Viaggio nella cattedrale degli abeti: la Certosa di Serra San Bruno, un vero gioiello calabrese

Tra abeti, ruscelli e antiche pietre prende forma uno dei luoghi monastici più singolari d'Italia, legato a San Bruno, alla vita certosina e a una storia lunga quasi 1.000 anni

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

L’incontro con la Certosa di Serra San Bruno ha qualcosa di particolare, perché prima ancora delle architetture, arriva il paesaggio: il verde fitto dei boschi delle Serre avvolge le costruzioni, l’aria di montagna accompagna il percorso e il bianco delle tonache certosine, almeno nell’immaginario legato a questo luogo, richiama subito la presenza di una comunità religiosa raccolta in una dimensione appartata.

Siamo in provincia di Vibo Valentia, nel cuore della Calabria centro-meridionale, a un’altitudine di circa 800 metri. La cittadina di Serra San Bruno ha legato il proprio nome al monaco tedesco Bruno di Colonia, fondatore dell’Ordine certosino, arrivato in Calabria alla fine dell’XI secolo.

Il paesaggio che trovò doveva apparirgli assai diverso dalla Calabria associata oggi al mare e alle coste luminose. Qui dominano altopiani, vallate verdi, sorgenti, torrenti e grandi distese forestali. Una Calabria montana e raccolta, attraversata dall’acqua e modellata da rilievi dolci. E oggi la Certosa dei Santi Stefano e Bruno (nome ufficiale del complesso) rappresenta uno dei rarissimi insediamenti certosini ancora attivi in Italia.

Breve storia e leggende

La storia della Certosa affonda le proprie radici nel 1091, quando Bruno ricevette da Ruggero d’Altavilla un terreno nei boschi delle Serre, nella località allora chiamata Torre. Il sovrano normanno aveva conquistato ampi territori della Calabria e con quella donazione favorì il progetto spirituale del monaco.

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Veduta della Certosa di Serra San Bruno

Bruno individuò una sorgente e una piccola grotta in una radura. La grotta divenne il suo luogo di preghiera e ritiro. Per i padri eremiti nacque l’Eremo di Santa Maria del Bosco, mentre a circa 2 chilometri più a valle venne fondato il Monastero di Santo Stefano, destinato soprattutto ai fratelli conversi, impegnati nei servizi necessari alla comunità.

Il 15 agosto 1094 la chiesa dell’eremo fu consacrata alla presenza di Ruggero I. Bruno morì il 6 ottobre 1101 e venne sepolto presso Santa Maria. Dopo la sua morte la comunità attraversò varie vicissitudini. Nel 1193 una parte dei religiosi passò ai cistercensi di Fossanova e il complesso rimase affidato a quell’ordine fino al 1411.

Una svolta arrivò nei primi anni del XVI secolo: intorno al 1505 furono ritrovate sotto la Chiesa di Santa Maria le spoglie di San Bruno e del suo successore Lanuino, la cui memoria funeraria si era perduta nei secoli. Le reliquie vennero portate in processione e l’episodio favorì il ritorno dei certosini. Nel 1513 Leone X riaffidò loro il monastero e nel 1514 approvò ufficialmente il culto di San Bruno.

Di questa fase resta anche un prezioso reliquiario a busto in argento, realizzato a Napoli intorno al 1516. Al suo interno sono custodite le reliquie di Bruno e Lanuino. Il terremoto del 1783, però, rappresentò una delle pagine più drammatiche: la scossa devastò la Calabria e colpì duramente la Certosa. Gli edifici subirono danni gravissimi, i monaci lasciarono Serra e il patrimonio librario e artistico venne disperso in parte attraverso sequestri e sottrazioni. Nel 1808 il complesso fu soppresso.

La rinascita arrivò soltanto nella seconda metà dell’800, quando la Grande Chartreuse francese acquistò i ruderi. La ricostruzione partì nel 1894 sotto la direzione dell’architetto Jean François Pichat, affiancato da maestranze calabresi. La nuova Certosa venne completata nel 1900 e la chiesa fu consacrata il 13 novembre dello stesso anno.

Restano tuttavia importanti testimonianze della fase più antica, tra cui parti della cinta muraria cinquecentesca, alcuni torrioni cilindrici, la porzione inferiore della facciata dorica dell’antica chiesa, il chiostro seicentesco e il vecchio cimitero certosino.

Attorno alla Certosa sono nate anche storie curiose. Una delle più celebri riguarda Ettore Majorana, il fisico italiano scomparso nel 1938. Leonardo Sciascia avanzò l’ipotesi che lo scienziato potesse essersi ritirato proprio nella Certosa, scelta quale rifugio dalla vita pubblica. Un’altra tradizione popolare attribuisce alla presenza femminile un legame con i terremoti: l’ingresso di una donna nella parte monastica avrebbe provocato il tremore della terra.

Visita alla Certosa e cosa vedere

Il cuore del monastero resta riservato ai religiosi. Per il pubblico il punto di riferimento principale è il Museo della Certosa, istituito nel 1994 all’interno delle mura del complesso. Il percorso museale attraversa 22 sale dedicate alla storia di San Bruno, all’Ordine certosino e al patrimonio artistico della Certosa. Frammenti marmorei, dipinti, arredi, paramenti sacri, codici, fotografie, filmati e supporti audio raccontano la quotidianità dei monaci e la struttura della loro vita.

Una parte particolarmente interessante riguarda la ricostruzione degli ambienti monastici. Le celle, il chiostro, la cappella e gli spazi destinati alla preghiera e al lavoro permettono di intuire la radicalità della scelta certosina. La cella del monaco rappresenta infatti un piccolo universo personale, destinato alla preghiera, al riposo e al lavoro manuale, secondo una disciplina che alterna solitudine e momenti comunitari. Il percorso termina presso una piccola cappella ricavata all’interno di una torre cinquecentesca.

Merita attenzione anche la Chiesa dei Santi Stefano e Bruno, ricostruita tra XIX e XX secolo, che presenta forme neogotiche, una facciata a capanna, un grande rosone e 2 torri laterali. Tra le opere più preziose si fanno notare le statue marmoree di San Bruno e del beato Lanuino, realizzate da Giovanni Scrivo, e il reliquiario argenteo cinquecentesco.

Fuori dal percorso museale meritano attenzione i resti dell’antica Certosa: la vecchia cinta muraria aveva una pianta quadrilatera con torri angolari e svolgeva anche una funzione difensiva, legata al timore delle incursioni saracene. Del grande chiostro seicentesco resta una parte significativa, insieme alla fontana centrale.

Dove si trova e come arrivare

La Certosa si trova a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, all’interno del territorio delle Serre calabresi. Il complesso sorge ai margini del centro abitato, circondato da una vasta area boschiva. In automobile la soluzione più pratica parte dall’autostrada A2 del Mediterraneo. Da nord si può raggiungere attraverso gli svincoli di Pizzo o Sant’Onofrio, mentre da sud risultano utili le uscite verso Vibo Valentia. Da lì la strada sale verso Serra San Bruno attraverso un paesaggio progressivamente più montano.

Chi arriva in treno può fare riferimento alla stazione di Vibo Valentia-Pizzo e proseguire successivamente verso Serra San Bruno con un mezzo su strada.

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