Roma oggi sembra camminare a passo un po’ più lento, come se avesse perso uno dei suoi specchi migliori, capace di raccontarla in modi inconsueti. Con la morte di Valentino Garavani, Roma non saluta soltanto uno stilista leggendario, ma un interprete profondo della città stessa.
Valentino non è stato “romano” per anagrafe, ma lo è diventato per elezione estetica, culturale, quasi metafisica. Roma, per lui, non era uno sfondo, era una Musa per la sua luce, la sua misura, un’idea di eternità che lo stilista sapeva sempre tradurre in tessuto.
“Io non lavoro a Roma, io sono Roma”, diceva Valentino, proprio come dichiarazione di metodo. Come i grandi artisti rinascimentali, Valentino ha pensato la Città Eterna come un organismo vivo da restituire al mondo continuamente e lo ha fatto con la grazia di chi conosce il peso della bellezza e tuttavia non la usa mai come ornamento superfluo.
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Valentino e Roma, moda e architettura
Roma decide tutto con la luce (basta guardare ai volumi delle sue architetture) e Valentino lo sapeva bene. I suoi abiti nascono da quella stessa luminosità che accarezza i travertini al tramonto, dai silenzi delle terrazze, dall’eleganza mai chiassosa dei palazzi storici, come anche nel cinema ha saputo fare un Sorrentino, si potrebbe dire. Valentino tuttavia non cercava mai l’avanguardia aggressiva, ma un’“eternità formale”, quella stessa che rende Roma sempre contemporanea senza inseguire il presente.
Le sue sfilate romane non sono state mai semplici eventi di moda, ma atti culturali. Piazza di Spagna, Piazza del Popolo, Trinità dei Monti, luoghi simbolo trasformati in teatri di haute couture, capaci di riportare Roma al centro del sistema moda internazionale, spezzando l’esclusiva milanese. Momenti che hanno mostrato come nella Capitale esistesse una filiera di artigiani, creativi e competenze industriali all’altezza delle grandi capitali globali.
Indimenticabile la mostra del 2007 all’Ara Pacis per i 45 anni della Maison, occasione in cui gli abiti dialogavano con il marmo antico e l’architettura contemporanea, in un cortocircuito temporale perfettamente romano. Ancora più potente l’evento al Tempio di Venere, al Foro Romano, dove lo scenografo Dante Ferretti ricostruì il colonnato mancante. Valentino non si limitò allo spettacolo: restaurò il tempio a sue spese, un atto di mecenatismo puro.
E forse, non è nemmeno casuale che lo stilista abbia scelto di vivere sull’Appia Antica. La sua villa splendida, bianca, immacolata, con una bellissima e grande piscina esterna, è un luogo immerso nella natura, dove lo stilista poteva vivere la sua Roma e sentirsi sempre più ispirato.
Il Rosso Valentino e il legame con Roma
Il Rosso Valentino è molto più di un colore diventato simbolo della moda italiana. Quel rosso, infatti, richiama la porpora cardinalizia, il potere romano, il sangue e la passione che attraversano la storia dell’Urbe. Valentino diceva che a Roma “anche il colore ha una memoria”. Ecco, forse è per questo che quel rosso, diventato comunque un brand globale, non ha mai perso di solennità.
Disinteressato alla politica quotidiana, Valentino guardava invece alle “grandi linee”. Amava l’estetica del potere, sì, ma non il suo rumore, anzi, era l’ospite ideale di una Roma alta e silenziosa, fatta di ambasciatori, aristocratici, cardinali, intellettuali. La sua eredità oggi vive anche nella Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, a Palazzo Mignanelli, PM23, dove tra l’altro è stata appena inaugurata lo scorso 18 gennaio la mostra Venus – Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos, visitabile fino al 31 maggio. Un dialogo poetico tra 33 creazioni d’archivio dello stilista e le monumentali installazioni dell’artista portoghese, dove Venere diventa simbolo assoluto di bellezza, artigianato e visione contemporanea.
Valentino è stato importante per Roma, così come la Capitale lo è stata per lui e la Città Eterna certo non dimenticherà di quando lo stilista a un giovane studente che gli chiedeva come si fa a innovare nella moda, rispose senza esitazione: “Studia Roma. Il resto viene dopo”.