Tolentino, la Sistina delle Marche torna a splendere dopo dieci anni

Dopo 10 anni riapre a Tolentino il Cappellone di San Nicola, la “Sistina delle Marche” dagli straordinari affreschi trecenteschi

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Flavia Cantini

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Dopo dieci anni di chiusura, il Cappellone di San Nicola torna a essere visitabile: siamo a Tolentino, in provincia di Macerata, dove uno dei più importanti cicli di affreschi del Trecento italiano è stato restituito ai fedeli e ai visitatori al termine di un lungo intervento di consolidamento e restauro. La riapertura è avvenuta il 10 settembre, proprio nel giorno dedicato alla festa di San Nicola da Tolentino, il santo a cui è intitolato il monumentale ambiente della basilica.

Considerato dal vescovo di Macerata e Tolentino Nazzareno Marconi come la “Sistina delle Marche del Trecento“, il Cappellone custodisce uno dei complessi pittorici trecenteschi più vasti e meglio conservati in Italia.

Un capolavoro del Trecento nel cuore di Tolentino

Il Cappellone di San Nicola prende il nome da Nicola da Tolentino, nato a Sant’Angelo in Pontano nel 1245 e morto a Tolentino nel 1305, e in origine era la sala del capitolo del convento agostiniano. Nel corso del Trecento venne decorato con un grandioso ciclo di affreschi di scuola giottesco-riminese.

Secondo le più recenti attribuzioni critiche, il ciclo è riconducibile a maestranze riminesi guidate da Pietro da Rimini: la decorazione si sviluppa sull’intero spazio dell’ambiente, ricoprendo la volta a crociera e le pareti e costruendo un articolato racconto per immagini. Le scene intrecciano le storie della Vergine, di Cristo e di San Nicola, così da creare una narrazione unitaria che accompagna lo sguardo lungo tutta la cappella.

Sopra l’altare trova posto la Crocifissione, mentre al centro dell’ambiente si conserva l’arca lapidea quattrocentesca commissionata nel 1474. Sopra l’arca è collocata la statua policroma del Santo, legata allo scultore fiesolano Francesco di Simone Ferrucci.

È proprio l’ampiezza e la qualità della decorazione, insieme al suo stato di conservazione, a rendere il Cappellone un caso di particolare rilievo nel panorama dell’arte italiana. Il complesso rappresenta, infatti, uno dei cicli pittorici del Trecento più estesi e meglio conservati del Paese, con una superficie decorata che trasforma l’intero ambiente in un racconto visivo.

ANSA
I pregevoli affreschi del Cappellone di San Nicola a Tolentino

Il terremoto del 2016 e i dieci anni di attesa

Il sisma che nel 2016 colpì il Centro Italia ebbe conseguenze anche sulla Basilica di San Nicola: vari ambienti dell’edificio, comprese le cappelle laterali, furono danneggiati e si rese necessario un articolato percorso di consolidamento e ricostruzione.

Il cantiere complessivo sulla Basilica è stato avviato nell’aprile 2024 e coinvolge un intervento dal valore di circa 4,5 milioni di euro, finanziato grazie ai fondi della ricostruzione del sisma del 2016. I lavori hanno già interessato la facciata, il campanile, la copertura e la Cappella del Santissimo Sacramento, mentre è in fase di completamento anche l’abside.

All’interno di tale intervento più ampio, il lavoro sul Cappellone si è concentrato in particolare sull’apparato pittorico. L’obiettivo è stato quello di intervenire sulle condizioni degli affreschi dopo il lungo periodo seguito al terremoto, con la rimozione degli inserti protettivi temporanei, il consolidamento dei distacchi e il recupero della leggibilità cromatica originale.

La copertura del Cappellone, invece, non è stata interessata dai lavori.

La riapertura nel giorno di San Nicola

La scelta del 10 settembre per la riapertura ha assunto un significato particolare perché coincide con la festa di San Nicola da Tolentino. La restituzione del Cappellone alla comunità è stata accompagnata da una cerimonia alla quale hanno partecipato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi e le autorità civili e religiose del territorio.

Per Acquaroli, la riapertura ha rappresentato un momento significativo proprio perché avvenuta nella ricorrenza dedicata al Santo: il presidente ha sottolineato il valore simbolico e spirituale del luogo e ha ricordato come, a dieci anni dal terremoto, la ricostruzione continui a rappresentare un dovere, una sfida costante e una responsabilità.

Anche Guido Castelli, commissario straordinario per la ricostruzione, ha evidenziato la particolare natura del patrimonio recuperato a Tolentino. Il valore di un’opera d’arte, infatti, non può essere assimilato a quello di un edificio: una casa può essere ricostruita, mentre un’opera perduta non può essere replicata. Il cantiere del Cappellone diventa così anche un esempio del lavoro necessario per preservare il patrimonio artistico colpito dal sisma e mette insieme ricerca scientifica e tradizione artigianale.

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