirituale della comunità fino al 1093, ricordata dalle cronache locali quale esempio di rigore e autorevolezza.

Nel 1208 un episodio segnò profondamente la crescita economica del monastero. La baronessa Mattia Bartinico, appartenente alla nobiltà materana, scelse la clausura, donando beni, proprietà e rendite alla comunità. Quel gesto consolidò il prestigio del cenobio anche nei periodi più turbolenti.

Durante il dominio di Federico II il monastero perse parte dei propri possedimenti. La situazione cambiò però con l’arrivo degli Angioini, che restituirono proprietà e stabilità. Nel 1283, con l’aumento delle monache, la comunità lasciò le Malve per trasferirsi verso Santa Lucia alla Civita. La chiesa, tuttavia, continuò a mantenere una funzione liturgica ancora per lungo tempo.

A partire dal XVIII secolo molte aree del complesso subirono trasformazioni radicali. Celle monastiche, ambienti comuni e porzioni delle navate furono adattate ad abitazioni, depositi e locali di servizio. Una sorte condivisa da numerose chiese rupestri dei Sassi. Soltanto i restauri del 1977 permisero di riportare alla luce dettagli architettonici e pittorici che sembravano oramai perduti.

Cosa vedere nella Chiesa di Santa Lucia alle Malve

L’interno della Chiesa di Santa Lucia alle Malve misura circa 16 metri di lunghezza per 13,5 di larghezza e, fatecelo dire, sono dimensioni davvero importanti per un edificio interamente scavato nella calcarenite. Lo spazio si sviluppa attraverso 3 navate, disposte in maniera irregolare, caratteristica che restituisce alla pianta una personalità fortissima.

Pilastri, archi parabolici, arcate a tutto sesto, setti murari bassi, nicchie continue e aperture laterali ricordano a il lavoro di un litotomo, uno scultore della roccia più che un architetto tradizionale. Alzando lo sguardo compaiono pseudo-cupole lenticolari ricavate attraverso cerchi concentrici incisi nella volta. L’effetto, sotto la luce naturale, produce una profondità inattesa.

Restano visibili colonne mozzate che un tempo delimitavano il presbiterio. Immaginarle complete, illuminate da lucerne a olio, regala un’idea molto chiara della forza scenografica originaria. Poi arrivano gli affreschi che incantano anche i più “duri” di cuore: nelle nicchie centrali compare la straordinaria Madonna del Latte, datata intorno al 1270 e attribuita al cosiddetto Maestro della Bruna. Maria allatta il Bambino con una tenerezza quasi domestica, rara per il Medioevo, epoca spesso dominata da iconografie più solenni.

Accanto emerge San Michele Arcangelo, risalente circa al 1250. Indossa un loros tempestato di pietre, simbolo bizantino riservato agli ambasciatori imperiali. Ai suoi piedi si attorciglia il drago, rappresentazione del male sconfitto. Sull’arco dell’ingresso ci sono invece Santa Scolastica, San Giovanni Battista e ancora San Benedetto, testimoni silenziosi dell’origine monastica del posto.

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Uno degli affreschi all’interno della Chiesa di Santa Lucia alle Malve

Una grande composizione pittorica di epoca angioina mostra l’Incoronazione della Vergine, affiancata da santi, martiri e figure apostoliche. Più in alto una Deposizione del XIV secolo conserva ancora una drammaticità sorprendente. Vale la pena fermarsi, attendere qualche minuto e lasciare che gli occhi si adattino alla penombra. In questo modo sembra quasi di vedere i pigmenti che iniziano come a emergere dalla roccia.

Sopra il complesso, inoltre, è presente una piccola necropoli scavata nel banco tufaceo che aggiunge un ulteriore livello di lettura al sito. Durante l’anno Santa Lucia alle Malve accoglie anche mostre, incontri culturali e aperture speciali. Il 13 dicembre, giorno dedicato alla santa, qui viene celebrata ancora la messa solenne.

Dove si trova e come arrivare

La rupestre ma colorata Chiesa di Santa Lucia alle Malve si trova nella parte meridionale dei Sassi di Matera, all’interno del quartiere del Sasso Caveoso, affacciato verso la Gravina e verso l’altopiano murgico. Ciò significa che dal centro storico basta raggiungere Piazza San Pietro Caveoso, proseguire verso la rupe dell’Idris (dove si trova una chiesa straordinaria), imboccare Vico Solitario e seguire il tracciato che costeggia la parete calcarea. Dopo pochi minuti compare il fronte dell’antico monastero.

Arrivare a piedi regala la percezione più autentica del contesto urbano. Matera, qui, mostra la propria natura originaria: roccia scavata, architettura sottratta invece che costruita e spiritualità legata al paesaggio. Santa Lucia alle Malve lascia addosso proprio questa sensazione, perché più che una visita, più che una tappa culturale, più che un monumento è una vera e propria presenza.

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